
Chi ricorda "Les hussards"? C'era in Francia, negli anni sessanta,una cultura anti-ideologica, libertaire e joyeuse, irriverente verso le mode del tempo, dai gusti eleganti ed aristocratici,una compagine intellettuale lucida e brillante, acuta e valorosa, ardita e buissonière con fior di scrittori come Roger Nimier,Jacques Laurent,Michel Deon ed altri eminenti personaggi del calibro di Jean Giono, autore de "L'Ussaro sul tetto",una scuola di pensiero intramontabile.
lunedì, gennaio 31, 2011
Baffino non ha torto

giovedì, novembre 04, 2010
Matrix e Sansonetti
' Il saggio Sansonetti'
Matrix ha celebrato ieri la presunta assoluzione del premier per Ruby, dopo le dichiarazioni del Procuratore capo di Milano (relative peraltro alla sola procedura seguita dalla Questura in materia di affido).
La parte più penosa della trasmissione è stata la sceneggiata della Santanché, con le sue labbra tremolanti inneggianti alla bontà ineguagliabile del presidente del consiglio e i ragionamenti a pera del maestrino Sgarbi, che continuava a distinguere la virilità autentica di SB, con le sue molte donne di passaggio nella sue varie residenze, in rapporto alla sudditanza psicologica di Fini dalla onnipresente ed onnipotente suocera, implacabile divoratrice di chissà quali favori.
L'unico in grado di ragionare è sembrato il giornalista Sansonetti, che con tono pacatissimo ha potuto dire la verità sulla mercificazione e lo sciacallaggio esercitati da alcuni giornali,sia a destra che a sinistra, in barba alla deontologia professionale e all'etica di un tempo e, soprattutto, alla libertà ed obiettività dell'informazione.
Se parole equilibrate possono pronunziarsi oggi solo da chi proviene dalla sinistra antagonista, vuol dire che questo paese è proprio alla frutta.
mercoledì, novembre 03, 2010
Tea Party Milano intervento del Prof. Antonio Martino
In molti abbiamo sperato che il Professore facesse un passo avanti (proprio sulla scorta di quanto accadde con la marcia di Torino, nella quale fu protagonista con Ricossa e Marongiu della riscossa dei moderati), in direzione dei ‘riformatori liberali’, per rappresentare quella inversione di rotta del pdl, accartocciato ormai su posizioni perfidamente partitocratiche, quell’alternativa capace di realizzare la rivoluzione liberale, facendosi designare Ministro dell’economia.
Purtroppo non è nell’indole dell’uomo compiere strappi ed abbandonare il partito che lo ha eletto, né brigare, o semplicemente presentare la propria candidatura per il dicastero che più gli si attaglia.
Egli rimane (e rimarrà) un illustre professore,capace di lezioni esemplari, ma non di protagonismo politico,seppure nell’interesse del suo paese, che ama profondamente e lealmente- come ha dimostrato nel periodo un cui resse, con alto senso di dignità responsabilità e competenza il Ministero della difesa.
Purtroppo dobbiamo rassegnarci.
domenica, ottobre 31, 2010
”Liberal chic, liberal snob”

