martedì, giugno 21, 2011

L'idea liberale


''Riscoprire Panfilo Gentile''
Ci sono libri che lasciano un segno incancellabile nella memoria e nella personalità di ciascuno di noi.
Finora mi era capitato con qualche autore di romanzi o racconti particolarmente significativi perché contenenti l’impronta di una civiltà incancellabile.
Penso ad esempio a ‘Memorie di Adriano’ di M. Yourcenar di cui sono sempre innamorato come il primo giorno del nostro incontro.
Ma devo riconoscere che lo stesso risultato è stato raggiunto dal saggio unico, inimitabile, carico d’oro ed argento, benché composto di sole cento pagine, di Panfilo Gentile.
Benché scritto negli anni cinquanta, ripubblicato nel 2002 dalla Fondazione Einaudi, per i tipi della Casa Editrice Rubattino, risplende come un diamante ben lavorato e di preziosissima fattura, destinato ad illuminare la mente senza soluzione di continuità.
Pensereste che le lezioni di Kant o di Nietzsche o di Einaudi siano destinate a scomparire? Certamente no.
E così è pure per ‘L’Idea Liberale’del nostro autore aquilano per nascita e romano d’adozione.
C’è una lunga ed articolata storia con le tesi di questo chiarissimo ed illustre, poliedrico e geniale Professore di Filosofia del Diritto, avvocato senza retorica, scrittore brillante, ricercatore serio e profondo, indagatore di vari campi dello scibile, attento osservatore del fenomeno religioso e della dottrina cristiana da un punto di vista rigorosamente laico, nonché politologo e scienziato della politica, come testimonia la storia della sua elevata opposizione al regime dei partiti, che tuttora ci affligge e deprime, nel nome del più puroliberalismo.
Il suo j’accuse contro la partitocrazia, ed il sistema di corruzione da essa derivante, per il nostro sistema politico e giuridico.
Nacque negli anni sessanta con un libro esplosivo quanto veritiero, implacabile testimonianza della pseudo-democrazia, instauratasi nel nostro paese con la nascita delle istituzioni repubblicane, nonostante gli sforzi generosi di alcuni padri costituenti, studiosi ed intellettuali di vaglia a cominciare da Luigi Einaudi e Vittorio Emanuele Orlando, fino ad Ernesto Rossi e Filippo Burzio: ‘Democrazie mafiose’ è uno studio organico e rigoroso dei vizi mortali, che affliggono il nostro paese, dal parlamentarismo, all’instabilità dell’esecutivo, il dominio delle peggiori oligarchie (o caste), gl’intrecci perversi tra politica e affari, clientelismo, nepotismo e delinquenza organizzata.


Quanti luoghi comuni sul liberalismo

Panfilo Gentile riesce a diradare le nebbie e le fumosità attorno ad un termine, liberale, che è diventato abusato ed anche per questo è spesso frainteso od utilizzato strumentalmente.
Chi rifiuta un nobile blasone? Nessuno o quasi.
Attività liberali erano quelle legate alla civiltà rinascimentale ed all’umanesimo che a suavolta traeva fonte vitale dal patrimonio classico della civiltà greco-romana. Attribuito a personaggi eminenti della storia, qualificava la loro grandezza morale, la generosità, la magnificenza, il mecenatismo, ogni nobile qualità dell’animo e della visione del mondo.
Ma la sua nascita filosofica si lega inevitabilmente alla Restaurazione e, sorprendentemente, viene dopo il democraticismo, figlio del giacobinismo, di cui costituirà un salutare correttivo.
E’ questa una distinzione importante. il governo del popolo tout court può dar luogo a pericolose deviazioni fino alla demagogia e alla dittatura della maggioranza, che conculca ed annulla i diritti delle minoranze.
La democrazia liberale ha invece al suo centro la persona umana e l’individuo ed è contrassegnata dal limite posto al potere dello Stato posto dallo Stato medesimo, nel nome della centralità del singolo non della massa.
Nessuno potrà negare la saggezza di chi intravede nel trionfo del demos un dato negativo: esso rappresenta un demone che soffoca non solo l’individuo, ma le comunità intermedie, le voci della società reale, tutto ciò che nasce per spontanea aggregazione al di fuori dello Stato e magari in contraddittorio con lo stesso, per affermare i princìpi di superiorità del diritto naturale.
Sa queste premesse, si dipana la differenza teorica e pratica tra la democrazia e il liberalismo.
Scrive Gentile che gli inconvenienti dei moderni regimi democratici possono essere così riassunti: suggestioni irrazionali delle masse; esclusione di tutte quelle élites che sono sprovviste dei  requisiti necessari (correntemente negativi) per inserirsi nella gara per il potere; mediocrità delle élites politicamente efficienti; precarietà dei governi.
I tratti caratteristici della ‘liberal-democrazia’ consistono quindi essenzialmente: in una concezione che considera la democrazia incarnata in determinate oligarchie temperate (posto che la dottrina democratica non è fondata in ragione né storicamente mai attuabile ); che considera i gruppi dirigenti, o aspiranti a divenire tali,  coloro hanno accettato la rinunzia alla violenza per raggiungere il potere o per restarvi; il liberalismo è democratico non per devozione a princìpi astratti, ma per considerazioni concrete, perché quelle oligarchie chiamate democrazia, nelle condizioni date, sono quanto di meglio  sia storicamente ottenibile; riconoscendo i difetti degli istituti vigenti, sotto il nome della democrazia, ne cerca anche i correttivi:il liberalismo insomma è il miglior modo di essere democratico, in quanto contribuisce a salvare e conservare le democrazie dal pericolo della democrazia metafisica; è l’opposto del giacobinismo e del radicalismo.


