venerdì, settembre 23, 2005

Non tutto è perduto






Se si fosse andati al voto, dopo le regionali, per il centrodestra e per il paese sarebbe stato un massacro(li vediamo i governatori come arrancano, dopo aver esultato per la vittoria elettorale...e quanta delusione c'è fra i cittadini, che pensavano ingenuamente di riavere l'albero della cuccagna, abolito dall'euro e dal deficit pubblico ingovernabile).

Il guaio purtroppo nasce, non tanto dall'aver caparbiamente voluto finire la legislatura (il che sarebbe normale in una società dove l'alternanza politica è la regola), quanto dall'aver perso tempo dietro i giochetti di potere degli alleati, facendo perdere credibilità alla "casa delle libertà".

La rimonta sul piano dell'immagine e di un nuovo appeal presso l'opinione pubblica, anche se i margini sono stretti, rimane possibile, a condizione che il premier e gli altri leader della coalizione sappiano rendersi conto delle esigenze dei moderati, i quali vogliono una politica rigorosa sotto il profilo economico e del cammino per il rinnovamento delle istituzioni, ed un patto tra i partiti della coalizione di governo finalmente solidali, per elaborare un programma coerente da proporre alle prossime elezioni, sfruttando al massimo le contraddizioni presenti nell'"unione".
Una nota a margine dell'articolo di Angelo Panebianco sul "Corriere" s'impone.

Sembrava che il quotidiano di via Solferino avesse cessato le ostilità nei confronti del cavaliere, ma da qualche giorno esse sono riprese anche per mano d'intellettuali liberali (valga anche l'esempio di Piero Ostellino, che ha sparato a zero contro Berlusconi in un'intervista radiofonica): francamente l'atteggiamento aggressivo posto in essere dal giornale, nonostante gli errori del centrodestra, pare eccessivo e fa riflettere seriamente suilla reale indipendenza della stampa italiana.

Letteratura folk


C'è anche la letteratura folk.

Dirò che appartengono alla categoria alcuni libri scritti da autori caratterizzati da una vena creativa, che affonda le proprie origini nell'oleografia di una regione.

Costoro vogliono creare un'opera moderna e finiscono nel folclore, forse perchè non hanno maturato una coscienza profonda della cultura della loro terra, ne hanno solo assimilato gli echi e pretendono d'interpretarla a modo loro, nella convinzione di sentirla pulsare dietro le forme della modernità.

Non è così.

Si tratta di semplice imitazione. Orecchianti.

Ma tanto basta per l'audience e per lo spettacolo da realizzare per un pubblico grossolano.

Due esempi: Floris e Camilleri.

Entrambi sono scrittori folk (lo dico anche a costo di attirarmi gli strali dei lettori dei loro libri).

Ma osservate quanta distanza c'è tra loro e Satta e Sciascia.

Col folk si arriva sul palcoscenico e sui teleschermi, ma i capolavori sono tutt'altra cosa.

La legislatura è (quasi) finita


E' proprio così.

Il premier avrebbe dovuto "esplodere" da tempo, in modo da rendere chiaro all'opinione pubblica che un conto è l'interesse a rinnovare un paese, vittima ancora della partitocrazia e dei poteri forti, ed altro è coltivare i piccoli orticelli privati, mantenere le poltrone a tutti i costi, e tentare, magari, di raddoppiarle a beneficio dei soliti vecchi "professionisti" della politica.

Speriamo bene.

Ma è meglio essere un'opposizione agguerrita e compatta, piuttosto che una maggioranza da "re travicello".

E allora, che questi ultimi mesi siano l'occasione per un esame critico di quanto si è fatto, per correggere gli errori d'impostazione e per assumersi responsabilità chiare e precise sul programma da realizzare nella prossima legislatura, ammesso che gli elettori abbiano ancora la pazienza e la bontà di credere ad un centrodestra rinnovato.

E' l'ultima chance, non per un pateracchio tra partitanti, ma per schierarsi per una nuova battaglia di libertà con idee e principi e traguardi da raggiungere nell'interesse generale, non per qualche cadreghino da mercanteggiare.

martedì, settembre 20, 2005

Attento Feltri


La presenza di Feltri in un programma televisivo sul secondo canale Rai, da una parte, ci ha divertito perché il chiaro giornalista non ha perso il suo caratteristico aplomb e la sua schiettezza, anche brutale, nel rispondere alle domande della conduttrice e dei presenti, ma, dall'altra ci ha preoccupati, perché quando si cominciano a ricevere troppi elogi si rischia di essere giubilati, cioè evirati.

Stia attento Feltri.
Non dia troppa importanza al clima festoso che accompagnava la trasmissione.
Riprenda a lavorare con la solita grinta ed antipatia e ad esprimere opinioni controcorrente.
Non si lasci andare, neppure, a minime confidenze sulla sua vita privata, neanche per ammettere di aver avuto delle scappatelle di cui chiedere scusa pubblicamente alla propria moglie.
Diffidi dei mass media e non rimpianga di non essere diventato il Direttore del Corriere della Sera: quel posto non è per lui, come non lo era per Montanelli.

giovedì, settembre 15, 2005

Viva Delon !


Sarà perché appartiene ad uno dei miti cinematografici più inossidabili del nostro tempo, perché come ricordava in un suo articolo Stenio Solinas, si tratta di un personaggio colto e sensibile, controcorrente, cioè con regole etiche, che non appartengono al politicamente corretto né all'ipocrisia sociale, ma sono fieramente fondate su patti di lealtà e di amicizia, al di là di ruoli e di rendite di posizione, sarà per il suo nichilismo attivo e per l'impegno professionale profuso generosamente in tantissimi anni di carriera, solo in parte legati alla bellezza del fisico, ma piuttosto al fascino che ha saputo conquistarsi presso il pubblico europeo e no, ma Alain Delon rimane uno dei nostri prediletti, oggi più di ieri, a causa proprio della sua confessione di debolezza e fragilità, di depressione, malinconia e disperazione di fronte all'esito della sua vita non breve, intensa, drammatica, vissuta con il cuore più che con la razionalità, tanto d'ammalarsene e da sospettarne lo schianto.

Il suo desiderio di uscire dall'esistenza per propria mano, ammesso che accadrà (e speriamo che non accada), sono un estremo atto di coraggio ed un richiamo agli affetti più profondi.
Un atteggiamento che merita rispetto per la dignità ed il sentimento di profonda umanità che lo ispirano.
Ci vengono in mente le parole di Drieu la Rochelle per bocca del protagonista di uno dei suoi romanzi più affascinanti e significativi, "Fuoco fatuo": Mi uccido perché voi non mi avete amato, perché io non vi ho amato, per rinsaldare i nostri legami.So bene che si sopravvive più da morti che da vivi nella memoria degli amici...
Viva Delon!

Pacs et bonum


L'Arcivescovo di Cagliari, Cardinale Pompedda, dall'estero, dichiara che è compito dello Stato regolare i rapporti delle coppie di fatto e gay.

Sarà stupefacente per qualcuno pensare che si tratta di un'opinione nettamente diversa dalla pronuncia della CEI sull'argomento, ma è così.
E a meno di smentite o rettifiche del giorno dopo, occorre tenerne conto per valutare con obiettività le proposte di Romano Prodi, dettate senz'ombra di dubbio, a parer nostro, a preoccupazioni elettoralistiche.

Il Cardinale sardo, personaggio di non trascurabile levatura intellettaule, colto e sensibile agli afflati e alle esigenze delle persone comuni, nella diaspora generata dalla modernità anche in materia religiosa, profondo conoscitore delle società arcaiche e tradizionali come quelle della sua terra, con la consueta chiarezza priva di pregiudizi e remore, assume una posizione equilibrata e saggia, cristiana e liberale. Certamente non zapateriana.

