venerdì, luglio 29, 2005

Tocqueville, buon anniversario!


Duecento anni fa nasceva Alexis de Tocqueville, lucido scrittore, uomo di squisita sensibilità, analista politico di prima grandezza, esaltatore e critico della democrazia moderna, vero maitre a penser dell'Europa moderna, spesso dimenticato, ma sempre attuale e vivo nel pensiero del nostro tempo.

Nella Democrazia in America vide vizi e virtù del nuovo sistema politico affermatosi oltre oceano, da tenere presente nel vecchio continente per un avvenire da protagonista della storia.

I princìpi enunciati dall'illustre scienziato sociale sono tuttora validi?

Alla domanda non può che rispondersi affermativamente, avendo cura di estrarre dalle sue riflessioni quanto è ancora essenziale per la salvaguardia di un sistema politico insostituibile nella contemporaneità e quanto invece è necessariamente riformabile per adattare le regole passate - con nuovi apporti intellettuali e fresche elaborazioni d'idee - al terzo millennio, nella speranza di una rinascita europea.

La figura del giovane studioso francese, sintesi mirabile di educazione aristocratica e spirito liberale, si propone oggi come simbolo di rinnovamento nella continuità.

Un pragmatico punto di riferimento per chiunque conservi la convinzione che la strada dell'eguaglianza e della libertà, non possa essere disgiunta dal culto della qualità, delle migliori capacità dell'uomo ad autogovernarsi, senza retorica né eccessi giacobini.

Le insegne del suo blasone sono infine sostegno alla "Città dei liberi", recente sito web di aggregazione in difesa della libertà senz'aggettivi, luogo d'incontro che, in pochissimo tempo, è riuscito a raccogliere tante opinioni non conformiste e a divenire un laboratorio intellettuale significativo per la costruzione di una nuovo assetto della società italiana ed europea.

Buon anniversario Tocqueville ed auguri vivissimi agli uomini liberi.

Il parco di Caronte



Il Parco Nazionale dell'Arcipelago della Maddalena nasce da un'ottima idea, che si realizza male.

Succede spesso in Italia e in materia di ambiente i casi si sprecano.

E' probabile che uno solo tra i parchi marini d'Italia abbia finora funzionato, ma solo per ragioni geometriche.

L'Isola di Ustica, infatti, ricade in un'area protetta limitata e quindi facilmente gestibile come un parco giochi.

Ma anche là, ricordiamo che le difficoltà non mancarono all'inizio, per le proteste dei pescatori che si sentivano defraudati.

Affidato al Comune, poi, piano piano, la situazione si stabilizzò e crediamo che ora viva decorosamente a vantaggio del turismo.

Degli altri parchi, meglio non parlarne - perché sono semplici carrozzoni clientelari, con divieti, spesso non rispettati per mancanza di controlli adeguati, che impediscono iniziative economiche con ricaduta generale positiva per le popolazioni delle zone dove sorgono.

Ma alla cronaca di questi giorni è venuta alla ribalta la diatriba sul Parco Nazionale dell'Arcipelago della Maddalena, candida a divenire internazionale, con l'allargamento all'intera area delle Bocche di Bonifacio tra Sardegna e Corsica.

La polemica nasce da battibecchi tra politici di sinistra e di destra.

Il Presidente della Regione sarda Soru, in visita alla Maddalena, ha sparato bordate contro il Presidente del Parco, Cualbu, di nomina ministeriale, succeduto a sua volta ad altro designato di area diessina, il quale aveva tenuto a battesimo la nascita dell'Ente.

Soru ha contestato innumerevoli inadempienze e Cualbu ha rivendicato scelte buone e proficue.

Entrambi, nello svolgimento delle proprie argomentazioni sono stati più attenti alla guerra ideologica, che non all'interesse dell'arcipelago.
La realtà è peraltro sotto gli occhi di tutti.

Le isole sono solo relativamente protette, perché la pressione antropica continua incessantemente nei mesi estivi con le barche da traffico stracariche di persone, da riversare sulle spiagge per fare il bagno ed ammirarne le bellezze, creando in compenso stress e tensione ambientale ed una lenta, ma costante, distruzione del patrimonio naturale.

Personale di vigilanza non addestrato sufficientemente e il solito sistema di italico del lassismo congiunto alla volontà di guadagno indiscriminato, sui cui l'ente preleva una parte non indifferente per autofinanziarsi rendono grottesco lo spettacolo.

Il nuovo Presidente ha dovuto tirare la cinghia, per la diminuzione dei finanziamenti statali per i ripiani di deficit e porre rimedio a tutta una serie d'iniziative della sinistra ambientalista, la quale ha cercato di accontentare - con una politica di sperperi ed assistenza - i soliti clientes e nepotes.
Quest'ultimi si sono ridotti di numero, ma sono sempre in agguato, anche sotto la nuova gestione, a conferma del fatto che la destra- come purtroppo dimostrano molti esempi- ha proseguito nella stessa azione: interventi pubblici, che hanno accontentato gli appaltatori e che non producono ricchezza.

Opere e manufatti restaurati a fior di milioni e destinate a degradarsi nel tempo.

Il denaro pubblico impiegato è reso infruttuoso dalla mancanza di iniziative produttive.

La categoria dominante dei traghettatori, cui si unisce quella dei commercianti locali, costituiscono i ceti beneficiari di questo stato di cose, il quale non assicura neppure la tutela ampia ed articolata delle coste e delle isole, del mare e delle spiagge, dei porticcioli e della navigazione da svilupparsi, secondo l'intento originario del legislatore, in armonia con l'ambiente e la natura.

Può ben definirsi il Parco di Caronte, per il quale nessuna sostanziale innovazione si registra nel cambio di cavallo dal centrosinistra al centrodestra, sofferente, fra l'altro, per la dicotomia tra governo regionale di sinistra e gestione dell'ente parco di destra.

Vale anche qui la parafrasi della memorabile frase di Carl von Clausewitz : "L'ambiente è cosa troppo seria per lasciarla in mano ai politici".

mercoledì, luglio 27, 2005

Begli amici!


Dopo lungo penare nella ricerca, ero riuscito a trovare una colf extracomunitaria, una di quelle ragazze che a diciottanni sono già sposate e con figli e pronte a lavorare seriamente nell'interesse della famiglia presso case private, pur non possedendo un'adeguata professionalità.

Serena, questo il nome della giovane rumena, si dimostrò molto attenta ed attiva e soprattutto desiderosa d'imparare: a stirare, a pulire senza fare uso improprio dell'acqua, etc, etc, etc.

Dopo adeguato tirocinio, la giovane donna, a cui corrispondevo la retribuzione concordata e non mancavo di far avere altre piccole utilità, invitandola al desco, per spirito di benevolenza e cortesia, venne presentata ad una coppia di amici, dopo averne elogiato caldamente le qualità innate ed acquisite.

In breve, divenne collaboratrice apprezzata anche in casa loro e poco alla volta di altri stretti parenti.

A causa di un intervento chirurgico, fui costretto ad assentarmi dal mio domicilio, che rimase chiuso per circa dieci giorni.

La notizia era nota anche ai miei amici, i quali cogliendo la palla al balzo, offrirono a Serena la possibilità di aumentare il numero di ore da dedicare ai lavori domestici nella propria abitazione, affrettandosi a dirle che dovevo essere ricoverato in ospedale per un tempo indeterminato...

In conclusione: la ragazza lavora presso i miei carissimi amici ed io ho dovuto cercarmi un'altra domestica, da istruire nuovamente.

Mi piace l'amicizia. E la giudico un valore indiscutibile.

martedì, luglio 26, 2005

L'estate degli ombrellai




In Sardegna, e segnatamente in Gallura, la stagione è appannaggio non solo degl'incendiari in servizio permanente effettivo, ma anche degli ombrellai, di coloro che, per traslato, noleggiano ombrelloni (e sedie a sdraio e lettini) con licenza di occupare chilometri di arenile, sottraendo la spiaggia pubblica ai cittadini e privatizzandola a proprio uso e consumo.

Le direttive regionali consentivano un massimo di 20 mq. quadrati concedibili ai noleggiatori, per deposito di attrezzature, ma riservavano all'uso generale le spiagge, com'è sacrosanto per i beni di proprietà pubblica.

Il pensatoio dell'ufficio decentrato nella nuova provincia regionale di Olbia -Tempio, ha ritenuto opportuno aggirare l'ostacolo, con l’escamotage di una conferenza di servizi del 2004, ma da considerarsi valida in eterno, con la quale si è deciso di elargire superfici consistenti dell'arenile pubblico a società o singoli, che investono poche lire per soddisfare il preminente interesse marittimo dell'ombrellone sopra la testa e della sedia sdraio sotto il culo - come se non fosse possibile fare altrimenti per tenere docili i fortunati concessionari, solitamente indisciplinati e - a quanto pare - difficilmente controllabili nell'espletamento dell'encomiabile servizio da parte delle autorità.