Gentile si ricollega alla scuola elitaria dei Mosca e dei Pareto e quindi non può apprezzare le selezioni al contrario effettuate nei regimi democratici che aprono le porte alla massificazione analogamente alle dittature totalitarie, dove tutto viene livellato verso il basso e la sorte peggiore è riservata proprio alla classe operaia.
03-liberta1Uno studioso, che è passato dall’accettazione delle teorie socialiste al liberalismo, sa bene quali sono le vere differenze col marxismo e la sua evoluzione: fondamentalmente è ilgrande capitale, che snatura il lavoro dell’operaio, riducendolo ad un robot: le grandi concentrazioni e le grandi fabbriche non assicurano né la concorrenza, né la libertà d’impresa ed assomigliano più ad un totalitarismo che ad una libera e partecipata democrazia, che s’impernia sulla limitazione del potere e sul rispetto della persona umana.
Vi meraviglia questa tesi?
Certo, la vulgata anti-liberale non va tanto per i sottile. Nel migliore dei casi tende a vedere due facce della stessa medaglia il grande capitale (magari finanziario), il fordismoe lo stato totalitario inaugurato nel novecento.
Ma, spiega Gentile, che la vera natura del libersimo consiste invece nel mercato privo di condizionamenti, con regole del gioco rispettate da tutti, prevalentemente orientato, a meno che non si tratti di grandi ( e pochi) gruppi strategici per l’economia di un paese, verso la piccola e media impresa, alla quale non nega la possibilità di ammettere forme di partecipazione operaia alla gestione, con il risultato di promuovere non irreggimentazioni dei lavoratori, confiscando il tempo libero e la spiritualità, a tutto danno dell’anima del singolo individuo.
Al contrario, la civiltà liberale privilegia l’individuo e la sua maturazione culturale, l’arricchimento della personalità, garantendo a tutti la parità delle opportunità, condizioni di eguaglianza, promozione del merito, rimuovendo gli ostacoli alla crescita sociale.
Insomma, la vera rivoluzione operaia, nell’ottica del filosofo aquilano, è proprio larivoluzione liberale.
C’è da rimanere conquistati dall’esposizione di questa dottrina, la quale, dopo l’eliminazione di scorie ideologiche apparentemente indistruttibili, si lega, facendo tabula rasa delle superstizioni del novecento, alle nuove frontiere esplorate da altri autori di rango come Ropke o Popper o Hayek, senza trascurare il substrato religioso cristiano, caratteristico del mondo occidentale ed una tradizione europea impregnata di classicismo greco-romano, tanto da auspicare una rinnovata attenzione per i valori aristocratici, nel senso più autentico del termine (un’educazione volta alla salvaguardia della nobilitas naturalis, non a quella del censo o del sangue, come accennò in un altro contesto lo stessoT. Jefferson, desideroso di creare classi dirigenti esemplari per la comunità ed il paese.
Riscoprire Panfilo Gentile per i giorni nostri mi pare un’urgente indefettibile necessità, una grande risorsa per le nuove generazioni.

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