Negli ultimi tempi si moltiplicano le censure nei confronti di chi, a torto o a ragione, è considerato fuori dal club degli snob o chic con docg di appartenenza liberale.
Può sembrare un paradosso eppure non esistono solo i radical chic: nel nostro paese, spuntano come funghi i liberal chic, che si ritengono depositari di una verità molto difficile da dimostrare, sia sul piano ideologico che su quello culturale.
L’ultimo intervento dogmatico l’ho letto su ‘l’Occidentale’, a proposito del ‘Manifesto d’ottobre’ di ‘Fare futuro’, che ha raccolto consensi trasversali e pertanto è stato classificato come prodotto di ex fascisti ed ex comunisti.
Sono andato a leggerlo questo manifesto e vi ho trovato, oltre a pertinenti considerazioni sulla fine degli ismi, anche commendevoli citazioni della Arendt e di Einaudi ed un discorsivo programma al servizio della libertà, intesa nel senso più ampio e moderno (vale a dire con occhi aperti alla realtà contemporanea, ai problemi derivanti dalla industrializzazione e l’economia globalizzata, le prospettive dei giovani e la necessità di una più vasta partecipazione nelle istituzioni di strati della società civile finora non rappresentati.
E quindi un fertile terreno di dibattito e nuove idee, che da un lato ci riportano all’Europa comunitaria e dall’altra alla necessità di una ‘rivoluzione liberale’ per uscire dalla palude attuale.
Evidentemente i sassi nello stagno danno fastidio ai comodi guardiani dell’esistente e delle rendite di posizione legate a sorpassare etichette.
Ortega y Gasset avevaa bollato, già nel secolo scorso, come semi-paralisi mentali le obsolete distinzioni tra destra e sinistra, Von Hayek aveva avvertito che nessuno ha diritto di auto-proclamarsi liberale a dispetto di altri, e il buon Sergio Ricossa, rifuggendo da superficiali e presuntuose definizioni, per distinguersi dai conformisti chic e snob, preferì proclamarsi un libertario.
‘Liberale’ è per noi una categoria dell’animo: ecco perché non crediamo ai guru dispensatori di dottrina e di titoli tanto formali quanto fasulli.
lunedì, luglio 19, 2010
UNA CERTA IDEA DELL' ITALIA

giovedì, maggio 27, 2010
Danilo Barsanti e il diario del conte Alamanno Agostini
giovedì, marzo 18, 2010
Il ducismo

lunedì, gennaio 25, 2010
Anno Zero ha raggiunto vette eccelse.

L'ultima trasmissione ha superato se stessa nella rassegna degli eccessi.
E se Bertolaso si sbagliasse?

Temiamo che i successi e gli allori conseguiti abbiano alterato il giudizio di Guido Bertolaso.
Gli americani avranno molti difetti, ma in fatto di organizzazione, com'è s'è visto nella ricostruzione effettuata, dopo il crollo delle due torri, hanno dato buoni esempi di efficienza ed efficacia concrete e positive.
In una situazione catastrofica come quella haitiana, d'altra parte, solo l'intervento dell'esercito può garantire la normalizzazione e creare le basi per una rinascita della vita sociale.Certamente i risultati non possono essere immediati, nel caos generalizzato, con le bande di delinquenti che imperversano in tutta l'isola, gli sciacalli, i disperati che sfuggono ad ogni controllo.
Adelante con juicio.
Aspettiamo, prima di emettere sentenze, di vedere come gli eventi si svilupperanno nelle prossime settimane per avere un quadro chiaro. Nessuno ha doti profetiche al riguardo, neppure l'illustre sottosegretario di stato Bertolaso.
domenica, ottobre 18, 2009
Io quoto, tu quoti...