Sembrerebbe un vero e proprio monopolio legale, anche se largamente discutibile sul piano dei princìpi giuridici e della promozione qualificata e qualificante del turismo, la cui apparente giustificazione è, appunto, l'impossibilità di verificare se i noleggiatori rispettano le norme regionali o statali.

Come dire: non possiamo arrestare i ladri, consentiamo loro di rubare entro certi limiti...., superati i quali interveniamo.

Una beffa per la collettività e gli stessi turisti, che si devono accontentare dei rimasugli di spazi graziosamente lasciati fuori della concessione dell'area ombreggiata (costantemente attrezzata, di giorno e di notte, con ombrelloni, lettini e sedie, che sono permanentemente in offerta ai consumatori).

Aggiungete che la politica delle spiagge sicure, seguita in loco, comporta il sequestro di oggetti, lasciati per avventura sulla spiaggia libera da singoli o comitive, dimoranti o di passaggio nell'isola, qualora abbiano avuto la dabbenaggine di portare al loro seguito attrezzi balneari di loro proprietà, rifiutandosi di fare ingresso nei recinti in concessione, per garantirsi un posto all'ombra al prezzo medio di trenta euro....

L'affollamento di ombrelloni in certi punti è ormai tale che è difficile vedere il panorama e forse addirittura il mare.

Ma, d'altra parte, come si può incrementare meglio la vacanza in Costa, se non proteggendo il turista dai colpi di sole?

La vergogna


Ci sono persone istruite, che non conoscono bene il significato delle espressioni pronunziate.

Le parole sono pietre. Bisognerebbe pesarle prima di lanciarle. Conoscere il loro valore, sia in senso apprezzativo che riduttivo o addirittura distruttivo.

Ma non è così sempre.

Vi sono alcuni, specialmente tra le nuove generazioni, che hanno perso l'occasione d'imparare compiutamente una lingua, a causa del degrado della scuola pubblica, ma anche per pigrizia, e non conoscono neppure l'umiltà di verificare grammatica, sintassi, vocabolario onde accertarsi se quel che dicono abbia un senso logico compiuto, una giustificazione epistemologica ed un valore.

Il logos. Il verbo.

Abbiamo dimenticato quale alta vetta rappresenti e non siamo in grado d'insegnarlo ai giovani o giovanissimi.

E' vero quel che ha osservato un commentatore del post dedicato all'oscenità del linguaggio, che sembra divenuta moneta corrente: non è detto che i termini volgari non siano usati frequentemente e con estrema disinvoltura da persone adulte, mature.

Penso che sia una giusta osservazione.

Se i genitori - come spesso capita - imitano i figli o tendono ad arruffianarseli, perché non hanno nulla da testimoniare o da tramandare, né da farsi contestare sul piano delle idee(com'è naturale avvenga tra differenti età), c'è da meravigliarsi se cogliamo, nella bocca del prossimo, insulti gratuiti, accuse senza fondamento, che attingono al gergo peggiore e tendono a colpire, denigrare, annientare con gratuità e criminale leggerezza soltanto chi si reputa distante da se stessi, per cultura, educazione, buon gusto, sensibilità, gentilezza d'animo?

Così va il mondo: perfino la pietà è un'immagine, uno slogan un'icona ideologica, infernale.


Sulla dialettica ricca di vita e di simboli vince lo schematismo dell'ideologia, la mala fede di marca totalitaria, il messaggio di morte.

Tout se tien.

I guru degli ultimi cinquantanni raccolgono i loro frutti avvelenati che nascono sulle labbra di discepoli patetici, poveri di spirito, ma pronti ad aggredire senza motivo per calmare le proprie frustrazioni.


Questa è la vergogna.

Pensare che la verità sia un'etichetta dell'ultimo cd dell'ultimo cantore del nulla.

E coloro che vomitano frasi senza senso sono i figli della stessa tragica miseria: burattini urlanti tra la folla anonima tesi a coprire il vuoto della propria anima.

venerdì, luglio 15, 2005

Le bombe di Giannini



Chi l'avrebbe detto che il vice direttore di Repubblica fosse capace di analisi così esatte e concise sul terrorismo in Irak ?

Che potesse elargire spiegazioni tanto convincenti e sottili sulle cause degli attentati contro la popolazione civile(compresi i bambini), enunciando il suo geniale ed equilibratissimo punto di vista in materia di bombe?

E' stata una vera rivelazione apprendere dall'esimio giornalista ( spesso in ombra, alle spalle del direttore) che non è ammissibile giustificare il massacro di fanciulli con il fatto che la guerra l'ha voluta Bush e potrebbe, quindi, essere ascritta a lui la vera responsabilità della strage.

In realtà la strage è colpa dei terroristi ! Sentenzia l'illustre pensatore, non mancando di formulare una fondamentale considerazione sulle motivazioni ideali dei "resistenti" iracheni, suggerendo le regole da seguire.

Se proprio devono colpire le potenze capitaliste, lo facciano con attentati diretti contro la Casa Bianca ed i vari parlamenti nazionali !

Sancisce così Massimo Giannini le regole d'ingaggio del nuovo terrorismo, nel nome della resistenza e del progresso, assolvendo e legittimando i metodi proditori dei banditi e degli assassini islamisti.

Essi possono attaccare giustificatamente, seguendo tali argomentazioni, le sedi istituzionali dei paesi occidentali. Come dire che, in quegli ambiti, i massacri sono giustificati.

Un bell'esempio bipartisan, non c'è che dire.

Lasciate da parte le piccole creature, la cui morte - bontà sua - non si può (purtropppo?) far risalire all'America guerrafondaia, i kamikaze si possono impegnare ad libitum contro i rappresentanti e le classi politiche dei paesi occidentali, attentando liberamente in quei luoghi dove ordinariamente svolgono la loro attività o magari soggiornano...

Questo il senso del suo ragionamento.

Il terrorismo rispetti un minimo di faire play, santi numi ! e poi lanci tutte le bombe di cui dispone come e quando vuole.

Non sappiamo bene se attribuire le avventate parole di Giannini ad un transfert, un lapsus freudiano, una comprensione profonda dei fratelli fondamentalisti, ovvero a semplice dabbenaggine o precoce senescenza.

Nei panni del direttore del giornale, comunque, ci preoccuperemmo seriamente della disinvoltura e dello spirito sportivo del suo vice.


lunedì, luglio 11, 2005

Jefferson e gli islamisti



Carlo Lottieri, con argomentazioni non prive di logica, ha proposto una riflessione intorno al pensiero di Jefferson sulla non ingerenza negli affari politici altrui, nonché sulla tradizionale posizione neutrale della Svizzera, in ossequio al principio che i soldati devono servire alla difesa del proprio paese, garantendosi una sicurezza inconcepibile negli altri stati europei.

Si tratta di una meditazione sull'isolazionismo, che postulerebbe, se applicato anche da noi, un disimpegno dell'Europa dall'Irak e dalle mire di conquista dell'Arabia Saudita da parte di Al Qaeda.

L'articolo appare coerente con le proposte di Calderoli e della Lega, che pensano più alla difesa interna, che non all'esportazione della democrazia e alla lotta internazionale al terrorismo islamista, il quale - secondo Lottieri - verrebbe oltre tutto indebolito più dal disinteresse dei governi occidentali nelle questioni mediorientali e dei paesi a religione mussulmana, che dall'uso delle armi.

Ci chiediamo, dubbiosi, se questa tesi possa valere a salvaguardare l'occidente, dopo gli ultimi attentati a Londra.

Provenendo da un intellettuale abituato a soppesare le parole a far seguire le proposte da ragionamenti ordinariamente persuasivi, sentiamo maggiormente il peso delle perplessità nello sforzo di comprendere ed accogliere il suo atteggiamento e le sue ipotesi.

Pensiamo a ciò che, da qualche tempo un altro pensatore brillante come André Glucksmann va sostenendo: che l'offensiva fondamentalista, in realtà, non è nata con l'11 settembre, ma prima, nel periodo komeinista, mentre oggi è del tutto evidente l'offensiva nichilista del terrorismo internazionale islamista, con coperture incontestabili da parte di stati padrini.

Allora le nobili idee di Jefferson, sul mantenimento di ottimi rapporti con le altre nazioni, in nome della non ingerenza e del commercio, in un quadro mondiale radicalmente mutato, rispetto ai tempi del grande statista americano, possono ritenersi valide ed efficaci per difendere la libertà?