Solo chi ragiona in termini di mercato delle vacche, non solo come Prodi, ma come alcuni leader od aspiranti leader del centrodestra, possono dirsi contrari ad una disciplina giuridica dei rapporti, da numerosi anni contemplati de facto senza scandalo, tollerati ed accettati dalla maggioranza dei cittadini e tali da non poter minare più di tanto l'istituto matrimoniale e la famiglia tradizionale.

Sul piano legislativo non si tratta d'introdurre parificazioni complete, ma soltanto di riconoscerne l'esistenza con diritti ed obblighi reciproci.
Su quello sociale, poi, quale attentato possono determinare i pacs verso le relazioni formalmente celebrate con rito religioso o civile, laddove siano fondate su lealtà e stabilità, affetti profondi, scelta convinta, solidarietà autentica?

Crediamo che l'onerovole Fini, per quanto animato da legittime ambizioni personali, non solo esprima il suo pensiero, esponendosi, ancora una volta a critiche e strumentalizzazioni, ma interpreti anche la convinzione di larga parte dell'elettorato moderato e laico, non integralista, né confessionale.

Un atteggiamento peraltro condiviso dallo stesso premier, senza necessariamente doverne fare un cavallo di battaglia per le prossime elezioni.
L'attacco sferrato, a destra, da Marcello Veneziani contro Fini, è solo apparentemente coerente con la premessa di richiamarsi ai valori della famiglia, cercando di accomunare in questa difesa della tradizione cattolica un terreno comune per guelfi e ghibellini.

Il vivace ed acuto intellettuale neo-conservatore, non tiene conto proprio di questa fondamentale distinzione, nell'ambito della cosiddetta destra, la quale non può continuare a cavalcare la tigre dei teo-con importati d'oltreoceano per accantonare quel robusto filone culturale e politico che affonda le radici sicuramente in Gentile e Dante, ma anche in Marinetti, D'Annunzio, Pound, Montherlant, Junger, per citare solo alcuni esempi di libertarismo, da ricondursi a visioni religiose (nel senso più ampio della parola) dell'uomo e dell'esistenza, senza imporsi e predicare vincoli confessionali e tendenze filoclericali, che non appartengono, a ben vedere, né alla destra storica, né a quella moderna, ma soltanto al cattolicesimo sanfedista di ieri e di oggi.

Lasciamo al Centro cattolico, la volontà di estendere i princìpi più o meno temporali della Chiesa alla società civile.
Rispettiamo la loro scelta, ma non permettiamo che vengano trascurati e manomessi i diritti individuali, presidio di libertà nei confronti degli abusi di potere confessionali o statali che siano.
Non vogliamo pensare che, la bella destra di montanelliana memoria ignori la realtà ed innalzi la bandiera della discriminazione forcaiola per le coppie cosiddette irregolari.

Sarebbe un non senso, perché le volontà soggettive e le scelte personali, se non nuocciono al prossimo, vanno rispettate e tutelate dallo Stato, anche se non siano condivisibili alla luce della dottrina religiosa.

Un insuperabile maestro come Pareto aveva diffidato, già decenni addietro, del virtuismo, legato alle piccole questioni legate alla sessualità, per incoraggiare la pratica della grandi virtù, quelle di ascendenza antica , che costituiscono ancora il tessuto connettivo dell'Occidente.

Tra le virtù civiche c'è, in primo piano, la tolleranza e la difesa ad oltranza di questo permanente valore contro i suoi nemici.

mercoledì, settembre 14, 2005

Che noia SuperquarK!



Ci scusi l'esimio Piero Angela, ma ci aspettavamo di più dalla trasmissione di ieri sera su Albert Einstein.

In termini divulgativi, a mala pena siamo riusciti a capire grossolanamente la teoria della relatività ed il busillis dello spazio e del tempo, una volta separati e poi unificati per rendere un beneficio alla fisica elettromagnetica.

I soliti fumetti per poveri scemi non ci hanno reso più stimabile il poderoso fisico ebreo-americano ed ex tedesco.

Lo hanno fatto apparire nella maniera più oleograficamente odiosa, come una specie di clown che si divertva a stupire i borghesi dell'epoca con frasi semplici e banali, a cui attribuire i connotati della genialità nascosta.

Battute da deficienti contornavano gli episodi significativi della sua carriera di scienziato, ancora oggi insuperato, ma sicuramente più lucido ed accorto anche nella vita di relazione e nelle considerazioni politiche, di quanto il programma abbia voluto far supporre.

Il feroce revirement nella costruzione della bomba atomica con le lettere inviate a Roosvelt, prima per incoraggiarlo a studiare la sua realizzazione, e poi per impedirne la prosecuzione, a causa della catastrofe che avrebbe provocato nei secoli a venire, appaiono come una favoletta dei fratelli Grimm, ed Eistein non ci fa una bella figura a passare per un povero sprovveduto, un Don Chisciotte che combatte su più fronti, per la democrazia, la libertà e la pace contemporaneamente, senza ottenere che la guerra e le stragi inumane compissero il loro corso con Hiroshima e Nagasaki.

Ma in più, abbiamo dovuto fare uno sforzo notevole per arrivare alla conclusione del programma, a tratti estremamente noioso e con interviste a personaggi famosi nel campo della scienza, i quali ripetevano luoghi comuni e monotoni refrain sulla bellezza della ricerca e sulla sua continua aspirazione alla verità costantemente frustrata.

E' stato un caso che non ci siamo messi a russare rumorosamente, col rischio di svegliare il povero Albert, il quale credeva comunque nell'armonia universale. Affermazione confortante per noi poveri mortali.

martedì, settembre 13, 2005

Socci non è Bernanos


La replica di Socci a Feltri, sull'ultimo libro dello scrittore toscano, apparsa ieri sul Giornale, mi è parsa scomposta, poco pertinente e soprattutto poco cristiana.

Il suo modo di reagire ad argomenti non proprio superficiali, nell'articolo di Feltri avrebbero dovuto ottenere la massima attenzione da parte di chi possiede il dono della fede.

Credo che la popolarità acquisita da Socci, valendosi di strumenti molto mondani come la politica ed i mass media, gli abbia dato un po'alla testa e che ora si ritenga quasi una specie di George Bernanos da campagna toscana, mentre la sua distanza dall'illustre scrittore ultracattolico francese è semplicemente enorme.
Aggiungo che è proprio per la mancanza di autori di alta statura, come Bernanos, a creare in Italia intellettuali cattolici tradizionalisti di proporzioni assai modeste e per nulla capaci d'incidere veramente sul costume della nostra società.

Meno conformismo ed ipocrisia, più umanità ed umiltà nell'approfondire i temi culturali del nostro tempo, senza presunzione né saccenteria da primi della classe, adusi a ripetere da pappagalli la lezione del maestro, darebbero esiti migliori sul piano della credibilità presso l'opinione pubblica della visione cattolica del mondo.

domenica, settembre 11, 2005

Devoti, atei devoti, atei


Antonio Socci si è conquistato una chiara fama di giornalista-scrittore devoto, fin dai tempi di Excalibur, la nota trasmissione televisiva cristianamente semi-fondamentalista.

Da allora è andato a dirigere la scuola di giornalismo a Perugia e a dire la sua su ciò che riguarda la storia e la dottrina della Chiesa Cattolica, santi e miracoli compresi.