mercoledì, giugno 24, 2009
Disintossicazione

Credo sia utile una disintossicazione dai veleni della campagna elettorale, per riappropriarsi di se stessi e ricomporre la propria integrità psico-fisica, guardando oltre la politica ed i 'comitati d'interesse' che sono andati all'assalto di comuni e province nel nome del progresso e del cambiamento - termini che suonano innegabilmente falsi e che nascondono soltanto, nel migliore dei casi, la volontà d'incrementare una nuova professione senza qualità, quella del 'politicante'.
Ho notato che alcuni nuovi eletti presenti su Fb hanno creato nuovi movimenti e nuovi partiti e che cominciano a chiedere iscrizioni e contributi: mi sembra una pantomima già vista decine e decine di volte.
Molti pensano che la salvezza, per loro, verrà dal nuovo proliferare di combriccole, di destra, centro e sinistra. Una vera pena.
Nessuno è contento della situazione generale, né al governo né all'opposizione, ma tutti sono concordi nel dire che le province sono una 'cartina di tornasole' importante, come se non sapessere che si tratta di 'enti inutili' destinati a succhiare l'ultimo latte dell'ultima vacca da mungere.
Una politica seria le abolirebbe d'un colpo destinando i quattrini ad alleggerire il peso della crisi. Ma così non è.
Si continua a parlare di parlamento di' nominati' e non di eletti, dimenticando che l'art.49 della Costituzione reclamerebbe una regolamentazione degli 'enti di fatto', chiamati partiti, mentre nessuno di essi ha messo nel programma un impegno fondamentale per la vita democratica: chiarire obblighi e responsabilità, funzioni e limiti di organizzazioni, che hanno espropriato lo stato da decenni, lottizzando tutto quello che era possibile infeudare, per garantirsi un potere senza fine né controllo, con clientele e nepotismi e sistematici accordi spartitori tra i vari gruppi in gioco.
Non si parla del' voto di scambio' o delle 'scelte uninominali' imposte dalle segreterie dei partiti, prima dell'attuale legge elettorale, che rimane una porcata, ma che va bene a quasi tutti, dato l'esito del referendum.
Si può pensare che la nomenklatura, nella quale si contano per carità anche persone di ottimo livello, voglia autoriformarsi? Sarebbe ridicolo.
Ecco allora crescere l'astensionismo ed il disgusto, non solo per le intossicazioni della politica, ma per tutta la categoria dei politici.
Le cifre sono in pauroso aumento, ma 'lorsignori' fanno finta di non accorgersene...
E' gente che non vota perché o si rifà alla pre-politica o alla meta-politica o addirittura alla metafisica, ovvero ritiene che la cosiddetta 'classe dirigente' del governo e dell'opposizione sarà costretta a dare le dimissioni da se stessa, per autoconsunzione, non rappresentando più nulla e nessuno.
Nel frattempo è meglio occuparsi di altro, senza dare troppo peso alle sceneggiate di queste 'élites non élites'.
mercoledì, giugno 10, 2009
Gheddafi è un dittatore !

domenica, maggio 31, 2009
L'usserino Giuseppe Giusti:celebrazioni del bicentenario della nascita.

martedì, maggio 05, 2009
I veleni della politica

L'intervista sul 'Corriere' di oggi al presidente del consiglio approfondisce altri temi di natura semi-privata che lasciamo alla valutazione del lettore. Qui pare invece importante sottolineare come in Italia non sia ancora possibile fare un passo avanti verso una politica che non sia intrisa di veleni e non conduca ad sempre più grave imbarbarimento del costume sociale.
Ci viene da pensare che alla fine tutto questo non sia frutto di una democrazia tentata e non realizzata, immatura e inaffidabile perché sorretta da consorterie che badano solo al potere e non ai cittadini e al benessere, in tutti sensi, della società.
Al momento in cui scoppiò il dramma del terremoto, sembrò che l'opposizione all'attuale governo avesse fatto una scelta di solidarietà sociale nel segno della nazione, per garantire la ricostruzione nel modo migliore, e nei tempi più solleciti, delle zone dell'Abruzzo colpite dal sisma.
Dopo poche settimane, la legge della jungla ha prevalso, travolgendo il clima di concordia, che sembrava potesse prevalere sulle fazioni, con distorsioni della realtà, diffamazioni, calunnie ed odi personali.
Non c'è da aspettarsi niente di buono, se la vita privata di un personaggio pubblico, senz'alcuna preoccupazione per la verità, viene usata come strumento di lotta politica, facendo prevalere il gossip sulla privacy ed il trash su alcune regole fondamentali della democrazia autentica.
Altro che federalismo, sussidiarietà, autonomia e tutte le garanzie, che si vogliono attuare nel nome dello stato di diritto e del rispetto della persona.
In questi giorni si assiste ad uno spettacolo indecente, un ritorno alla clava e alla tribù (con tutto il rispetto per la tribù).
Non siamo ancora un paese unito, se di fronte alle tragedie, l'argomento più importante da dibattere consiste nel quesito: veline sì, veline no?
venerdì, aprile 17, 2009
Santoro è il popolo !