Non sarà opportuno considerare il problema del nuovo terrore da un punto di vista più ampio, meno ristretto agli ambiti economici e dei buoni affari di stampo svizzero, per valutare le lezioni che ci provengono dall'assalto del relativismo, esistente all'interno della stessa comunità occidentale, e dalla presenza del cosiddetto nichilismo muto, come lo definisce lo stesso scrittore francese, richiamandosi all'insegnamento di Machiavelli, il quale ammoniva sulla necessità di non dimenticare che il partito della pace è pure quello che non commette assassinii, ma permette il loro compimento?

Apprezziamo molto l'opera divulgativa sul libertarismo di Lottieri e la vivida, acutissima continuazione dell'opera di Bruno Leoni, meritoriamente collegata alla sua attività di studioso attento e perspicace, ma ci pare che il pensiero neo-jeffersoniano mostri, in questa circostanza, l’inadeguatezza e l’incapacità di governare la drammatica e complessa situazione attuale, al di fuori di un rischioso utopismo.

venerdì, luglio 08, 2005

Inglesi anche noi


Dopo i molteplici attentati e l'orrenda strage ad opera degli odiosi estremisti islamici nella metropolitana ed in altri punti della città di Londra, nessuno degli europei può sottrarsi alla partecipazione addolorata al lutto della nazione britannica.

L'Inghilterra, che non da oggi ha dato prova di lealtà nei confronti dell'Occidente, di grande rispetto per le etnie culturali e le guarentigie personali in nome della libertà, non può essere considerata estranea alla comune patria europea e, naturalmente, ai valori incarnatisi in questa entità - a difesa della sua millenaria civiltà, nata dalla matrice greco-romana, cristiana e liberale (nel senso più elevato e pregnante del termine).
Seppure sottoposta a critiche non sempre fondate ed in fase di profonda crisi d'identità, in molti casi agevolata dalle posizioni particolariste degli stessi suoi governanti, l'Unione europea esiste, è una realtà concreta da decenni, prima ancora di allargare i suoi confini a nuovi paesi.
Qui non è tempo di riaprire polemiche per addebitare responsabilità a chi dell' Europa vuol fare una passiva ancella dei propri egoistici interessi, ma è necessario richiamare invece il comune impegno nel processo d'integrazione e con vigore riaffermare la realizzazione di un organismo politico rinnovato, che esalti - coordinandole- le varie soggettività nazionali.
La strage di Londra ci porta tutti a riflettere sugli errori del passato per chiedere un maggiore coinvolgimento contro il terrorismo, l'intolleranza, il fanatismo per la salvaguardia dell'anima europea ed occidentale, superando i vieti schemi del mercantilismo fine a se stesso in una visione più propriamente politica e spirituale, capace d'imporsi al mondo quale modello avanzato ed equilibrato, culturalmente radicato e portatore di nuovi progetti e speranze anche per gli altri popoli extraeuropei.
L'inghilterra siamo noi.
Dovremmo essere tutti come gl'inglesi fieramente determinati a combattere più di prima, in nome della nostra civiltà, la barbarie terroristica.
Dovremmo avere la stessa compostezza, la stessa dignità, lo stesso riserbo nella sofferenza, e al tempo stesso la ferma volontà nel credere in se stessi piegare la fanatica delinquenza internazionale, la bandiera della morte e della bestialità, la stupidità di menti manipolate dal fondamentalismo omicida.
Evviva l'Inghilterra, esempio solenne di orgoglio e di forza morale per i veri europei.

martedì, luglio 05, 2005

AmeriKano ?



A leggere certi interventi sui blog, in questi ultimi tempi, si rimane spesso stupiti.In alcuni scritti, da una parte, si manifesta violentemente l'ossessione antiamericana (per dirla con J.F. Revel) e, dall'altra, si esibisce una pari ed opposta ossessione americana.A fare da contrappunto all'odio viscerale contro gli yankee, c'è una miriade di dichiarazioni d'amore per la patria americana.

Ma laudatori e detrattori appaiono poco credibili con l’indossare abiti non propri ma presi in prestito, come accade a chi non abbia strumenti critici e maturi per la lucida valutazione della realtà contemporanea.

Patetici imitatori privi di personalità autonoma o alla disperata ricerca di un carattere definito.

Maschere posticce.

Quanto sopravvivrebbero costoro senza i prodotti derivati dalle scoperte Microsoft, ovvero come si troverebbero ad affrontare seriamente il costume i ritmi gli stili di vita americani?

Mi viene in mente uno dei film più incisivi di Alberto Sordi, il quale, indossati jeans e berretto a visiera, calvalcava la moto del "selvaggio" Marlon Brando, per poi tornare a casa ed avventarsi, con forchetta appuntita, su un piatto fumante di spaghetti dalle dimensioni gigantesche, evitando accuratamente cibi e condimenti esotici.Ma ho anche l'immagine delle folle no global alla festa del primo maggio, a base di rock, coca-cola ed hamburger, pronti ad applaudire cantanti e band, che si esibiscono in musiche d'oltreoceano, vere o contraffatte.Ora, io dico: non è possibile che si possa attingere, o ritrovare, un'identità più prossima alle nostre radici culturali d’ italiani e di europei?E'proprio necessario che, da un lato, ci sia un atteggiamento razzista nei confronti degli Usa e, nel contempo, si faccia tutto quello che l'industria dei consumi impone per essere sempre più simili agli americani, mentre, dall'altro, si perda di vista la semplice constatazione che gli abitanti dei vari paesi d'Europa non sono esattamente destinati, per storia e vocazione, a divenire cittadini degli States?



lunedì, luglio 04, 2005

Va tutto ben Madama la Marchesa...


Tutto è bene quel che finisce bene.

Al congesso dell'Udc, dopo i proclami di Follini e Tabacci, il discorso ecumenico del Presidente della Camera, il quale riconosce i meriti di Berlusconi per la creazione della Casa della libertà e indica inequivocabilmente, all'interno di essa, la posizione del suo partito, impegnandosi per una politica unitaria del Centrodestra in vista delle elezioni del prossimo anno, sigilla una nuova armonia con gli alleati dell'esecutivo.

La successione al premier rimane sullo sfondo, in prospettiva, non come autocandidatura, ma per investitura unanime, sebbene non urlata, dell'intero UdC.

Meglio di così non poteva chiudersi il congresso neo centrista.

A destra, il vice premier Fini si pone come naturale erede della leadership berlusconiana, difendendo la politica del Governo e, contro il tentato strappo delle correnti interne post referendarie, riesce ad ottenere la ricomposizione intorno ad un ordine del giorno, che riafferma l'identità di Fiuggi, la validità e perfettibilità della legge 40 sulla procreazione, secondo l'impianto normativo esistente e l'impegno uniforme, senza frammentazioni, per la costruzione del bipolarismo e l'alternativa moderata.

Poteva esserci un esito meno auspicabile per A.N. ?
Quindi tutto bene sul fronte moderato?

A di là degli unanimismi apparenti, temiamo che le lacerazioni all'interno della cosiddetta area liberaldemocratica permangano e che le suture abbiano bisogno di un po' di tempo per compiersi.

Lo stato di necessità imposto dalla prossima competizione ha stabilizzato, giocoforza, gli umori interni, per un elemetare principio di autoconservazione.
Anche il masochismo e le tendenze suicide hanno un limite.

E la corsa verso l'autodistruzione è apparsa, evidentemente, una soluzione assurda per le due componenti di governo, chiamate ad una pausa di riflessione dalla batoste delle regionali e dalla rissosità dei mesi precedenti, nonchè dai segnali ricavabili dal referendum (quasi un richiamo all'autocoscienza e all'identità etico-culturale della maggioranza).
Ma la partita si apre ora.
Dipenderà dalla capacità di autorigenerazione dello schieramento, che finora ha governato il paese, mettere a fuoco i problemi da affrontare nell'immediato e nel prossimo futuro, con serie convinzioni unitarie, creando una piattaforma ideologica persuasiva per l'opinione pubblica, dando segni di effettiva e corale vitalità, reagendo al pessimismo diffuso e agli attacchi sempre più concentrici del Centro sinistra, per evitare di fermarsi alle apparenze, ad un consenso di facciata, al solito refrain del " Va tutto ben Madama la Marchesa".

domenica, luglio 03, 2005

Inaudito: torna Buscaroli !


Perdonatemi, ma non se ne può più. L'invadenza di Piero Buscaroli è inaudita.

Egli pareva scomparso tra i suoi scartafacci e le piramidi di libri antichi ed antiquati della sua biblioteca labirintica, dedito alla pignolesca ricostruzione della vita dei musicisti, dei loro vizi e delle loro virtù, pubbliche e private.
Ci aveva lasciato con la memoria di uno scrittore erudito e puntiglioso, ferocemente saccente ed intollerante verso il mondo intero e chiunque non la pensasse come lui, il grande Ayatollah della cultura reazionaria, implacabile nei confronti della modernità nelle suo complesso e nelle più varie sfumature.