Un tempo lontano in TV imperversava Sergio Zavoli, denominato, il socialista di Dio, cupo commentatore di tutte le catastrofi e le nefandezze della prima Repubblica, nel periodo degli anni di piombo.

Sotto altre spoglie per le sue origini cielline, ora è il tempo del forzista di Dio, Antonio Socci, il quale non perde occasione con libri e scritti e presenze televisive d'impartire lezioni in materia teologica, quasi fosse il portavoce personale dei papi di Santa Romana Chiesa.

Apprezziamo la sua vis polemica quando rifà le pulci ad Eugenio Scalfari e a Pietro Citati, suoi avversari talebani difensori della super religione laicista, ma un po' meno la sua vena mistica, che lo spinge a scrivere libri esaltatori della fede, dall'efficacia incerta, proprio per il tono febbricitante impresso alle proprie tesi.

Nell'ultimo libro, il suo sacro furore gli fa santificare perfino Montanelli, che tutto era meno che un fedele credente, né un agnostico ricercatore del divino, a causa del suo abissale pessimismo.

Bene quindi ha fatto Vittorio Feltri, in una lettera aperta pubblicata sul suo quotidiano, a mettere i puntini sulle i, a proposito della personalità del grande Indro, il quale rimase un ateo convinto per tutta la vita, nonostante il rispetto dovuto alla religione nel suo complesso, come si addice ad un vero conservatore ( basti ricordare a tale proposito il suo maestro Prezzolini, tormentato dal dubbio e dall'ansia del divino, e le sue riflessioni sul rischio di Dio ).

In piena possessione religiosa, il mistico Socci, nel suo ultimo lavoro ravvisa nel mondo le stimmate della bontà a tutti i costi e questa bestemmia fa sobbalzare qualsiasi persona di buon senso.

Insomma un po' più di misura sarebbe stata auspicabile in una materia così complessa e delicata.

Ed anche maggiore rispetto per i poveri sfortunati, carenti di certezze sulla trascendenza, avrebbe guadagnato simpatie per il cattolicissimo autore.

Esprimiamo la nostra solidarietà a Vittorio Feltri, giustamente indignato dal fervore alla Giovanna d'Arco dello scrittore senese, al quale sommessamente suggeriamo, da anarchici inquieti ed agnostici, di non dimenticare mai l'antica raccomandazione di "lasciar stare i santi"...

Essi stanno bene nei luoghi di culto e nell'alto dei cieli o a fianco dei poveri peccatori, ma in questa terra, non buona, ma disgustosa per il prevalere del male e della bestialità in tutte le sue forme, c'è posto anche per i devoti atei, come Ferrara e Fallaci e per gli atei tout court, i quali hanno diritto di vivere in piena libertà e, addirittura, in santa pace.

sabato, settembre 10, 2005

Le ragioni di Brunetta


Renato Brunetta ha ragione.

Nell'esternazione di stamattina, critica aspramente Forza Italia, ma la critica si può estendere a tutto il Centrodestra.

In buona sostanza, egli dice che le aspettative degli elettori, nel 2001, erano quelle di un effettivo cambiamento della politica, una modernizzazione del paese e delle istituzioni.

Purtroppo la spinta si è andata spegnendo nel paludoso parlamentarismo, nelle piccole manovre del corridoio dei passi perduti, nelle soffocanti segreterie di partito, fino agli esiti attuali, che non sono certamente brillanti, a causa un atteggiamento rinunciatario e possibilista, tutto teso ad ingraziarsi mass media ed avversari.
L'esatto contrario della richiesta dell'elettorato moderato.

Riteniamo che certamente i risultati positivi non sono mancati in questi anni di governo, ma la litigiosità, i personalismi, la tabe della partitocrazia hanno attaccato una compagine, che avrebbe dovuto compiere una vera e propria rivoluzione nella mentalità, nel costume, negli assetti costituzionali, ma che non ha avuto purtroppo il coraggio d'incidere a fondo nella realtà sociale.
Spiace dirlo, ma qui, all'interno dell'area liberale, si gioca di rimessa e, a pochissima distanza dalle elezioni generali, non s'intravede un programma unitario e determinato per presentarsi all'opinione pubblica senza complessi, tentennamenti, incertezze, con una salda presa di posizione sui temi di maggiore interesse e l'elaborazione d'idee per vincere, almeno sul piano culturale se non politico od aritmetico: la crisi economica, i modi più appropriati per il rilancio delle attività produttive, il mezzogiorno, i giovani, le riforme dello Stato e della pubblica amministrazione con la sconfitta della burocrazia e lo strapotere fiscale, l'assistenza ai ceti deboli, la creazione di spazi più ampi per le libertà individuali e collettive, nella salvaguardia della sicurezza del cittadino e la lotta senza quartiere al terrorismo interno e internazionale.

Non è importante soltanto la vittoria delle urne, ma la conquista di un'identità piena, forte, suggestiva e credibile sul piano dei princìpi e dell'organizzazione del consenso.

Abbiamo l'impressione che manchi una visone gramsciana- ci si consenta il termine- per la trasformazione della struttura sociale in senso libertario da un lato e, dall'altro, nel ripristino del senso dello Stato, della legalità, della crescita del benessere e la perequazione delle diseguaglianze con la valorizzazione dell'economia sociale di mercato e delle capacità d'impresa in senso globale e competitivo.

Occorre costruire, con grinta ed aggressività, l'immagine di un polo moderno, ma con radici profonde nella tradizione culturale italiana ed europea, libero da pregiudizi e timidezze nell'abbattere il vecchio establishment in tutti i campi, senza patteggiamenti e compromessi, che alla lunga esauriscono il patrimonio vitale del fronte liberal-conservatore, il quale, se necessario, dev'essere pronto ad assumersi l'onere di un'opposizione seria, costruttiva, implacabile, temibile, contro le disfunzioni di un sistema corrotto ed in disfacimento, quale il centrosinistra vuole riproporre per la difesa della nomenklatura del vecchio potere.
Finora, ci pare che solo il premier manifesti proposte chiare, precise e disinibite per affrontare l'agone elettorale.

Basterà per coagulare, attorno al polo delle libertà, con anticonformismo ed un pizzico di fantasia, le energie adatte a combattere e vincere?

Dio c'è


Sarà attribuibile alla celebre formula di Einstein, ovvero alla diffusione delle dottrine orientali, oppure allo sviluppo tecnologico, ai progressi della scienza e alla maggiore consapevolezza delle masse, sta di fatto che l'equazione corrente, in termini di religiosità, oggi è data dal concetto di "Energia", come fonte primaria dell'universo e della vita quotidiana.

Mi colpì, qualche anno fa, la frase di un mio carissimo amico ingegnere, che in un luogo silente, in mezzo ad un bosco di pini e rocce granitiche, a contorno di una piccola radura, attraversata da soffi di vento provenienti da varie direzioni, esclamò che in quel sito si raccoglieva una
forte energia.

Razionalista e positivista come lo conoscevo, mi parve un'affermazione inconsueta e stravagante da parte sua, ma da allora ho sentito pronunciare sempre più spesso e a tutti i livelli questo magico verbo.

Ormai non si parla più di Dio, principio desueto evidentemente.

Al più si associa il termine ad Energia: questa si è appropriata della mente e della fantasia delle folle e ce la ritroviamo ad ogni piè sospinto nelle conversazioni pù banali: dal macellaio, dalla parrucchiera, al bar.

Dio ormai è uguale ad Energia e chi mai potrà dubitare della sua esistenza di fronte ad un corto circuito o ad una scossa per la dispersione di una presa?
Altro che relativismo.

Dio c'è.

Si vede e si sente.