Avevo anche proposto un contributo dell'otto per mille per sostenere la trasmissione 'Anno Zero', viste le polemiche suscitate con la trasmissione sul terremoto, la quale ha svelato verità inenarrabili e scomode per la protezione civile, a dispetto degli osanna delle TV di regime (Mediaset).
Le dimissioni avrebbero dovute essere un gesto 'volontario', un ulteriore segno di solidarietà nei confronti del 'fondamentalista' Vauro, per sottolineare l'ingiustizia della Commissione di vigilanza contro la libertà d'espressione ampiamente intesa (che comprende,cioè, il vilipendio, l'ingiuria, la diffamazione, il turpiloquio, la diffusione di notizie false tendenziose e magari qualche procurato allarme, per tenere desta l'attenzione nei confronti delle vittime).
Ma esse riguardano i giornalisti 'borghesi', se rilevano che siano venute meno le ragioni della fiducia con l'editore.
Non la Rai. Che è del 'popolo' (in astratto),e non di chi paga il canone!
Perché il popolo, rappresentato da Santoro, dovrebbe curarsi di chi dissente da 'Anno Zero' e non vorrebbe finanziare questa trasmissione con i propri quattrini?
Il conduttore sa bene che, fin quando ci sarà lo Stato a gestire la Rai, lui non deve dimettersi, ma per il bene della causa, suo personale e dei suoi collaboratori, deve generosamente autofinanziarsi con le tasse dei contribuenti.
Rivoluzionario sì, ma non scemo!
lunedì, marzo 23, 2009
Viva La Monarchia !
cci con una sarabanda di coppie note e meno note, in gara per ballare a turno, undici difficilissimi balli, che hanno entusiasmato progressivamente il pubblico. Non credevo che la gara evolvesse così positivamente, dopo l'esibizione nella prima puntata del 'noto urlatore' Vittorio Sgarbi. Mi son dovuto ricredere nelle puntate successive anche se viste a tratti. Dopo le grottesche vicende degli eredi di Casa Savoia, la semplicità e l'educazione di Emanuele Filiberto, la sua sincerità unita ai modi affabili, ad uno spontaneo cameratismo nei confronti degli altri concorrenti, ho tratto un sospiro di sollievo, vedendo finalmente smentita l'antica massima, applicabile a tutti i protagonisti della storia patria, secondo cui 'il meglio della famiglia si trova tutto sotto la terra'. Auguriamo di cuore al giovane principe di riscuotere una sempre maggiore simpatia e considerazione negli animi degl'italiani, i quali hanno un disperato bisogno di esempi di correttezza e gentilomeria, dopo lo sfacelo dei giorni attuali, in cui la fanno da padrone Marina Ripa di Meana e Fabrizio Corona, impegnati più che nell'eleganza dei balli tradizionali a sommergersi d'insulti violenti e pecorecci. Ma l'ammirazione più fervida va alla maestra di ballo e splendida dama di Emanuele, il quale senza la presenza di un simile gioiello, non avrebbe neppure lontanamente potuto aspirare alla vittoria di questa competizione. L'immagine di Natalia Titova, dalle movenze armoniose e delicatamente sensuali, priva di qualsiasi esibizionismo ha donato alla platea e al pubblico l'immagine stessa della bellezza e del fascino femminile, il sorriso splendente ed il magico sguardo dei suo incantevoli occhi hanno dominato sulle altre belle concorrenti. Concordiamo senza riserve con il giudizio del Prof. Zecchi che, a commento dello spettacolo l'ha definita 'stupenda'. E alla quale secondo me si può aggiungere anche l'appellativo di 'regina'. Si, Natalia Titova è una stella fissa soggiogante, una vera regina ! Viva la Monarchia ! lunedì, marzo 16, 2009
Questo è il nuovo PLI !