Una figura astorica ormai, che continuava ad aleggiare nelle pagine del "Domenicale", tramite la figlia Beatrice, manco a dirlo, minuziosissima conoscitrice d'arte (immaginaniamo quanto deve averla perseguitata il padre per tutta la sua tormentata esistenza di studentessa!) ed apprezzata, vivace collaboratrice del settimanale.

Tranquilli, rammentavamo le sue gloriose scorrerie da ribaldo sulle colonne del "Giornale" montanelliano e prima ancora i profluvi polemici, acuminati ed inesorabili dalle pagine del "Borghese" di Tedeschi.

Ma non pensavamo che potesse ritornare alla ribalta culturale, dopo lunghi periodi di assenza dalla carta stampata quotidiana e settimanale, con un inserto, denominato "L'Italiano", che andrà avanti per chissà quanto, a partire dal numero in edicola dello stesso "Domenicale".

Ha cominciato sabato due luglio, con il saggio dedicato a Leo Longanesi, nel centenario della nascita, e non promette nulla di buono per i prossimi numeri.
Fate attenzione al diavolaccio Buscaroli, è un pericolo pubblico!

E chissà per quanto tempo ancora incomberà sopra le nostre povere teste...

sabato, luglio 02, 2005

Paternità oggi


"Si bucava in macchina con il figlio". "Padre e figlio coltivavano hashish".

Le notizie sono sul giornale di oggi.

A caldo è lecito imprecare contro il leviathano ?
Uno stato incapace di combattere la droga e la sua diffusione, che anzi fagocita i suoi cittadini, consentendo questo massacro di generazioni?

Chi ridarà un padre a quel figlio? E chi un figlio a quel padre?

Ma perché sposarsi o unirsi per avere figli in queste condizioni?

A che cosa è ridotta la coscienza di sé, oggi? Dov'é la responsabilità?

Ammiriamo il mondo animale: almeno ha delle regole naturali, che non vengono violate e dove paternità e maternità hanno ancora un senso.

Frollini


Il centrodestra può costituire un movimento unitario?
Credo sia difficile al momento ipotizzare una conversione futura verso il partito unico da parte del centro cattolico, anche dopo la competizione dell'anno prossimo, dopo che probabilmente constaterà quanto sia poco radicata la sua presenza nel paese, al di fuori dei giochi clientelari.
Le dichiarazioni di Follini, tutte rivolte a crearsi uno spazio proprio e separato dagli alleati della coalizione, rendono ancora più difficile il cammino verso un polo moderato, sebbene non ci sia da sorprendersi: le nostalgie della vecchia DC allignano anche nell'UdC e così pure il rimpianto del vecchio sistema proporzionale.
Come sperare che le cose cambino dopo le elezioni del 2006, data a cui il leader di F.I ha rinviato la nascita della costituente?
Non c'è da illudersi.
S'intravedono vecchi giochi di potere, ambizioni personali, la solita ambiguità del centrismo vecchia maniera (un colpo al cerchio e l'altra alla botte), pronto ad offrirsi in compromessi per qualche carica in più ed ottenere posti di sottogoverno, che aiutino ad emergere nell'establishement.
Altro che rinnovamento e riforme.
Si può creare in un autentico rassemblement per la modernizzazione dell'Italia e d il suo ingresso compatto nel parlamento europeo, per tentare di costruire l'Europa politica?
Con i frollini no.
Questi vanno bene per i cappuccini.
Tanto vale prenderne atto e guardare avanti.
Ci riflettano coloro i quali hanno fatto segnare il passo al progetto unitario.
A fine luglio, potrebbe esserci l'ultima occasione per presentare agl'italiani un programma nuovo, capace di aggregarli non per realizzare affari, ma per costruire un futuro migliore per tutti.

venerdì, luglio 01, 2005

I bicchieri e il buon gusto



Barbara Ronchi della Rocca è una gentile giornalista con l'hobby del galateo.

Qualche tempo fa, scrisse un post sull'uso dei bicchieri a tavola, che partiva da una premessa intelligente, secondo la quale la loro scelta non deriva da norme ingessate, ma da un modo raffinato di apprezzare nella giusta misura le qualità delle bevande.
Proseguiva elencando forme, dimensioni, caratteristiche precise per servire sia l' acqua che i vari tipi di vini, in maniera tale da esaltare vista, tatto, udito, oltre che profumi e palato.
Le sue considerazioni dettate da razionalità, buon gusto, eleganza, mi son venute alla mente durante una cena tra amici generici, cioè non genuini e collaudati. Gli ospiti, una coppia non propriamente assortita, ma conflittuale, in cui la donna, straniera dell'est europeo, più giovane di oltre quindici anni rispetto al marito, uomo giudizioso ed agiato, istruito e di buona educazione, tendeva a svolgere un ruolo dominante nella conversazione tra commensali, con una serie di affermazioni tanto perentorie quanto stravaganti, destinate, nella sua intenzione, a farla apparire, nonostante la disponibilità patrimoniale del coniuge, molto naturale e country, con attitudini alla semplicità di vita, atteggiamenti tipici della gente di recente fortuna ed inevitabilmente snob.
Costei, nel fantasmagorico argomentare, a colpi di mortaretti, per tenere desta l'attenzione del piccolo pubblico di convitati, a cui riservare il cortocircuito di una presuntuosa declamazione, estraeva ad un certo punto dal suo inesauribile reperterio la "chicca" del bicchiere... unico.
Affermava, infatti, la signora che la consuetudine di apprestare sulla tavola due bicchieri, uno per l'acqua e l'altro per il vino, era da evitare accuratamente, priva di logica e di giustificazione adeguata nei tempi attuali e in una visione naif dell'esistenza, quale lei intendeva condurre contro le mode e l'ipocrisia generalizzata della società contemporanea (ciò che peraltro non le impediva di far uso di scarpe Timberland e di macchinone Volvo), dominata dalla globalizzazione e dal consumismo più deleteri.
Lei, considerata la sua scarsa attitudine in cucina e la radicata pigrizia per affrontare le più elementari incombenze casalinghe, nelle rarissime volte in cui accoglieva qualcuno al proprio desco, offriva un unico bicchiere, nel quale mescere acqua e vino d.o.c., tenendo conto ,soprattutto, del fatto che tutto ciò che introduciamo transita in una sola bocca, con buona pace di tutti i galatei, la rinomata lavorazione del vetro, l'importanza delle qualità organolettiche da percepire nell'atto del bere, da soli o in compagnia.

Gli astanti ormai rassegnati al fuoco di fila delle brillanti genialità, esposte con perentoria determinazione dalla gentildonna ed anche per una spontanea forma di solidarietà nei confronti del consorte, visibilmente in difficoltà, preferirono starsene in silenzio, riservando a se stessi ogni opinione diversa.
Si sarebbe potuto, altrimenti, far presente alla signora che piccole bottiglie di vino e di acqua, da trangugiare direttamente dal collo, distribuite alla maniera dei boy scout, o dei campeggiatori della domenica, avrebbero sicuramente assicurato l'originalità del servizio e la separatezza dei sapori, per i malcapitati invitati alla sua mensa, senza neppure preoccuparsi dopo... di lavare i bicchieri.

Probabilmente questo è il destino dei nuovi ricchi, autoinvestitisi con arroganza della facoltà di emettere giudizi sommari su quanto non conoscono o non riescono a capire né ad apprezzare, sono purtroppo, per loro, costretti a subire la miserevole condizione di schiavi della propria ignoranza e della conseguente mancanza di educazione al buon gusto, perfino nel parlare.

giovedì, giugno 30, 2005

"A cercar la bella destra"



Che faranno le varie correnti di A.N. alla prossima assemblea nazionale?
Per ora pare siano pronte a darsi battaglia, per ricercare l'identità traballante dopo le sortite referendarie del vice-premier Fini.
A leggere i giornali, colpisce peraltro la ricerca di caratterizzazioni che si rifanno a sigle esotiche: neogollisti, teocon, filobush, etc.

E' possibile che in tutti questi anni non si sia ritrovata un'immagine ed un background culturale per la destra italiana, pur riferendosi a maestri di pensiero di varie nazioni?

C'è davvero bisogno di cercare oltralpe e oltreoceano, tra i politici attuali, la configurazione più adeguata?
Capiamo che è un po' una semplificazione imposta dai giornali, un po' l'esigenza di colpire l'immaginazione del pubblico con richiami diretti ed immediati, ma preferiremmo un'elaborazione più originale e conforme alle nuove tendenze della politica italiana, non solo in vista delle prossime elezioni, ma proprio per far condividere una nuova idea della destra o del centrodestra, soprattutto se il partito unico dovrà nascere, il prossimo anno, a risultati conseguiti.

