
Chi ricorda "Les hussards"? C'era in Francia, negli anni sessanta,una cultura anti-ideologica, libertaire e joyeuse, irriverente verso le mode del tempo, dai gusti eleganti ed aristocratici,una compagine intellettuale lucida e brillante, acuta e valorosa, ardita e buissonière con fior di scrittori come Roger Nimier,Jacques Laurent,Michel Deon ed altri eminenti personaggi del calibro di Jean Giono, autore de "L'Ussaro sul tetto",una scuola di pensiero intramontabile.
domenica, febbraio 27, 2011
Il mestiere dell'intellettuale

venerdì, febbraio 25, 2011
Il polo della nazione

giovedì, febbraio 24, 2011
Transumanza
mercoledì, febbraio 23, 2011
La globalizzazione della donna orizzontale
martedì, febbraio 22, 2011
Non tutto è mercato...
Dico solo che ci sono, e ci sono stati, atteggiamenti diversi nel rapportarsi all'alltro sesso, sia da parte degli uomini che delle donne (la Contessa di Castiglione non fu certamente una Minetti del Risorgimento).
Berlusconeide

Chi è Massimo Fini?
può essere pericoloso, perché abitua a sentire altre voci ed ad acquisire una visione critica del presente.sono del massimo livello.
venerdì, febbraio 18, 2011
The Times e la repubblica delle banane
Meno male che c'è Benigni a ricordare che cos'è stata l'Italia.
Chi l'avrebbe detto che, per riscattare l'immagine da repubblica delle banane agli occhi degl'italiani, avremmo dovuto aspettare un comico nazional-popolare, ipocritamente omaggiato ed applaudito dall'establishment videocratico schierato sotto il palco di Sanremo?
giovedì, febbraio 17, 2011
Libri raccomandati: 'La ribellione delle masse' di J. Ortega Y Gasset
"C'è un fatto che, bene o male che sia, è decisivo nella vita pubblica europea dell'ora presente.
Questo fatto è l'avvento delle masse al pieno potere sociale. E poiché le masse, per definizione, non devono né possono dirigere la propria esistenza, né tanto meno governare la società, questo significa che l'Europa soffre attualmente la più grave crisi che popoli, nazioni, culture possano patire.
Questa crisi si è verificata più d'una volta nella storia. La sua fisionomia e le sue conseguenze sono note. Se ne conosce anche il nome.
Si chiama la ribellione delle masse." Ha da poco compiuto settant'anni il libro più noto di Ortega y Gasset, "La ribellione delle masse", un titolo che ha lasciato lunga traccia di sé nella memoria del secolo appena concluso.
mercoledì, febbraio 16, 2011
Eppur si muove...
Folli e il centrodestra
Donne in piazza
http://notizie.tiscali.it/articoli/collaboratori/giampieromughini/11/02/donne-in-piazza-dignita.html
martedì, febbraio 15, 2011
Il rimpasto