(1) Quanti anni ha, di che cosa si occupa, quando ha iniziato la sua militanza nel pli e perché?
Ho 34 anni e sono un docente universitario. Mi occupo di diritto e giustizia penale e in questi mesi lavoro particolarmente al progetto europeo JUSTIS, attivo a Parma in collaborazione con il King's College e la London School of Economics, che si occupa di misurazione dei livelli di fiducia dei cittadini nella giustizia. Mi sono sempre sentito "liberale" e rimpiango di non avere iniziato prima l'impegno militante. Il mio più che un impegno è un grido di dolore.
(2)Vuole spiegare meglio quest'ultima frase?
Il grido di dolore è legato al riconoscimento del fatto che l'educazione, i mass media e più in generale lo stile di vita degli italiani sembrano oggi ostacolare i "ragionamenti complessi". La politica pare essersi ridotta a slogan e alternative secche: immigrati si/no, inasprimento delle pene si/no, aiuti alle imprese si/no. Il limite di questa classe dirigente è quello di avere illuso gli italiani che tali alternative possano fornire risposte esaustive a quelli che, invece, sono temi straordinariamente complessi, e per i quali servono competenze e qualità, non populismo e demagogia.
(3)Lei fa parte della segreteria del pli, a seguito dell'ultimo congresso. Può indicare quale programma intende attuare il suo partito nel panorama politico attuale?
Sintetizzerei il programma politico del PLI su tre aree: l'alleggerimento dello Stato, la difesa dello Stato laico e la valorizzazione di merito e competenze. In occasione delle elezioni europee il PLI porterà avanti alcune "battaglie" in linea con la propria tradizione culturale. Mi preme qui soprattutto tranquillizzare chi teme che i "liberali" bandiscano ogni impegno dello Stato in economia: un impegno allo Stato lo chiediamo, ed è quello di pagare con puntualità i debiti ai propri fornitori. Uno Stato non può essere "sociale" se non è anche "puntuale".
(4)Non crede che l'alleanza del segretario del pli, il riconfermato Stefano de Luca con Paolo Guzzanti, nominato ex abrupto vice-segretario, accentui l'impronta personalistica che già gravava in passato sul partito?
Se personalità del calibro di Paolo Guzzanti trovano oggi nel PLI l'unico luogo autentico per una critica liberale verso l'attività del Governo me ne compiaccio. Il Presidente Berlusconi ha usurpato il titolo di liberale con un sapiente uso mediatico della bandiera dell'anticomunismo. Ma chi può credere che sia liberale un Governo che rifiuta di inserire nella propria agenda l'abolizione delle province, che regala 6 mila miliardi delle vecchie lire all'Alitalia che non esita a fare uso della decretazione di urgenza anche in una materia tanto delicata come il fine vita? Benvenuto quindi a Paolo Guzzanti e spero che altri si uniscano; in primis penso a Antonio Martino, ex Ministro della Difesa, che proprio nei giorni scorsi ha espresso nei confronti del Governo le stesse riserve che il PLI esprime da tempo, nel più completo ostracismo dei mass-media.
(5)Pensa sia realistico il progetto di un pli autonomo per le prossime elezioni europee? Chi potrebbe essere il papabile? Lo stesso Guzzanti?
La legge elettorale obbliga il PLI, per svariate ragioni, a cercare e promuovere alleanze. Sono in corso negoziati serrati, e questo mi obbliga a una certa cautela in proposito. Un punto però è fuori discussione: il PLI non potrà allearsi con nessuno dei 2 partiti di plastica (il PD con e senza elle) che sono corresponsabili del degrado della cultura politica italiana e, più in generale, del declino del Paese.