Se possiamo dare un'indicazione, da uomini della strada, consiglieremmo ai partecipanti alle assise di A.N., anche in vista della ricerca di programmi di una certa consistenza sul piano ideologico, di approfondire i temi nascenti da un volume sull'ultima generazione del novecento, dei giovani, definiti i ragazzi di Montanelli, che nelle università si ribellarono al pensiero unico marxista o post marxista, dando vita ai circoli "controcorrente giovani", legati negli anni 80- 90 al Giornale di Indro.

Nel libro, edito da Mursia, curato da Avanti e Frigerio, dall'accattivante titolo "A cercar la bella destra", si può rintracciare l'humus più adatto per definire un nuovo progetto per l' area liberaldemocratica dei giorni nostri.

Le pagine contengono, oltre al ricordo di studenti non conformisti, in un periodo cruciale della vita pubblica, come Umberto Moscato, prematuramente scomparso, i nomi dell'intelligenza conservatrice e moderata, a cui è lecito richiamarsi orgogliosamente ancora oggi, considerandone gl' insegnamenti tuttora validi.

Da Prezzolini a Spengler, da Revel ad Aron, da Tomasi di Lampedusa a Pareto, da Einaudi ad Ortega Y Gasset, da Montesquieu ad Eliade, da Kipling a Koestler è un susseguirsi di nomi brillanti e di analisi profonde dell'uomo e della società.

Non c'è che l'imbarazzo della scelta, per riaprire il dialogo con il mondo moderno e con la gente comune.

Vorremmo che i candidati leader non dimenticassero, d'altro canto, la lezione serissima impartita con la perdita di milioni di voti, nelle ultime - seppur parziali - consultazioni regionali ed amministrative, la cui unica ragione va ricercata nell'incapacità di distinguersi dai vecchi governanti: dediti ai traffici di natura personale, piuttosto che all'interesse dei cittadini e alla conservazione del cadreghino, piuttosto che al cambiamento dell'organizzazione e dello stile della politica.

Uno spettacolo miserando, che non dovrebbe ripetersi più.

Se ci sarà un avvenire , sarà solo per una "bella destra" in tutti i sensi.

mercoledì, giugno 29, 2005

Quel genio di Melissa


Non avrei detto che la Melissa P. fosse intelligente, ma ora devo ricredermi.

La diciannovenne talentuosa siciliana, alta 1,47, ben proporzionata e dal viso di ceramica (scusate, porcellana) orientale, come la definisce il bravissimo Giancarlo Perna, in un'intervista apparsa ieri sul Giornale, ha guadagnato non so quanti euro dalla sua bravata letteraria, dove si racconta dei colpi di spazzola ricevuti.

La sua scrittura sconnessa e sgrammaticata ha ridato vita alla casa editrice Fazi, agonizzante da anni e l'ha fatta rifiorire al punto che, pare, nei programmi editoriali, ci siano non so quanti altri volumi dedicati all'argomento ed ancor più scorretti, grammaticalmente sintatticamente letterariamente e sessualmente, dato l'incredibile successo di pubblico che la ragazzotta ha ottenuto .

Non è vero, dunque, che ella non sia almeno furbastra e capace di gestire
il successo con ardire e glamour: ne dà prova nel colloquio con il giornalista .

Dopo aver affermato di essere atea ed anticlericale (per cui si è gia sistemata all'avanguardia della cultura contemporanea), proclama con eleganza, i suoi gusti raffinati , nei rapporti con l'altro sesso, pronunciando la seguente icastica frase, già passata alla storia del fascino femminile: "Degli uomini m'interessano le mucose ed i fluidi corporei".

Ne trovate una più brava?

martedì, giugno 28, 2005

Buone precisazioni


Dopo le interpretazioni del suo colloquio-intervista con Massimo Franco, sul Corriere di domenica, l'On. Bondi ha dato un chiarimento esauriente con un articolo sul Giornale di oggi sui suoi propositi ideologici.

In effetti, si tratta di precisazioni doverose per intendere correttamente il programma politico del suo partito, ancora in fase di elaborazione, ma con alcuni concetti chiave, che non inducono al pessimismo, come pareva dalle considerazioni di Panebianco con il fondo del Corriere di ieri.

Si tratta di un'apertura, dettata da correttezza costituzionale, nei confronti delle altre parti politiche, per attuare le riforme, ivi compreso il bipolarismo, e non di una rinuncia a correre per vincere nella prossima competizione, con l'obiettivo di realizzare possibilmente un partito unico dei moderati, aperto alla società civile ed innovatore.

Quindi, nessuna unione nazionale tra governo ed opposizione futuri.

Buone precisazioni che rimettono nei giusti confini il progetto elettorale e post-elettorale del coordinatore di F.I.

Non ci resta che attendere gli sviluppi.

Sarà una nuova tendenza?

"Buon orgasmo a tutti"


Sarà una nuova tendenza?
Un'affermazione di contenuti e forme legati al pansessualismo dilagante, ricco di espressioni nude e crude e povero di contenuti reali?
Sta di fatto che una mia gentile corrispondente mi ha comunicato recentemente di aver ricevuto, durante la sua vacanza in Sardegna col proprio adorabile e suscettibile partner, un sms da un "caro amico", avente il seguente tenore: Ti so impegnata in orgasmi multipli, ma gradisci egualmente i miei cordiali saluti.
Richiesto qualche chiarimento al riguardo, anche per il disappunto del suo compagno presente alla lettura - e tendenzialmente portato alla cura della forma - ebbe come risposta che si trattava di un augurio di buona fortuna "fuori degli schemi".
Poiché il suo interlocutore è un cultore di siti web, il fidanzato ha voluto saperne di più sulla sua personalità ed è andato a visitare le pagine in rete, scoprendo forse qualcosa di nuovo, rispetto alle notizie fornite dalla sua donna.
Il tizio, che pare si diletti di letteratura, col proprio nome e cognome, mantiene un sito in cui raccoglie tentativi di scrittura poetica, che vorrebbe essere haiku e raccontini fantascientifici, presentandosi come aspirante scrittore, mentre da una ricerca più approfondita legata all'acronimo parrebbe affiorare un'altra pagina inquietante, ma ormai banale, dove trovano spazio le sue trasgressioni (o frustrazioni?) in bilico tra l'utile ed il dilettevole, racchiuse in una dichiarata pornografia, destinata a soddisfare i palati più facili in campo sessuale.
Ora sarà forse per questa duplice attitudine, che anche i comportamenti ed i modi di esprimersi subiscono delle deviazioni, magari inconsulte, o indifferenti alla sensibilità di chi è costretto ad ascoltarci o leggerci, grazie all'invadenza e all'abuso ossessivo della telematica e dei cellulari in particolare, ma comunque sono episodi che si moltiplicano quotidianamente e che gettano una luce sinistra ed oscena sulla cosiddetta civiltà del nostro tempo.
Pochi ed attenti osservatori potranno accorgersi della doppia identità di alcuni di noi e trarne le conseguenze sul modo particolare di proporsi in un coacervo verminoso di apparente affabilità e di micidiale disprezzo per l'altro, frutto di mentalità insozzate da spazzatura intellettuale.
Sorge spontaneo chiedersi se la dissociazione della personalità possa interferire nelle relazioni amichevoli, fino al punto di trasferire nel linguaggio comune parole attinenti ad una sfera di per sé riservata ed inviolabile della persona umana, consentendo intrusioni assolutamente arbitrarie ed offensive.
Che cosa rimane del rispetto dell'altro, dell'amica o dell'amico, se possiamo arrogarci la facoltà di usare espressioni, che fanno riferimento in maniera volgare (anche se si ammantano di termini pseudoscientifici) all'intimità del nostro prossimo come se questa sia tranquillamente violabile o possa essere addirittura un nostro appannaggio?
Se non siamo in presenza di una delle forme peggiori di violenza e di trivialità, non ha più senso mantenere distinzioni o differenze nelle relazioni umane: siamo tutti carne di porco. Tragiche constatazioni sui miserevoli frutti di malintese conquiste sociali nella parità di sessi, o della cosiddetta rivoluzione femminista, che, come più visibile conseguenza, ha portato a trattare le donne come puttane.
O almeno a provarci: per vedere fino a che punto si abbia il diritto di usare un linguaggio offensivo, insultante, degradato, specialmente da parte dei maschi frustrati.
Rimane da chiedersi che cosa accadrà, se questa tendenza incontrerà il favore del pubblico, una volta che si affermerà, cioè, sempre di più, come comportamento di massa.
Vedremo un tipo di comunicazione che non subisce più alcuna selezione legata al buon gusto o semplicemente alla logica, ma piuttosto alla schizofrenia o alla morbosità sessuale. Che ne direste se in occasione del nuovo anno vi augurassero buon orgasmo?
Oppure per il compleanno di vostra sorella, anziché i consueti voti augurali, le diceste mille di questi orgasmi?
Ci chiediamo come reagirebbe il nostro personaggio se al matrimonio di sua figlia, sicuramente bene educata, i convitati brindassero a tanti orgasmi simultanei per gli sposi.
Restiamo in attesa.

lunedì, giugno 27, 2005

All'orizzonte sventola bandiera bianca!