Basta accendere una lampada o suonare un campanello.

venerdì, settembre 09, 2005

Marcello Fois e la modestia


In occasione di una manifestazione culturale tenutasi a Firenze per la presentazione di un libro di raccolta di storie noir, da parte di vari scrittori del genere, viene intervistato il giallista sardo Marcello Fois, il quale con estrema disinvoltura si autodefinisce un "grande" scrittore, ormai "arrivato".

Meraviglia la iattanza dell'autore, il quale sarà pure bravo a scrivere storie poliziesche, ma, di là ad essere creatori di capolavori, come si addice ai grandi, ce ne passa.

Peccato.

Forse è un errore generazionale: la mancanza di proporzioni, di senso della misura e l'umiltà, una volta erano la regola per chi si avventurava nel campo delle lettere ed i generi minori, come il giallo, non meritavano l'appellativo di opere letterarie in senso stretto, anche se i buoni scrittori non mancano in questo campo.

Ma Fiori ritiene di essere Simenon o Christie o Scebarnenco, per caso?

Quanti anni sono passati, dopo la scomparsa di Scebarnenco perché egli, collaudato dal tempo e dalla critica disinteressata, potesse assurgere all'empireo degli scrittori del noir?

Impari prima di tutto il supponente Fois che la grandezza non nasce dalle autoinvestiture e che i geni e i talenti, in qualsiasi campo, sono estremamente rari.

La sobrietà era una caratteristica antica del sardo, ma forse non esiste più o magari si perde come il vino buono nella traversata del mare.

A Fois forse ha nuociuto trapiantarsi in Continente. Gli consigliamo di rileggere se non la Deledda, almeno il (veramente) grande Salvatore Satta, traendone qualche benefica e positiva lezione di umiltà.

venerdì, settembre 02, 2005

Ospitalità e piatti di plastica


Una mia vecchia amica ha voluto ricambiare una cena offertale tempo addietro a casa mia, invitandomi, ieri sera, insieme con altre due ospiti, nella sua villa al mare, in corso di smobilitazione per l'approssimarsi della fine delle vacanze.

Ora, è vero che anche tra i borghesi di provincia - un tempo sacra custode delle usanze corrette - è invalso l'uso dei piatti di plastica, magari accompagnati da un sottopiatto in ceramica, come per dire: "guardate che i piatti ci sono, ma per il clima afoso mi guardo bene dal servirverli, a scanso di fatiche..."
Ma è pur vero che, per quattro sei commensali, una tale "precauzione" a vantaggio della propria pigrizia, nonostante la confidenza tra ospite ed invitati, appare certamente esagerata.

A completamento della tavola (apparecchiata su un ripiano ricavato su quattro assi mobili e coperto da tovaglia scura di cotone, ampiamente utilizzata nel corso della stagione), l'anfitrione si è presa la cura di collocare alcune posate di piccola grandezza, adatte alla frutta o al dolce, dando così un tocco di normalità a banchetto.

Una varietà inusitata di piccole pietanze, accompagnata dagli spaghetti cotti al momento e saltati in padella con ingredienti alla marinara, presumibilmente precotti, faceva pensare che, a ridosso della domenica, venissero riciclati cibi, che si conservano per qualche giorno in frigorifero od anche provenienti, probabilmente, dai risultati dell'attività di volontariato della gentile signora a favore di persone colpite da indigenza ed inedia (noblesse oblige), sapientemente conditi con sapori forti, per mascherarne adeguatamente il gusto, hanno completato la coreografia della serata - conclusasi, comunque, in un clima conviviale, tra un pettegolezzo femminile, un commento sull'ultima dieta dimagrante ed il ghigno di soddisfazione della padrona della magione, per essersi alleggerita di un onere sociale, nella maniera moralmente più economica.
Certo il ricambio di cortesie si è realizzato in maniera indolore, ma quanta pena per la fine delle buone abitudini legate ai sani principi dell'ospitalità, magari senza fronzoli né orpelli, o cibi elaborati su vassoi di terracotta, ma ingfinitamente carichi di spirito amichevole, buona educazione campagnola e vera cordialità.

O tempora o mores, avrebbe esclamato l'acuto Cicerone.

E come avremmo cenato più volentieri, nella nostra dimora, in compagnia di un gatto beneducato!

giovedì, settembre 01, 2005

Il richiamo della foresta


Non abbiamo nulla contro Follini in sé e per sé considerato.

Ha l'aria un po' svagata forse per i riflessi delle lenti da presbite - astigmatico, e rispetto ad altri personaggi politici porta quasi sempre cravatte eleganti: ha i modi un po' untuosi dei sagrestani stanchi, un eloquio pacato e a volte criptico, ma che cosa si può pretendere di più da un antico democristiano?

Il leader dell'UdC fa il paio con Tabacci, altro scalpitante stallone della vecchia scuderia centrista.
Entrambi si sono mostrati irrequieti, prima e dopo il congresso del partito, per scrollarsi di dosso l'investitura berlusconiana nel governo, ansiosi di raggiungere altri lidi, altre frontiere...
Essi paiono dire:"
Com'erano belli i tempi della proporzionale e come si aggiustava tutto con la vecchia DC".
Ovvero:"ognuno aveva la sua parte col voto di scambio, i favori piccoli e grandi, i clientelismi, i nepotismi, le manovre di corridoio per il cambio della guardia nelle lottizzazioni del sottobosco governativo e dei poteri locali o parastatali, a cura dei capataz di turno, asllorquando un'elargizione pubblica o semi pubblica non si negava a nessuno, per raccogliere consensi e prebende a spese del contribuente".

Peccato che i tempi delle vacche grasse siano finiti e ad ognuno tocchi assumersi le proprie responsabilità per far fronte alla voragine del deficit pubblico e restare in Europa.

Ma tant'è: la voglia di ritorno agli antiquati assetti è come il richiamo della foresta del celebre romanzo di J. London.

A nulla vale obiettare che oggi o si è per il bipolarismo (e quindi, o col centrodestra o col centrosinistra, senza mezzi termini ed acrobazie verbali come, anche sul Corriere in edicola, tenta di fare lo stesso Follini, per mascherare, dietro nuove ed irrealistiche leadership, il desiderio di altri miserandi ribaltoni) o si rischia di trasformare il parlamento in un suk ancora più barbaro e di guidare il Paese con la logica dei capi tribù.
La nostalgia del potere per il potere, comunque esercitato è più forte di qualsiasi esigenza di un vero spirito di servizio per la collettività, perché non si perda nei ricatti e nella corruzione partitocratica, alimentata dal proporzionalismo e da un Centro somigliante ad un mercato delle vacche, che qualsiasi persona di buon senso non ha certo voglia di rimettere in piedi a vantaggio esclusivo di una ristretta cerchia di mercanti, con buona pace della democrazia e della libertà.

lunedì, agosto 15, 2005

Buon ferragosto

Non ti curar di loro...


"Sartori e la morale dei paraculi"

L'indicibile Professor Sartori in un commovente articolo sul Corsera, nel rievocare fasti familiari, si diffonde in un'epica lezione di moralismo, ad uso e consumo di una certa parte politica, ormai priva di referenti di spessore sul piano culturale e delle idee.

L'emerito, che nel frattempo ha ritirato le dimissioni, rientrando impunemente nell'associazione "Libertà e giustizia", perdonando il suo patron De Benedetti per essersi pentito dell'affare concluso con il diabolico Berlusconi, erudisce il mondo sul bene ed il male, con una classificazione magistrale.
Per chi non lo sapesse, l'universo si divide in persone perbene e persone permale.

Sembra l'uovo di colombo, ma non lo è.