(6)Lei ritiene coerente con le origini storiche del pli una convergenza con i radicali, come pare auspichi il vicesegretario attuale?
Sarei felice di una convergenza con i radicali, che storicamente nascono proprio come la corrente di sinistra dei liberali. Certo, è innegabile che le decisioni politiche del Partito radicali talvolta risultano indistinguibili dalle intuizioni - ma anche dagli umori - di Marco Pannella. Un matrimonio non si può fare senza la sposa, ma io resto ottimista su questo, come su altri fronti.
(7)Le elezioni all'ultimo congresso sono state contestate dalla minoranza guidata da Diaconale e Taradash, sollevando qualche dubbio sul corretto utilizzo delle procedure, sollevando ombre sulla trasparenza del partito, assimilabile per tali 'defaillances' ai vecchi gruppuscoli partitocratici, nostalgici dei pentapartito di antica memoria e dei compromessi sottobanco, per ottenere prebende e poltrone o poltroncine alla vecchia maniera. Che cosa risponde?
E' chiaro che gli screzi congressuali hanno lasciato qualche strascico, ma non credo il punto fossero poltrone e poltroncine, visto che il PLI oggi ne offre ben poche ai propri adepti. Al contrario, Taradash e Diaconale hanno subito dopo fatto valere le proprie "entrature governative", il primo con la nomina a Presidente di un Parco Nazionale, il secondo con la benedizione per la corsa di sindaco a Livorno. Faccio ad entrambi gli auguri di buon lavoro e di successo, ma ci tengo a rimarcare come il PLI sia oggi il punto di riferimento per chi ritiene che i liberali non possano confondersi con un Presidente monopolista, con gli aiuti al comune di Catania, con chi propone un federalismo senza precisarne i costi...Potrei continuare...
(8)All'incontro di 'Libertiamo', la rivista di Benedetto della Vedova, sono stati esaminati svariati temi politici e culturali, da dibattere all'interno del futuro partito della libertà, con autorevoli interventi di parlamentari e dello stesso Berlusconi, auspicando che la voce della 'polarità liberale' dia corpo ad un progetto futuro per la crescita della democrazia e della libertà nel nostro paese.
Non le viene il dubbio il partitino che si fregia della denominazione di liberale sia ormai superato dalla storia e dalla temperie politica, favorita dalla nascita del pdl e che il suo scarso peso elettorale non faccia che favorire la frammentazione, e comunque la perdita di voti a favoe della sinistra? O pensa che con DeLuca e Guzzanti il pli sia destinato ad essere più di centrosinistra che di centrodestra?
Non sempre avere i numeri significa anche avere ragione. Un'alleanza a livello nazionale con la sinistra è fuori discussione, perchè il nostro progetto politico è un altro. Puntiamo, come ho già detto, a creare una vera e propria palestra per i giovani, in vista del dopo Berlusconi, in cui la politica italiana dovrà necessariamente ricominciare a fare i conti con le competenze e le professionalità, non più con "maggiordomocrazia" e "mignottocrazia". Ecco il senso del progetto dei 300, per i giovani liberali che si riconoscono nel nostro manifesto. Ai giovani dico: cercatemi su facebook, e aggiungetevi al gruppo dei 300. Sarà una bella avventura.
sabato, marzo 07, 2009
Parolacce e femminilità