Toh chi si rivede!
La celeberrima "solidarietà nazionale": un 'invenzione dei governi del compromesso storico, nei quali comunisti e democristiani collaborarono a miglior gloria della Prima Repubblica.

Un pasticcio politico-istituzionale, una confessione d'incapacità, sia per la maggioranza sia per l'opposizione, un accordo di potere da basso impero, la beffa della democrazia autentica, una farsa tutta italiana.

Ora, parrebbe che da un colloquio-intervista talune affermazioni dell'On. Bondi possano essere interpretate come una nuova possibilità per il dopo elezioni nel 2006.
Lo ritiene Angelo Panebianco che vi dedica un articolo di fondo sul Corriere, e pare attratto dall'idea di riproporre una formula che pensavamo nella Seconda Repubblica (pure imperfetta e di transizione) definitivamente accantonata.
Sembra di sognare.

Siccome in questo Paese, sostiene l'editorialista, non è possibile governare con il 51%, sia con il centrodestra sia con centrosinistra, ed incombe il declino economico della nazione, almeno per sei o sette mesi, per imporre un "programma di lacrime e sangue" (come capitò all'Inghilterra del secondo dopoguerra, applicando la scelta impopolare di W.Churchill, il quale fu, per questo, spedito all'opposizione), è necessario un accordo tra destra e sinistra, a dispetto delle estreme, per risollevare le sorti dell'Italia.

Detto in soldoni, si profila un altro pateracchio, cui comincia a prestare orecchio il Sen. Violante con una cauta apertura a proposito delle famose riforme, ancora non realizzate o realizzate solo in parte.

Ma, aggiunge Panebianco, s'è visto che le Istituzioni non è facile riformarle e tanto vale prenderne atto per non pensarci, mettendoci una pietra sopra.
Non c'è che dire. Ci aspetta un bell'avvenire.

Insomma, all'orizzonte sventola bandiera bianca!

Ma si renderà conto della tesi suicida il commentatore del Corriere?

Si parla di nuovi movimenti, di laboratori d'idee, di progetti per una nuova legge elettorale, che favorisca il consolidamento del bipolarismo e quindi una maggiore stabilità dell'esecutivo con la capacità di modernizzare l'Amministrazione pubblica e la società, e quelli che avremmo considerato gli aedi del liberalismo e della rigenerazione dell'ordinamento, gl'intellettuali moderati, nati nelle Università della Repubblica, formatisi nelle cattedrali del sapere e della Scienza politica, ci vengono a suggerire dalle pagine del massimo giornale nazionale, che non c'è speranza di cambiamento.

Dobbiamo accontentarci dello status quo, dobbiamo pensare che le elezioni saranno vinte dal centro-sinistra e che la situazione grave e drammatica dal punto di vista sociale necessiterà del sacrificio di tutti i partiti, compresi quelli di centrodestra.

Solo spalmando fra tutti i partiti le restrizioni prossime venture potremmo venir fuori del guado.

Abbiamo finalmente capito che cosa significa essere terzisti. La bella definizione riguarda l'attuale direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli: significa essere né di qua né di là, né col governo né con l'opposizione.
E così paiono adeguarsi molti pensatori al seguito.

Ma se permettete, non è la terzietà del giudice, della valutazione obiettiva ed equanime, e ci ricorda vagamente il vecchio, bieco e tragico slogan, nato nel periodo della prima solidarietà nazionale: né con lo Stato, né con le brigate rosse.
Scusate l'accostamento, ma se ci pensate bene, nella sostanza non siamo in condizione differente.

C'è chi vuole conservare l'esistente e c'è chi vuole cambiare per l'interesse generale.

L'Inghilterra di Churchill, sulle macerie di un conflitto mondiale, vinse la crisi economica, mantenendo inalterate le prerogative dei governanti e degli oppositori , nel pieno rispetto delle regole democratiche parlamentari (ma un alto senso della Patria per tutti i partiti).

Gl'Italiani, brava gente, non sono all'altezza di decidere con senso di responsabilità e di fare un'opposizione costruttiva e non distruttiva com'è avvenuto in questi quattro anni di legislatura. Hanno bisogno che i capibastone della partitocrazia si accordino tra loro per riuscire a governare.
Vogliamo un 'Italia al passo con le democrazie europee (quantomeno), o vogliamo perpetuare un sistema di compromessi e di trasformismo?

domenica, giugno 26, 2005

Lor signori si accomodino...


"Nuove nostalgie: torniamo alla vecchia diccì."

Sembrava che fosse morta e sepolta, la vecchia Dc.

E invece no: eccola ancora lì, pronta a rimettersi in gioco.

Uno dei suoi massimi ideologi, una testa lucida (vecchio appellativo assegnato al celebre cranio pelato del famoso Galloni), più che appropriata definizione per Cirino Pomicino, inconsolabile parlamentare della Prima Repubblica ed inesausto laudatore del proporzionalismo scambista (di voti e di favori) non perde occasione per invocare i bei tempi che furono appannaggio del grande Centro... di raccolta delle più svariate tendenze e dei più svariati mercanteggiamenti, incarnato dalla declinante democrazia cristiana, crollata sotto il peso di tangentopoli.

Le statistiche affermano che tre italiani su dieci rimpiangono il vecchio regime consociativo, in cui era facile ottenere una pensione d'invalidità, un posto di segretario in una scuola di campagna, un impiego alle poste, un sussidio per la nonna o per il figlio quarantenne disoccupato e tanto debito pubblico insieme a tanta demagogia, nessun senso dello stato, un'infinitesima considerazione in campo internazionale ed il gesuitismo ipocrita, l'opportunismo servile, il tirare a campare e il "tengo famiglia", elevati a sistema.

Che sia un male adesso un rassemblement di ex democristiani? No davvero.
E'invece molto utile per una democrazia autentica semplificare la competizione politica, consentendo a tutti i vedovi della balena bianca di entrare in un nuovo movimento, entro cui fornire ospitalità ai nostalgici, nel frattempo infiltratisi nei vari partiti della Seconda Repubblica, sia a destra, sia a sinistra.
Purtroppo, ne rimarranno ancora d'incrostrazioni passate in entrambi gli schieramenti, nonostante questo nuovo contenitore politico, che pare sia a buon punto nella sua costituzione.

Lor signori si accomodino pure.
E, finalmente, lascino spazio a chi vuole innovare, possibilmente abbandonando il ciarpame della vecchia partitocrazia , nella società e nelle istituzioni, per tentare di realizzare qualcosa di meglio per il Paese.

Che tristezza il premio Viareggio!




Abbiamo seguito malinconicamente la premiazione degli scrittori candidati al Viareggio.

Quanto tempo è passato dai tempi - poi non troppo lontani né partcolarmente brillanti - dei Répaci e dei Garboli.

Ma oggi la situazione si è ancora di più involuta.

Le case editrici si giocano a carte le designazioni dei vincitori, sulla base, sembrerebbe, dell'andamento della diffusione dei libri, nel corso dei mesi precedenti all'assegnazione del premio, per poi scambiarsi dei contentini tra big dell'editoria.

E allora che pregio letterario si accerta?

E' un giudizio commerciale o culturale, quello che viene decretato dalla giuria ?

Ma poi perché Sicliano, accusato di plagio mai smentito dal musicologo Buscaroli, dev'essere il presidente?

A vedere La Capria, che fa discorsi incomprensibili con incredibili inframmettenze dialettali, senza spiegare alcunché del suo libro-diario ...con "appunti o dialoghi", ovvero il nuovo talento di nome Piperno, il quale, stupefatto, si guarda attorno smarrito,come per dire: ma che ci faccio qui?, ci danno un senso d'infinita frustrazione e tristezza per l'avvenire delle belle lettere.

Si salva il solo Arbasino, che con le sue notazioni critiche sul teatro lirico, se non altro scrive, ancora, in buon italiano e ci lascia qualche intelligente e perspicace commento sul mondo dell'opera.

Nel complesso, un appuntamento inutile.

sabato, giugno 25, 2005

Uomini in lacrime


Un'insigne commentatrice, all'interno di una discussione piuttosto complicata sul valore del pianto maschile, ha raccontato un episodio che di per sè non è degno di eccessivo rilievo, se non per l'interpretazione data all'insegna della psicologia più spregiudicata.