Pensate bene alle sussunzioni ideali, che immediatamente il geniale politologo aggiunge, ad esemplificazione dell'acuta distinzione degna di una cattedra alla Columbia University.
Esse s'incarnano, manco a farlo apposta, pur senza esplicite indicazioni nominative, nelle somme figure del capitalismo buono, che trovava e trova in Mediobanca il proprio naturale luogo d'incontro.

Il pistolotto dell'esimio scienziato, sul massimo quotidiano perbene, traccia insomma il quadro edificante della vera classe dirigente in campo economico e politico, quella che, per definizione, fa solo affari puliti, non specula, non si arricchisce con l'insider e produce nell'interesse del paese e della classe lavoratrice.

In primo piano, presumiano che il Sartori collochi sempre lui, il Carlo Magno dell'economia etica, l'ing. De Benedetti, da cui ogni aspirante imprenditore dovrebbe prendere esempio, ad edificazione propria e della buona società.

Che dire, per gli altri, per coloro i quali non hanno le stimmate del capitalismo chic, progressista e sostenitore dei prodi dell'Unione, il movimento che darà vita, tra breve, al mondo nuovo, purificato e giusto?

Per quelli vale l'antica massima del "non ti curar di loro, ma guarda e passa" di dantesca memoria.
Costoro sarà bene che sappiano di non aver diritto di cittadinanza e che, essendo dei reprobi, verranno combattuti e vinti in nome del Bene e della Democrazia.

Peccato che, in concomitanza col proclama del grande talento della scienza politica (italiana ed occidentale), ha fatto capolino il vecchio picconatore Francesco Cossiga, il quale, in tono pacato, ma fermo e documentato, dalle pagine di uno dei giornali cattivi, ha rievocato un episodio poco noto - rispetto ai tanti risaputi dell'ingegnere benemerito - quand'era alla guida dell'Olivetti, valida industria poi decotta, grazie alle virtù morali ed imprenditoriali del suo padrone, la quale - al tempo della guerra fredda tra le superpotenze- privilegiava nettamente i rapporti con l'Urss e il KGB.

Si tratta di una commendevole storia legata alla vendita, e al traffico con il servizio segreto dell'Est, di un congegno sofisticato, atto ad intercettare alcuni meccanismi del sistema difensivo USA, a prezzi proficui per la fabbrica d'Ivrea, ma poco utili per l'Occidente, tanto da richiedere contromisure severe da parte americana, con la sollecitazione di adeguate sanzioni presso il nostro Capo dello Stato e il nostro Ministro degli Esteri a carico del presidente della società piemontese.

Ricorda Cossiga con quanta fatica si riuscì a salvare il fedifrago Carletto dalle grinfie della Cia, la quale non gradiva, evidentemente, che - all'interno di un paese della Nato - si favorisse la potenza sovietica con commerci, che Sartori giudicherà etici, ma la maggior parte dell'opinione pubblica non valuta propriamente corretti.
Altrettanto accadde, peraltro, al tempo dell'intelligente e morale iniziativa del Ministro olivettiano Visentini, il quale, non sentendosi minimamente in conflitto d'interessi con l'azienda di De Benedetti di cui era consulente finanziario, decretò un bel giorno l' obbligatorietà, per tutti i bottegai, i famosi registratori di cassa, già in produzione, pressoché esclusiva, presso la stessa ditta, ad eccelsa gloria dell'economia perbene, come ebbe a testimoniare un'inchiesta svolta sull'argomento dal perverso settimanale Il Borghese di Mario Tedeschi.

Meno male che in Italia, accanto ai sepolcri imbiancati, sopravvive qualche irriducibile demolitore di luoghi comuni e di etica di cartapesta, praticata con inimitabile devozione dai paraculi di professione, per i quali si adatta meglio il summenzionato detto del sommo Poeta - a conforto delle persone permale, prive di scrupoli, neghittose ed indifferenti alla questione morale.

venerdì, agosto 12, 2005

"Democrazie mafiose" di Panfilo Gentile


Torna in libreria, per merito della Casa editrice Ponte alle Grazie, il brillante, perspicace saggio di Panfilo Gentile, Democrazie mafiose, analisi lucida e spietata della partitocrazia.

Un esame profetico della degenerazione dei partiti, aggravatasi nel corso degli ultimi trentanni (la prima stesura del pamphlet è del 1969), resa ancora più evidente dalla tirannide esercitata - in questo lungo periodo - dal sistema delle tessere (dei partiti), il quale, dal dopoguerra in avanti, è succeduto a quello della tessera (del regime fascista), in pratica, innovando quasi nulla rispetto al passato.
Nella nuova edizione del volume, curata da Gianfranco de Turris, con una postfazione di Sergio Romano, compaiono altri importanti contributi dello scrittore e studioso liberale (aggiungeremmo liberale doc), che completano la visione della società italiana e dei suoi vizi mortali, unitamente ad un'intervista concessa allo stesso curatore).

La figura di questo grande intellettuale laico (ricordo un suo saggio dedicato ad un'agnostica Storia del cristianesimo), critico implacabile dei regimi di massa e sostenitore di princìpi elitari, a garanzia di una democrazia efficiente e non inquinata da cosche e gang travestite da "organizzazioni democratiche", nell'alveo della grande tradizione sociologica dei Pareto dei Mosca e dei Michels, merita oggi di essere riscoperta, per la lezione di realismo politico - ancora utilissima per un possibile rinnovamento delle istituzioni e del costume del nostro paese.

Se ne raccomanda vivamente la lettura agli spiriti liberi.

lunedì, agosto 08, 2005

Caselli e la borghesia


In un articolo di prima pagina sul quotidiano comunista Liberazione, il procuratore Caselli lamenta l'ostracismo della classe di governo nei suoi confronti, riconducendola all' attività inquisitoria, da lui svolta a Palermo e grazie alla quale furono accertati "i legami della mafia con la borghesia politica, professionale", etc.etc. etc.

A parte la difficoltà di di reperire elementi precisi sui processi intentati e conclusi con le condanne richieste dalla pubblica accusa e quelli non ancora definiti in tutti i gradi di giudizio, risalta soprattutto, nel contesto richiamato da Caselli, la vicenda dell'On. Andreotti, che, se ricordiamo bene, è uscito dignitosamente dai procedimenti aperti a suo carico...

Non riusciamo a capire piuttosto il riferimento ad una classe sociale (la borghesia), indicata come complice di "cosa nostra", se non ricorrendo a valutazioni e terminologie metagiuridiche, cioè ideologiche.

Sembra quasi che il procuratore abbia condotto una guerra - non tanto contro la delinquenza organizzata ed i suoi complici - quanto contro il ceto, marxianamente inteso, come dominante, detentore delle leve del potere negli ambiti più svariati, primo fra tutti quello politico.

Francamente le sue proposizioni lasciano stupefatti.

In un cultore del diritto, una scienza con regole tecniche e linguaggio precisi, non trovano ordinariamente spazio considerazioni di altra natura.

Prospettive ed argomentazioni simili pensavamo fossero superate dai tempi.

Duole constatare che la visione di un fenomeno così complesso e diffuso a livello internazionale debba essere ricondotto e costretto nelle anguste categorie dell'ideologia, in obsolete classificazioni, contrapponendosi in maniera stridente alle analisi e alle definizioni di magistrati, come Falcone e Borsellino, impegnati per un tempo maggiore di quello di Caselli, a contrastare le offensive criminali diramantesi dalla Sicilia.