venerdì, febbraio 27, 2009
Attenzione

Ci riferiamo oltre che al maggiore network, anche a tutti gli altri presenti sul mercato, ovviamente, anche se per il favore di cui gode FB, il numero e la qualità degl'iscritti, una buona parte dei quali appartiene a classi d'istruzione elevata e ai ceti dirigenti della società, esso rappresenta il veicolo più importante di contaminazione.
Non pensiamo però che i pericoli siano rappresentati da ictus e altre malattie legate piuttosto allo stile di vita perseguito da ciascuno dei membri, quanto piuttosto dalle manie ossessivo- compulsive, connesse all'uso smodato degli strumenti di conoscenza e relazione, che il sito mette a disposizione.
In effetti, se ci si fa caso, in esso sono compresenti tutte le possibilità di comunicazione. Dal blog alla chat, ai gruppi di fan o spontanei, dalla politica al giornalismo, alla letteratura, ai film, alla musica, e via dicendo (chi più ne ha, più ne metta).
FB assomiglia moltissimo al grande fratello orwelliano: i dati vengono immagazzinati ad una velocità supersonica, la privacy vacilla, ed i controlli si sentono come il fiato sul collo (alcuni, peraltro, sono indispensabili, per impedire che il caos prevalga su tutti).
La possibilità, illusoria, di far parte di comunità globali o globalizzate rende dipendenti psicologicamente.
Se si sta troppo dietro alle infinite lusinghe telematiche in esso contenute, ci si accorge di essere in trappola: il web ci avvolge, blandisce, stuzzica, solletica il narcisisismo ed il presenzialismo, nonché la presunzione di poter dire la propria su su ogni argomenro e sul prossimo, anche violando i limiti del buon gusto e della discrezione, e, quindi, il rispetto della persona.
In mezzo al cicaleccio instancabile, il nostro io può perdere il senso della realtà, credendo di vivere una vita vera ed
autonoma, da cui le insidie del quotidiano sono state eliminate.
Un mondo ovattato che attenua tutti sensi.
Un universo artificiale nel quale disperdere la nostra personalità.
Per questo sarebbe utile che le conoscenze virtuali si tramutassero in relazioni, personali o di gruppo, effettive.
E' l'unico modo per non inebetire, come già accade con televisione e droghe.
martedì, febbraio 17, 2009
Soru, vittima di se stesso