Questa gentilissima intellettuale, dal viso segnato da ineliminabili segni di sofferenze e macerazioni cerebrali e visibilmente indignata con l'egoismo e l'indifferenza degli uomini, narrava di un manager dal cuore di pietra, insensibile a tutto e a tutti, votato tutto intero alla carriera e al proprio interesse, che un bel giorno, alla vista di un cane agonizzante, incontrato casualmente per strada, e poi definitivamente trapassato, si mise improvvisamente a piangere singhiozzando, come mai aveva fatto nella propria vita.

Tale evento fu per lei una rivelazione, perché si trattava di un dolore disinteressato e le fece finalmente capire quanto quel rude personaggio fosse in realtà dotato di una profonda umanità.

Ora, ognuno in questo libero paese può pensarla come crede e le valutazioni di una femme savante sono sempre interessanti, specialmente se dette con gravità e convinzione dal bordo dei teleschermi, storcendo lievemente il labbro inferiore, in segno di disprezzo verso tutte le altre lacrimazioni maschili, che vantano, beninteso, un pedigree di tutto rispetto, fin dai tempi di Achille e Patroclo.

Finora ritenute universalmente compatibili con il concetto di virilità, qualora siano versate dai maschi in occasione di situazioni emotivante forti e coinvolgenti, le lacrime - comunemente intese una manifestazione di partecipazione intensa e spontanea al dolore di chi ci è vicino - devono quindi lasciare il passo di fronte al pianto "disinteressato", come quello che si può provare per la morte repentina di un cane sconosciuto.

Questo, nella sostanza, il ragionamento dell' austera rappresentante del mondo muliebre, la quale ha espresso, se non altro, un pensiero originale ed altamente educativo per i poveri cristianucci.

Uomini siete avvertiti: chi piange per la razza canina randagia lo fa disinteressatamente e, quindi, in maniera degna di considerazione per gli occhi femminili; chi lo fa per futili motivi, magari legati ad un affetto personale o al cospetto di tragedie che scuotono intimamente l'animo, per compartecipazione appassionata, è meglio che vada a nascondersi.

Il senso di umanità, insomma, o è generalizzato e canino o non è !

venerdì, giugno 24, 2005

Mughini siculo


Giampiero Mughini è un giornalista libero e le sue opinioni sono sempre degne di attenzione.

Ricordiamo le battaglie controcorrente in tempi non sospetti, e memorabile rimane la storia di Telesio Interlandi, pubblicata con grande scandalo dell'intellighenzia del tempo, per aver tentato di decifrare, attraverso la figura di quell' intellettuale "maledetto", uno dei periodi più complessi della vita culturale precedente la seconda guerra mondiale.

L'impressione che ricavammo fu che Mughini, come tutti i buoni siciliani, adottava criteri lungimiranti nella valutazione dei suoi conterranei a qualsiasi ceto classe professione o ambiente appartenessero.

E che il giudizio pacato, sine ira ac studio, su una figura significativa della pubblicistica filo-razzista dell'epoca, scaturisse, quindi, dalla fondamentale considerazione che Interlandi, uomo per altri versi assolutamente integro, era nato in Sicilia.

La stessa impressione abbiamo avuto nell'ascoltare il panegirico postumo tessuto per Enrico Cuccia, a commento del suo rimpianto per la Prima Repubblica, cui il Nostro ha dedicato, fra l'altro, un libro uscito recentemente.

Orbene, per noi Mughini prima di tutto è affetto da "sicilitudine", un po' come Sciascia, e non perde mai l'occasione a difendere uomini e cose, quelle buone e anche meno buone, che provengono dalla sua terra.

Cuccia era siciliano.

Secondo il nostro sommesso avviso, lo gnomo di mediobanca non fu un gran personaggio della finanza italiana, da ricordare per la difesa del libero mercato, come qualcuno ha tentato di fare ex post, quanto un gran mediatore, che, forse, per pessimismo ancestrale e scarsa fiducia negli uomini, mirava a salvaguardare un'ideuzza un po' particolare e stravagante di liberalismo, puntando più alla difesa del salotto buono del capitalismo italiano, che alla difesa dei piccoli e medi risparmiatori.

Invece Mughini lo considera un gigante, lo definisce iperbolicamente, sicilianamente, "elegante" "silenzioso" "omnivoro" di cultura umanistica.

Perché?

Semplice.

Il banchiere Cuccia dalla Trinacria a Milano era riuscito ad incarnare la figura di un uomo di potere osannato.

Questo retaggio spagnolesco, che ogni siculo ha nel proprio dna e si porta dietro per tutta la vita, non viene mai meno.

Cuccia era un uomo arrivato.

Comunque fosse, dava lustro alla sua patria. Come dimenticarlo?

Peccati veniali, in fondo.

Non per questo, non leggeremo più Mughini con simpatia ed interesse.
I suoi eccessi verbali, le metafore, i simbolismi, il picaresco senso di giustizia, la misurata intolleranza ci fanno perfino esser grati alla buonanima di Giancarlo Pajetta, che lo raccomandò per consentirgli di cominciare a scrivere a "Paese Sera", antico e nobile giornale comunista, per nostra fortuna non più in edicola.

giovedì, giugno 23, 2005

Liberismo sociale


Sono indubbiamente interessanti le considerazioni, svolte dall'economista Carlo Pelanda, sulla necessità di creare un nuovo modello politico, che tenga conto della crisi di fiducia della popolazione e della inadeguatezza e lo sperpero rovinoso di risorse del welfare, imponendo un ripensamento delle strategie economiche nell'ambito di un'efficiente riforma liberale.

Molto opportunamente egli richiama l'attenzione, non tanto sulla distinzione fra destra e sinistra, quanto sulla necessità di delineare iniziative volte a creare sicurezza nei cittadini sulle possibilità di creazione della ricchezza e della sua diffusione in ceti sempre più ampi, aprendo sempre maggiori opportunità di accedervi per ogni individuo, al di fuori dei modelli classici dello Stato assistenziale e del liberismo puro.

Fronteggiare la globalizzazione con un movimento unitario, all'interno del centrodestra, sembra a Pelanda più realizzabile, che nell'area del centrosinistra, non essendo così distanti le istanze della cosiddetta destra sociale con quelle dei liberisti classici in campo moderato.

La forma del "liberismo sociale" può rivelarsi un cardine del programma di rinnovamento, da proporre per le prossime elezioni, capace di assecondare le aspettative della pubblica opinione.
Ma riteniamo che occorra lavorare con notevole impegno culturale e rigore scientifico, avendo la forza di abbandonare ogni sorta di pregiudizi ideologici.

Appare chiaro che lo statalismo non equivale a socialità, né che la libera iniziativa possa significare una concentrazione di poteri nelle mani di pochi gruppi finanziari, o di alcune grandi famiglie - com'è avvenuto in passato, né che l'innovazione e la creatività, per assorbire la concorrenza di altre nazioni, siano elargibili con decreti governativi.

Saranno in grado le varie componenti della "Casa della libertà" di affrontare questa sfida, elaborando princìpi economici credibili ed efficaci per la nuova modernizzazione del paese?

mercoledì, giugno 22, 2005

Perché punire



Non siamo particolarmente attratti dal pensiero animalista, quell'insieme di concetti che ruotano attorno alla sacralità dei diritti degli animali.

Però - alla lettura della notizia del massacro di una cavalla in quel di Collegno, paesino dell'appennino reggiano, per i pugni ed i calci del suo giovane padrone, irritato dalla riluttanza dell'animale a farsi cavalcare, nel corso di una gara con i butteri maremmani, alla fiera del primo giugno - vorremmo con tutto il cuore che, dalla LIDA nazionale alle più sperdute associazioni di amici degli animali, esistenti nel territorio nazionale, si convogliasse in un'articolata denuncia tutto il disprezzo, la vergogna, l'indignazione verso questo ributtante delitto, richiedendo la più severa condanna per la ferocia di un idiota e la stupidità di una folla inerte di fronte all' uccisione di un povero animale.
Il quale, secondo le cronache, ha accettato con gli occhi spalancati dalla sorpresa e dall'orrore la sua tragica fine, rotolando il corpo martoriato in una scarpata.

Ci auguriamo che venga altresì diffuso, in ogni angolo d'Italia, il nome ed il volto del pericoloso deficiente, autore incontrastato dell'atto criminale.

Nulla ci vieta di pensare che episodi così brutali, domani, lo possano vedere protagonista di violenze nei confronti di una persona.

Abbiamo visto, in tutti questi anni, moltiplicarsi i segnali di un amore esagerato per gli animali, una ricerca di attenzione e di protezione, che si poteva indirizzare meglio verso gli esseri umani più deboli.

Speriamo che l'entusiasmo e l'amore degli zoofili di professione si rivolga, oggi, ad una causa giusta.

Assumere tutte le iniziative possibili per trascinare in giudizio questo miserabile e farlo condannare, pubblicizzare il suo nome disgraziato in tutte le sedi possibili, per far riflettere sul disgustoso grado di barbarie ancora presente nella nostra società, paradossalmente legata, questa volta, al mondo contadino, paradigma spesso fasullo di un certo ambientalismo di maniera.