lunedì, gennaio 31, 2011
Baffino non ha torto

giovedì, novembre 04, 2010
Matrix e Sansonetti
' Il saggio Sansonetti'
Matrix ha celebrato ieri la presunta assoluzione del premier per Ruby, dopo le dichiarazioni del Procuratore capo di Milano (relative peraltro alla sola procedura seguita dalla Questura in materia di affido).
La parte più penosa della trasmissione è stata la sceneggiata della Santanché, con le sue labbra tremolanti inneggianti alla bontà ineguagliabile del presidente del consiglio e i ragionamenti a pera del maestrino Sgarbi, che continuava a distinguere la virilità autentica di SB, con le sue molte donne di passaggio nella sue varie residenze, in rapporto alla sudditanza psicologica di Fini dalla onnipresente ed onnipotente suocera, implacabile divoratrice di chissà quali favori.
L'unico in grado di ragionare è sembrato il giornalista Sansonetti, che con tono pacatissimo ha potuto dire la verità sulla mercificazione e lo sciacallaggio esercitati da alcuni giornali,sia a destra che a sinistra, in barba alla deontologia professionale e all'etica di un tempo e, soprattutto, alla libertà ed obiettività dell'informazione.
Se parole equilibrate possono pronunziarsi oggi solo da chi proviene dalla sinistra antagonista, vuol dire che questo paese è proprio alla frutta.
mercoledì, novembre 03, 2010
Tea Party Milano intervento del Prof. Antonio Martino
In molti abbiamo sperato che il Professore facesse un passo avanti (proprio sulla scorta di quanto accadde con la marcia di Torino, nella quale fu protagonista con Ricossa e Marongiu della riscossa dei moderati), in direzione dei ‘riformatori liberali’, per rappresentare quella inversione di rotta del pdl, accartocciato ormai su posizioni perfidamente partitocratiche, quell’alternativa capace di realizzare la rivoluzione liberale, facendosi designare Ministro dell’economia.
Purtroppo non è nell’indole dell’uomo compiere strappi ed abbandonare il partito che lo ha eletto, né brigare, o semplicemente presentare la propria candidatura per il dicastero che più gli si attaglia.
Egli rimane (e rimarrà) un illustre professore,capace di lezioni esemplari, ma non di protagonismo politico,seppure nell’interesse del suo paese, che ama profondamente e lealmente- come ha dimostrato nel periodo un cui resse, con alto senso di dignità responsabilità e competenza il Ministero della difesa.
Purtroppo dobbiamo rassegnarci.
domenica, ottobre 31, 2010
”Liberal chic, liberal snob”

Negli ultimi tempi si moltiplicano le censure nei confronti di chi, a torto o a ragione, è considerato fuori dal club degli snob o chic con docg di appartenenza liberale.
Può sembrare un paradosso eppure non esistono solo i radical chic: nel nostro paese, spuntano come funghi i liberal chic, che si ritengono depositari di una verità molto difficile da dimostrare, sia sul piano ideologico che su quello culturale.
L’ultimo intervento dogmatico l’ho letto su ‘l’Occidentale’, a proposito del ‘Manifesto d’ottobre’ di ‘Fare futuro’, che ha raccolto consensi trasversali e pertanto è stato classificato come prodotto di ex fascisti ed ex comunisti.
Sono andato a leggerlo questo manifesto e vi ho trovato, oltre a pertinenti considerazioni sulla fine degli ismi, anche commendevoli citazioni della Arendt e di Einaudi ed un discorsivo programma al servizio della libertà, intesa nel senso più ampio e moderno (vale a dire con occhi aperti alla realtà contemporanea, ai problemi derivanti dalla industrializzazione e l’economia globalizzata, le prospettive dei giovani e la necessità di una più vasta partecipazione nelle istituzioni di strati della società civile finora non rappresentati.
E quindi un fertile terreno di dibattito e nuove idee, che da un lato ci riportano all’Europa comunitaria e dall’altra alla necessità di una ‘rivoluzione liberale’ per uscire dalla palude attuale.
Evidentemente i sassi nello stagno danno fastidio ai comodi guardiani dell’esistente e delle rendite di posizione legate a sorpassare etichette.
Ortega y Gasset avevaa bollato, già nel secolo scorso, come semi-paralisi mentali le obsolete distinzioni tra destra e sinistra, Von Hayek aveva avvertito che nessuno ha diritto di auto-proclamarsi liberale a dispetto di altri, e il buon Sergio Ricossa, rifuggendo da superficiali e presuntuose definizioni, per distinguersi dai conformisti chic e snob, preferì proclamarsi un libertario.
‘Liberale’ è per noi una categoria dell’animo: ecco perché non crediamo ai guru dispensatori di dottrina e di titoli tanto formali quanto fasulli.
lunedì, luglio 19, 2010
UNA CERTA IDEA DELL' ITALIA