Personaggi onesti e competenti che, fra l'altro, non hanno mai attribuito fondamento e serietà all'esistenza di un "terzo livello" della mafia, nè ad altri fantasiosi intrecci di volta in volta costruiti dai mass media, magari per assecondare interessi diversi da quello della giustizia, depistando il lavoro degl'inquirenti.

E questi valentissimi servitori dello Stato non appartenevano forse a quella "borghesia professionale", che finora è stata l'unica, con pochi altri valorosi esempi (pensiamo per tutti al generale Dalla Chiesa), a testimoniare col sangue la lotta contro questo genere criminoso nefando ed interclassista quant'altri mai?

sabato, agosto 06, 2005

Grillini canterino


Non sappiamo quale sia la specifica competenza professionale dell'onorevole Grillini, presidente dell'arci gay e deputato diessino presenzialista.Ma crediamo che, al di là del relativismo imperante, egli non abbia dubbi sull'evoluzione del terzo sesso e dei nuovi compiti delle famiglie omofile e lesbiche.

In una conversazione sul tema delle coppie omosessuali e dell'adozione di figli da parte di quest'ultime, si è esibito in una performance pedagogica per i non addetti, di tale levatura da fare invidia ai cantori della modernità areligiosa e matematico-scientifica, che trova in Vattimo e Giorello i più rappresentativi esemplari.

Le ultime conquiste legislative in Spagna e la ventata di olandesizzazione, che attraversa i paesi europei, lo hanno convinto evidentemente che gli ostacoli ad una piena equiparazione agli altri sessi e alle coppie - un tempo - definite normali si possano agevolmente superare, in nome delle magnifiche sorti e progressive degli ex diversi, per condurli ad esercitare - a pieno titolo - maternità o paternità, senza più differenze di ordine biologico e psicologico.

Sotto quest'ultimo aspetto, l'ultimo debole baluardo è stato faticosamente innalzato, nel corso dell'incontro, da Anna Rita Parsi, psicologa evoluta e à la page, ma non del tutto svincolata, per il Saggio Grillini, da pregiudizi inammissibili e vieti luoghi comuni.

Infatti, alle obiezioni della prima, circa il diffuso timore sociale verso i matrimoni del terzo tipo, a causa della preoccupazione derivante dalla mancanza di nascite future, il parlamentare ha brandito trionfalmente i risultati delle più aggiornate indagini demoscopiche, secondo cui gli esseri più prolifici al mondo sarebbero proprio loro: gay e lesbiche.

Veramente egli si limita ad affermazioni perentorie, senza chiarire bene le fonti informative a cui riferirsi, ma la dichiarazione facilita comunque il successivo passaggio alla conquista dei figli, da attribuire alle nuove coppie, o con l'inseminazione artificiale, o con le adozioni.

A nulla valgono le argomentazioni della Parsi al riguardo, nel sostenere non tanto la diversità di funzioni, quanto quella (bontà sua!) di ruoli differenti tra padre e madre, costituenti fattori insostituibili di crescita per maschi e femmine, come la famiglia naturale (senza che l'aggettivo suoni offesa per alcuno, per carità!) testimonia da millenni.

Il Grillini se ne frega di questi argomenti, li giudica trascurabili di fronte allo zapaterismo che avanza e confina la psicologa nell'ultima spiaggia del sessismo, trattandola con malcelato disprezzo e costringendo la povera donna a ritirarsi in buon ordine con le ultime patetiche, sorpassate convinzioni pseudoscientifiche.
E noi?
Irriducibili nostalgici di antiche culture e pervicaci continuatori di pratiche erotiche reazionarie come faremo ad adattarci al nuovo mondo, ineluttabilmente destinato ad essere l'unico valido traguardo per il cammino dell'umanità?

L'importante quesito non ha avuto modo di essere affrontato nell'occasione.

E'probabile, però, che il canterino della new age sessuale ci prospetti la possibilità, per il nostro bene e e la nostra salvezza, di fronte alle dette indiscutibili verità, di frequentare appositi corsi di rieducazione, come avveniva in Cina ai tempi gloriosi della rivoluzione culturale, in modo da poter sviluppare una mentalità confacente al prossimo assetto sociale e riscattarci cosi dall'errore oscurantista.

Perché Grillini non propone, al compagno Presidente della Rai, un ciclo di trasmissioni televisive dedicate alla scoperta delle gioie e del primato degli accoppiamenti tra generi identici, utilizzando il titolo di una fortunata rubrica del passato regime televisivo, dedicata agli analfabeti e denominata, appunto, "Non è mai troppo tardi" ?

venerdì, agosto 05, 2005

Un tardivo, malinconico riconoscimento



Nel 1987, l'allora Ministro dell'ambiente Pavan aveva decretato il numero chiuso nella piccola ed incantevole spiaggia sarda di Cala Luna, presa d'assalto, nel periodo estivo, da gommoni, barche, barchette e turisti in numero non inferiora tremila presenze al giorno ( laddove la capienza massima sopportabile sarebbe stata, ad esagerare, di trecento persone).

Ordinanza specifica venne emessa a cura del capo del compartimento marittimo competente, per introdurre una regolamentazione degli accessi all'arenile sia dal mare dal mare, sia da terra, per non disperdere la qualità del sito sotto l'invasione di vere e proprie orde barbariche (addirittura catapultate, a volte, da elicotteri).

Immediatamente insorsero i comuni di Dorgali e Baunei, proprietari del territorio e la regione Sardegna, che s'impegnò in una furibonda battaglia giuridica, in nome della propria autonomia legislativa, ottenendo l'annullamento del decreto ministeriale, con la conseguenza di far ripiombare l'intera costa di circa quaranta chilometri, nel più selvaggio disordine e nella più grave manomissione ambientale.

Ora la cronaca della provincia Ogliastra riporta l'allarme delle autorità politiche sui danni derivanti dall'indiscriminato accesso alle varie località marine del proprio territorio, dall'insufficienza delle strutture igieniche e ricettive, dal collasso di una dei patrimoni più pregiati dell'isola, in nome di un turismo straccione ed incolto, che beneficia pochi addetti, per nulla sensibili al valore della bellezza e dell'equilibrio ecologico e progetta seriamente il ripristino del numero chiuso per i visitatori.

Nei fatti, un tardivo riconoscimento alla valutazione obiettiva, compiuta diciotto anni fa, in merito all'impatto dolorosoamente negativo che l'indiscriminato afflusso di nomadi itineranti nel segno della civiltà di massa, avrebbe comportato per quell'incomparabile litorale.

E meno male che decentramento ed autonomia contraddistinguono quel federalismo regionale atto a salvaguardare, nel modo migliore e diretto, gl'interessi delle popolazioni locali...

A tanti anni di distanza, sia reso onore al lungimirante onorevole Pavan.

giovedì, agosto 04, 2005

Le convulsioni di Ezio Mauro



In un fosco articolo di fondo su Repubblica, il direttore tenta un'analisi della situazione del gruppo editoriale L'Espresso, dopo l'ingresso di Berlusconi nella società di Carlo de Benedetti, destinata al salvataggio delle medie imprese in difficoltà.

Ezio Mauro non nasconde il proprio imbarazzo, la sua prosa è schizofrenica, nel compiere l'acrobatico tentativo per distinguersi dall’iniziativa del suo patron, con qualche timido e velleitario conato d'indipendenza ideologica dall'operazione finanziaria che ha messo d'accordo i due ex nemici, ma si capisce che il boccone amaro non lo digerisce: è in preda ad indomabili dolori di stomaco.