Le profezie di Pansa


Su "L'Espresso" ancora in edicola, Gian Paolo Pansa profetizza l'apoteosi di Pierferdi Casini a Presidente del Consiglio, grazie alla "super potenza politica" di Papa Ratzinger e del Cardinale Ruini.
Egli batterebbe l'ambiguo Romano Prodi, frequentatore di amicizie poco raccomandabili, con la mobilitazione, alle urne del 2006, del partito degli astensionisti cattolici.

Su quali basi, l'illustre giornalista fondi tale previsione, non si sa bene.

Ma Pansa è imprevedibile e un po' umorale.

Magari a corto di argomenti in periodo estivo o in preda a qualche senso di colpa, accumulatosi pesantemente sulla sua coscienza progressista negli ultimi mesi, per essersi lasciato andare a raccontare alcune scomode verità - peraltro già note anche in ambienti non ufficiali della cultura di sinistra - su alcuni fasti della Resistenza a regia comunista, vuole rifarsi il trucco davanti ai suoi ex compagni, e quindi invoca un'assise dei Ds per esaminare tempestivamente i gravi, inquietanti problemi derivanti dal nuovo assetto clerical-referendario, che minaccia i destini d'Italia, a causa dell'interferenza del Vaticano nella politica attiva.

Ci saremmo aspettati di più da un personaggio intelligente e non conformista.

Perché non trovare il coraggio di dire alla platea laicista che è ora di pensare a nuove strategie e di non attardarsi sull'inesistente pericolo neo-temporalista da utilizzare come pretesto polemico?

E' possibile che ancora qualcuno possa pensare di alzare la bandiera di un anticleracalismo così stantio nell'era della globalizzazione?

Credo che anche tra i post-comunisti più pervicaci cominci a farsi strada l'idea che Benedetto XVI e Santa Romana Chiesa abbiano da curare affari spirituali più importanti delle beghe politiche e dei calcoli da bottegai.

Il quarantotto è finito da tempo.

Davvero non si è accorto Pansa che, anche tra gli eredi dei "trinariciuti" di guareschiana memoria, questa constatazione c'è stata?

martedì, giugno 21, 2005

Castrazione?


Il Ministro Calderoli ha proposto d'introdurre la castrazione chimica o chirurgica come pena per gli stupratori.

Sono perplesso, anche se, istintivamente, seguendo la legge del taglione, presumo che molti siano d'accordo, pur non manifestandolo apertamente.

Certo è che episodi come quello del Parco di Bologna, ad opera di spavaldi giovanotti, senza alcuna remora nel violentare le ragazzine, suscitano profonda indignazione e reclamano pene giuste, esemplari e rapide.

Ma così non è. Lo sappiamo benissimo.

A Napoli, un delinquentello, appena patteggiata la pena il giorno prima, è tornato in libertà e ha compiuto un altro furto l'indomani.

Duecento persone, non più tardi di ieri, si sono scagliate contro la polizia, in un quartiere partenopeo, ferendo dodici agenti.

E se la castrazione si estendesse ai delinquenti comuni?

Mi fermo agl'interrogativi.

Non sono convinto che un rimedio drastico come questo possa modificare la situazione.

Francamente, mi pare che ad un'emergenza occorra rispondere con determinazione da parte dello Stato, sia con la repressione che con la bonifica della camorra.

Mancano, però, gli strumenti e gli uomini adatti ad utilizzarli con razionalità e fermezza.

Sono pessimista, quindi, anche sull'efficacia della castrazione.

Oltretutto pare che quella chimica, a base di ormoni, elimini la libido, ma non l'aggressività e, quindi, non limiti la capacità di delinquere.

Rimpiango il Generale Dalla Chiesa.

Irak e Sudan


Ad una spassionata analisi della guerra in Irak, con tutte le ombre che qualsiasi conflitto produce, non potrà negarsi che - come in Afghanistan - sono state individuate le aree dove il terrorismo è allocato.

Rispetto all'11 settembre, nella lotta contro questo fenomeno criminale, si è fatto un passo avanti significativo.

Dal punto di vista politico, un altro progresso si è raggiunto con la costituzione di un governo eletto dal popolo, pur tra imperfezioni ed incertezze nella configurazione di un governo democratico, dopo la satrapia sanguinaria di Saddam Hussein.

Non si può dire che il sacrificio di chi è caduto sia stato inutile.

Né va dimenticato che Il nostro Paese ha svolto con dignità il suo ruolo e, forse per la prima volta, ha saputo assumere un atteggiamento chiaro in campo internazionale.

Altrettanto è a dirsi, in questi giorni, per la spedizione di un corpo militare italiano in Sudan, per incarico dell'Onu, a garanzia del mantenimento della tregua tra le parti in lotta.

E' un modo realistico per instaurare rapporti di collaborazione con quella nazione, con la quale possono realizzare proficue relazioni commerciali, a cominciare dall'auspicabile ripristino delle linee aeree dell'Alitalia.

Chi dice che i fondi per le forze armate non possano avere - oltre ad a un ritorno d'immagine per l'Italia nel mondo - anche un risultato economico apprezzabile?

lunedì, giugno 20, 2005

La Lega e le Istituzioni


Non possiamo che vedere positivamente il rientro di Umberto Bossi sulla scena politica e non apprezzare il tono moderato con cui ha affrontato complessivamente gli argomenti più importanti non solo per la Padania, ma per l'Italia intera.

Non ci è sfuggito il passaggio encomiabile con cui ha auspicato il rafforzamento di una "lega del sud", per affrontare e risolvere in una più ampia visione economica gli annosi problemi delle regioni meridionali.

A parte il rifiuto di una compartecipazione alla creazione del movimento unitario ispirato da Silvio Berlusconi, le critiche all'Europa e all'euro, che possono servire da stimolo a tutti, opposizione e governo, per riflettere a fondo sul modello europeo più vicino agl'interessi delle popolazioni piuttosto che alla tecno-burocrazia di Bruxelles, ci è parso di notare, comunque, una linea solidale con gli altri partiti del centrodestra, in vista delle elezioni del 2006.

Quello che non ci è sembrato coerente con le funzioni del Governo e del rispetto delle Istituzioni, è stato invece il tono ed il contenuto del discorso del Ministro della Giustizia, il quale nell'occasione, ha smesso i panni di servitore della Repubblica e della Costituzione, per lanciarsi in una serie di anatemi, che con il suo alto ruolo avevano ben poco da spartire.

Se le parole arroventate pronunciate dall 'on. Castelli non fossero immediatamente e direttamente collegabili alla sua investitura e ai compiti delicatissimi di un Guardasigilli, nessuno avrebbe potuto obiettare alcunché, nel rispetto della libera manifestazione del pensiero, sancita da qualsiasi ordinamento democratico. Il quale, peraltro, è bene ricordare che - per un elementare senso dello Stato - reclama dai rappresentanti di Governo un'assoluto distacco, equilibrio ed equidistanza dalla disamina della corte Costituzionale in materia di grazia.

Poteva fare a meno, il Ministro, di pronunciarsi, prima di Pontida, sugli effetti "devastanti" che l'alto Consesso provocherebbe, se dovesse pronunciarsi a favore di una prerogativa "piena" del Presidente della Repubblica in tale materia.

Ed avrebbe dovuto astenersi, durante la manifestazione padana, dall'anticipare valutazioni e comportamenti da adottare all'indomani delle decisioni della Consulta, mescolando la propria funzione super partes con quella dei partitanti partecipanti al raduno.

Ne avrebbe guadagnato la credibilità del movimento leghista presso l'opinione pubblica moderata, e la stessa coalizione governativa, che, dalla dequalificazione dei ranghi istituzionali, ha tutto da perdere, sia all'interno che all'estero.

domenica, giugno 19, 2005

Sofri merita rispetto


Adriano Sofri può andare a casa due volte al mese ed occuparsi dell'Università.

Questa possibilità gli è stata offerta, senza che fosse da lui sollecitata:così come non ha presentato domanda di grazia, non ha mai rivolto alcuna istanza per fruire di benefici od agevolazioni.

Sconta la sua pena con dignità e non si è macchiato di alcun delitto di sangue.

Per il modo in cui affronta la vita e le circostanze negative pare un combattente d'altri tempi, non un terrorista, né un guerrigliero.

Altri maitre a penser hanno ispirato azioni nefande e siedono dietro una cattedra universitaria, conquistata per militanza politica, più che per impegno intellettuale, e non hanno mai pagato per le resposabilità anche gravi commesse.

Il più delle volte, non condividiamo quel che dice o scrive Sofri, ma crediamo sia un uomo che merita rispetto.