Dopo una domanda, il Presidente della Regione cominciò a rispondere e subito s'interruppe, facendo calare il silenzio tra sé e l'interlocutore, il quale, dopo un'attesa che pareva interminabile, provò a sollecitare il completamento della risposta, rimasta a mezz'aria.
Immediatamente, a quella che gli pareva un'intrusione, Soru reagì stizzito, intimando all'intervistatore: non m'interrompa !
Perché riportiamo questa notizia riesumata da "Il Giornale" in campagna elettorale ?
Perché in questo aneddoto c'è buona parte del carattere dell'uomo e gl'indizi della sua debolezza come uomo politico.
Ora che ha perso con l'onore delle armi, dobbiamo riconoscergli, insieme ad alcune gravi gaffes, almeno l'onestà di essersi dimesso per chiedere all'elettorato un giudizio sulla sua azione di governo, a dispetto del dissenso espresso all'interno della coalizione che lo aveva scelto come premier.
L'apporto dato alla sua rielezione dai partiti movimentisti e radicali ha avuto il sapore di una tattica strumentale per trovare, per essi, spazi altrimenti non conquistabili, alienandogli le simpatie di parte dell'elettorato cattolico.
A nulla, inoltre, sono valsi sia il personale appoggio di Walter Veltroni, che l'uso indiscriminato dei mass-media.
La sua "Unità" e "Repubblica" , la terza rete della radiotelevisione e la 7, "la Nuova Sardegna", "il Sardegna" e le reti radio-visive create dall'amico Nicola Grauso, smentiscono la sua presunta minorità nel campo della comunicazione e non danno la spiegazione della sua sconfitta, la quale, benché sostenuta mediaticamente, è sostanzialmente frutto della sua incompatibilità caratteriale con il mondo della politica militante, traffichina e sleale, ipocrita e affarista, opportunista e miserabile nel decretare la sua fine, con ciniche pugnalate alla schiena ed accordi elettorali trasversali e sottobanco, nell'ambito del centro-sinistra, per favorirne la caduta.
Soru, come buona parte dei sardi di razza, ha perduto paradossalmente per alcune qualità che l'alchimia della patitocrazia trasforma in difetti e colpe irreparabili.
L'inventore coraggioso e geniale di Tiscali, una realtà tecnologica che ha modernizzato il nostro paese e l'Europa, costituendo una spina nel fianco di colossi telematici monopolisti, decise di scendere in campo, forse per sopraggiunte difficoltà della sua azienda, ma soprattutto per conquistare nuove “chance” e quindi maggiore possibilità d'influire sulle scelte di un territorio difficile, qual è da secoli l'isola dei nuraghi.
Egli aveva capito che un buon imprenditore, prima o poi deve fare i conti con chi detiene un potere forte come quello dei partiti, i quali possono essere motore di sviluppo o palla al piede del progresso, con cui occorre, comunque, scendere a patti.
All'inizio, il “Progetto Sardegna” si pose come un movimento al di fuori delle “camarille”, con un programma che puntava principalmente su tre elementi importanti: - ricerca scientifica, con la creazione di un polo universitario competitivo a livello internazionale;
- rivalutazione delle risorse agro-pastorali, con l'adozione delle tecnologie più avanzate per la produzione e la commercializzazione diffusa dei prodotti tipici regionali, protetti e garantiti dalle imitazioni;
-potenziamento dell'imprenditorialità turistica da estendere alle zone interne dell'isola, nell'attenta salvaguardia della natura.
Idee buone che però dovevano perire nel mare magnum della burocrazia dei compromessi e dei giochi di corridoio, una volta stretta l'alleanza con il centro-sinistra.
Errori strategici gravissimi si evidenziarono ben presto nel corso della sua leadership, tutti derivati dall'impostazione salesiana della sua formazione culturale, ancorata al “cattolicesimo rosso” degli anni sessanta e influenzata pesantemente dagli istinti estremisti degli ayatollah del post-comunismo, con cui maldestramente strinse un'innaturale legame ( come possa un fautore del libero mercato entrare in sintonia con l'ideologia assistenzialista, demagogica, antimodernista di una certa sinistra resta ancora un mistero).
A ciò si aggiungano alcuni stravolgimenti dei connotati propri della cosiddetta “sardità”, forieri delle più perniciose conseguenze per l'economia e l'immagine della Sardegna.
L'insofferenza per i pretesi colonizzatori del territorio ed i rigurgiti “revanscisti” contro i nuovi ricchi, maleducati ed arroganti, si tramuta da sentimento d'indipendenza individualista e senso della giustizia sostanziale, l'amore per la natura e la propria tradizione, fortemente connaturati al costume dei sardi, in provvedimenti giuridicamente aberranti e di rozza impronta giustizialista con tasse ed imposizioni fiscali anticostituzionali, in un assurdo braccio di ferro con il Governo centrale ed in vincoli all'attività edilizia privi di logiche giustificazioni ed attinti dal peggior repertorio dell'ambientalismo isterico e fanatizzato.
Le conseguenze negative di simili deviati atteggiamenti non tardarono a manifestarsi in un pervasivo arretramento culturale ed economico.
L'opposizione alla permanenza americana a La Maddalena e alla base della Marina militare italiana, nonostante il pannicello caldo del G8, rischiano di provocare un tracollo economico senza precedenti per la comunità dell'arcipelago “più bello del mondo”, e nascono dall'utopia dissennata di poter attirare imprenditori seri, in grado d'investire e produrre ricchezza, dall'oggi al domani, imponendo una patria potestà burocratica che contraddice i più elementari principi della libera iniziativa.
La contestazione aprioristica della Costa Smeralda e la contemporanea ricerca successiva del sostegno dell'Aga Kan Karim, per importare turismo internazionale nella fascia meridionale dell' isola, con baricentro nella provincia di Cagliare è il grottesco risultato di un campanilismo senza senso né scopi apprezzabili sotto il profilo dell'interesse generale.
Il Presidente si è attorcigliato nei pregiudizi e nelle contraddizioni di una classe politica insipiente portandolo ad enfatizzare il proprio animo di sardo fiero e leale, fino a capovolgersi nel parossismo estremista e declamatorio, nei più nefasti ed autodistruttivi impulsi autarchici.
Il risultato negativo di tale discesa agl'inferi si poteva intuire.
Che cosa poteva portare il connubio tra un imprenditore tutto sommato ingenuo ed i vecchi marpioni dei professionisti della politica se non un abbraccio mortale?