Mentre procede nell'esame del caso, sforzandosi d'introdurre delle ridicole spiegazioni del tipo De Benedetti ha creato la società, ma non ha chiesto a Berlusconi di parteciparvi... e cercando di accreditare l'idea che, a destra, sono esultanti per lo sdoganamento del salotto buono della finanza per imprenditori privi della benedizione della massoneria radicalchic e di sinistra, il Nostro si lancia in una sequela di affermazioni gratuite sulla classe di governo, degna del più becero repertorio propagandistico dei sindacati di base e dei disobbedienti d'estrazione ferroviaria-bolognese.

Ora, che Mauro non riesca a nascondere al suo pubblico gli attacchi di bile, e sia in preda profondo malessere all'idea che dovrà autodisciplinarsi nella gestione del giornale, per paura di perdere lo scranno, si capisce pure.

Non ha certamente l'autonomia di un politologo come Sartori, che, se non altro, si è dimesso dall'associazione Libertà e Giustizia, sodalizio affiliato allo stesso gruppo economico da cui dipende il direttore di Repubblica, il quale, al contrario, è convinto magari di potersi mantenere al comando del giornale, per una sorta di vitalizio affidatogli in nome dell'intellighenzia progressista e dell'elevazione delle masse operaie.

Come fa a presentarsi in pubblico, libero d'insultare questa destra, mentre il suo padrone non disdegna di affiancarsi, nel modo degli affari, all'odiato Cavaliere?

In realtà, l'area moderata guarda l'evolversi dell'accordo con commenti, anche critici, sulle pagine dei giornali, per l'esito che esso potrà avere sugli equilibri politici, e con argomentazioni ispirate a compostezza, frutto di mancanza di complessi.

Se il risultato sarà strategicamente apprezzabile per l'economia del paese, si sarà data la dimostrazione che l'era del guadagno privato e del deficit pubblico, alle spalle del contribuente, non è più di moda e che il connubio avrà portato qualche progresso al libero mercato, nonostante le convulsioni di Ezio Mauro e della sinistra capitalista.


lunedì, agosto 01, 2005

Ex nemici = amici ?


Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti si uniscono in una società che provvederà alla costituzione di un fondo comune d'intervento a favore delle medie imprese in difficoltà.

La notizia, che ha raccolto un pressoché unanime favorevole accoglimento da parte della stampa, segna la nascita del nuovo salotto buono della finanza italiana.

Personalmente ci rallegriamo dell'ingresso di Berlusconi nella rinnovata mediobanca, al posto degli Agnelli e di Cuccia, a suo tempo inventore in campo economico delle nozze con i fichi secchi, atte a garantire - soprattutto - un avvenire relativamente sicuro a Mamma Fiat.

Non ci è mai parsa giusta l'idea di una sua esclusione, dalla cabina di regia, perché ritenuto un parvenu nel mondo imprenditoriale del bel paese.

Però un po' c'inquieta l'idea che ora egli si allei in qualche modo con De Benedetti.

Ciò di cui avrebbe bisogno l'Italia non è tanto la presenza di due papà come loro e di zii moderni e sportivi come Luca Montezemolo e Diego Della Valle e Nerio Alessandri, quali numi tutelari della stanza dei bottoni, in cui saranno bandite le banche nob d'affari e si lavorerà a favore della competizione internazionale, secondo l'annuncio solenne dell'Ingegnere, ma che alla teoria della libertà di mercato segua la pratica effettiva c che si favoriscano altre serie intraprese per essere presenti e protagonisti nell'era della globalizzazione, raccogliendo le sfide dell'economia nordamericana ed asiatica.

Vorremmo che l'iniziativa portasse buoni frutti a favore delle medie imprese in difficoltà ed aiutasse l'Italia a liberarsi dai monopoli legali, dai soggetti semiprivatizzati avvinti alle rendite di posizione parassitarie fondate sui debiti.

Riusciranno gli ex nemici ad essere amici tra loro e dell'economia libera, di cui il nostro paese soffre cronica mancanza?

Che se ne faranno altrimenti, i cittadini di un gruppo di protettori, quando non ci sarà più nulla da proteggere in questo antico suolo?

venerdì, luglio 29, 2005

Tocqueville, buon anniversario!


Duecento anni fa nasceva Alexis de Tocqueville, lucido scrittore, uomo di squisita sensibilità, analista politico di prima grandezza, esaltatore e critico della democrazia moderna, vero maitre a penser dell'Europa moderna, spesso dimenticato, ma sempre attuale e vivo nel pensiero del nostro tempo.

Nella Democrazia in America vide vizi e virtù del nuovo sistema politico affermatosi oltre oceano, da tenere presente nel vecchio continente per un avvenire da protagonista della storia.

I princìpi enunciati dall'illustre scienziato sociale sono tuttora validi?

Alla domanda non può che rispondersi affermativamente, avendo cura di estrarre dalle sue riflessioni quanto è ancora essenziale per la salvaguardia di un sistema politico insostituibile nella contemporaneità e quanto invece è necessariamente riformabile per adattare le regole passate - con nuovi apporti intellettuali e fresche elaborazioni d'idee - al terzo millennio, nella speranza di una rinascita europea.

La figura del giovane studioso francese, sintesi mirabile di educazione aristocratica e spirito liberale, si propone oggi come simbolo di rinnovamento nella continuità.

Un pragmatico punto di riferimento per chiunque conservi la convinzione che la strada dell'eguaglianza e della libertà, non possa essere disgiunta dal culto della qualità, delle migliori capacità dell'uomo ad autogovernarsi, senza retorica né eccessi giacobini.

Le insegne del suo blasone sono infine sostegno alla "Città dei liberi", recente sito web di aggregazione in difesa della libertà senz'aggettivi, luogo d'incontro che, in pochissimo tempo, è riuscito a raccogliere tante opinioni non conformiste e a divenire un laboratorio intellettuale significativo per la costruzione di una nuovo assetto della società italiana ed europea.

Buon anniversario Tocqueville ed auguri vivissimi agli uomini liberi.

Il parco di Caronte



Il Parco Nazionale dell'Arcipelago della Maddalena nasce da un'ottima idea, che si realizza male.

Succede spesso in Italia e in materia di ambiente i casi si sprecano.

E' probabile che uno solo tra i parchi marini d'Italia abbia finora funzionato, ma solo per ragioni geometriche.

L'Isola di Ustica, infatti, ricade in un'area protetta limitata e quindi facilmente gestibile come un parco giochi.

Ma anche là, ricordiamo che le difficoltà non mancarono all'inizio, per le proteste dei pescatori che si sentivano defraudati.

Affidato al Comune, poi, piano piano, la situazione si stabilizzò e crediamo che ora viva decorosamente a vantaggio del turismo.

Degli altri parchi, meglio non parlarne - perché sono semplici carrozzoni clientelari, con divieti, spesso non rispettati per mancanza di controlli adeguati, che impediscono iniziative economiche con ricaduta generale positiva per le popolazioni delle zone dove sorgono.

Ma alla cronaca di questi giorni è venuta alla ribalta la diatriba sul Parco Nazionale dell'Arcipelago della Maddalena, candida a divenire internazionale, con l'allargamento all'intera area delle Bocche di Bonifacio tra Sardegna e Corsica.

La polemica nasce da battibecchi tra politici di sinistra e di destra.

Il Presidente della Regione sarda Soru, in visita alla Maddalena, ha sparato bordate contro il Presidente del Parco, Cualbu, di nomina ministeriale, succeduto a sua volta ad altro designato di area diessina, il quale aveva tenuto a battesimo la nascita dell'Ente.

Soru ha contestato innumerevoli inadempienze e Cualbu ha rivendicato scelte buone e proficue.

Entrambi, nello svolgimento delle proprie argomentazioni sono stati più attenti alla guerra ideologica, che non all'interesse dell'arcipelago.
La realtà è peraltro sotto gli occhi di tutti.

Le isole sono solo relativamente protette, perché la pressione antropica continua incessantemente nei mesi estivi con le barche da traffico stracariche di persone, da riversare sulle spiagge per fare il bagno ed ammirarne le bellezze, creando in compenso stress e tensione ambientale ed una lenta, ma costante, distruzione del patrimonio naturale.

Personale di vigilanza non addestrato sufficientemente e il solito sistema di italico del lassismo congiunto alla volontà di guadagno indiscriminato, sui cui l'ente preleva una parte non indifferente per autofinanziarsi rendono grottesco lo spettacolo.

Il nuovo Presidente ha dovuto tirare la cinghia, per la diminuzione dei finanziamenti statali per i ripiani di deficit e porre rimedio a tutta una serie d'iniziative della sinistra ambientalista, la quale ha cercato di accontentare - con una politica di sperperi ed assistenza - i soliti clientes e nepotes.
Quest'ultimi si sono ridotti di numero, ma sono sempre in agguato, anche sotto la nuova gestione, a conferma del fatto che la destra- come purtroppo dimostrano molti esempi- ha proseguito nella stessa azione: interventi pubblici, che hanno accontentato gli appaltatori e che non producono ricchezza.

Opere e manufatti restaurati a fior di milioni e destinate a degradarsi nel tempo.

Il denaro pubblico impiegato è reso infruttuoso dalla mancanza di iniziative produttive.

La categoria dominante dei traghettatori, cui si unisce quella dei commercianti locali, costituiscono i ceti beneficiari di questo stato di cose, il quale non assicura neppure la tutela ampia ed articolata delle coste e delle isole, del mare e delle spiagge, dei porticcioli e della navigazione da svilupparsi, secondo l'intento originario del legislatore, in armonia con l'ambiente e la natura.

Può ben definirsi il Parco di Caronte, per il quale nessuna sostanziale innovazione si registra nel cambio di cavallo dal centrosinistra al centrodestra, sofferente, fra l'altro, per la dicotomia tra governo regionale di sinistra e gestione dell'ente parco di destra.

Vale anche qui la parafrasi della memorabile frase di Carl von Clausewitz : "L'ambiente è cosa troppo seria per lasciarla in mano ai politici".

mercoledì, luglio 27, 2005

Begli amici!


Dopo lungo penare nella ricerca, ero riuscito a trovare una colf extracomunitaria, una di quelle ragazze che a diciottanni sono già sposate e con figli e pronte a lavorare seriamente nell'interesse della famiglia presso case private, pur non possedendo un'adeguata professionalità.

Serena, questo il nome della giovane rumena, si dimostrò molto attenta ed attiva e soprattutto desiderosa d'imparare: a stirare, a pulire senza fare uso improprio dell'acqua, etc, etc, etc.

Dopo adeguato tirocinio, la giovane donna, a cui corrispondevo la retribuzione concordata e non mancavo di far avere altre piccole utilità, invitandola al desco, per spirito di benevolenza e cortesia, venne presentata ad una coppia di amici, dopo averne elogiato caldamente le qualità innate ed acquisite.

In breve, divenne collaboratrice apprezzata anche in casa loro e poco alla volta di altri stretti parenti.

A causa di un intervento chirurgico, fui costretto ad assentarmi dal mio domicilio, che rimase chiuso per circa dieci giorni.

La notizia era nota anche ai miei amici, i quali cogliendo la palla al balzo, offrirono a Serena la possibilità di aumentare il numero di ore da dedicare ai lavori domestici nella propria abitazione, affrettandosi a dirle che dovevo essere ricoverato in ospedale per un tempo indeterminato...

In conclusione: la ragazza lavora presso i miei carissimi amici ed io ho dovuto cercarmi un'altra domestica, da istruire nuovamente.

Mi piace l'amicizia. E la giudico un valore indiscutibile.

martedì, luglio 26, 2005

L'estate degli ombrellai




In Sardegna, e segnatamente in Gallura, la stagione è appannaggio non solo degl'incendiari in servizio permanente effettivo, ma anche degli ombrellai, di coloro che, per traslato, noleggiano ombrelloni (e sedie a sdraio e lettini) con licenza di occupare chilometri di arenile, sottraendo la spiaggia pubblica ai cittadini e privatizzandola a proprio uso e consumo.

Le direttive regionali consentivano un massimo di 20 mq. quadrati concedibili ai noleggiatori, per deposito di attrezzature, ma riservavano all'uso generale le spiagge, com'è sacrosanto per i beni di proprietà pubblica.

Il pensatoio dell'ufficio decentrato nella nuova provincia regionale di Olbia -Tempio, ha ritenuto opportuno aggirare l'ostacolo, con l’escamotage di una conferenza di servizi del 2004, ma da considerarsi valida in eterno, con la quale si è deciso di elargire superfici consistenti dell'arenile pubblico a società o singoli, che investono poche lire per soddisfare il preminente interesse marittimo dell'ombrellone sopra la testa e della sedia sdraio sotto il culo - come se non fosse possibile fare altrimenti per tenere docili i fortunati concessionari, solitamente indisciplinati e - a quanto pare - difficilmente controllabili nell'espletamento dell'encomiabile servizio da parte delle autorità.

Sembrerebbe un vero e proprio monopolio legale, anche se largamente discutibile sul piano dei princìpi giuridici e della promozione qualificata e qualificante del turismo, la cui apparente giustificazione è, appunto, l'impossibilità di verificare se i noleggiatori rispettano le norme regionali o statali.

Come dire: non possiamo arrestare i ladri, consentiamo loro di rubare entro certi limiti...., superati i quali interveniamo.

Una beffa per la collettività e gli stessi turisti, che si devono accontentare dei rimasugli di spazi graziosamente lasciati fuori della concessione dell'area ombreggiata (costantemente attrezzata, di giorno e di notte, con ombrelloni, lettini e sedie, che sono permanentemente in offerta ai consumatori).

Aggiungete che la politica delle spiagge sicure, seguita in loco, comporta il sequestro di oggetti, lasciati per avventura sulla spiaggia libera da singoli o comitive, dimoranti o di passaggio nell'isola, qualora abbiano avuto la dabbenaggine di portare al loro seguito attrezzi balneari di loro proprietà, rifiutandosi di fare ingresso nei recinti in concessione, per garantirsi un posto all'ombra al prezzo medio di trenta euro....

L'affollamento di ombrelloni in certi punti è ormai tale che è difficile vedere il panorama e forse addirittura il mare.

Ma, d'altra parte, come si può incrementare meglio la vacanza in Costa, se non proteggendo il turista dai colpi di sole?

La vergogna


Ci sono persone istruite, che non conoscono bene il significato delle espressioni pronunziate.

Le parole sono pietre. Bisognerebbe pesarle prima di lanciarle. Conoscere il loro valore, sia in senso apprezzativo che riduttivo o addirittura distruttivo.

Ma non è così sempre.

Vi sono alcuni, specialmente tra le nuove generazioni, che hanno perso l'occasione d'imparare compiutamente una lingua, a causa del degrado della scuola pubblica, ma anche per pigrizia, e non conoscono neppure l'umiltà di verificare grammatica, sintassi, vocabolario onde accertarsi se quel che dicono abbia un senso logico compiuto, una giustificazione epistemologica ed un valore.

Il logos. Il verbo.

Abbiamo dimenticato quale alta vetta rappresenti e non siamo in grado d'insegnarlo ai giovani o giovanissimi.

E' vero quel che ha osservato un commentatore del post dedicato all'oscenità del linguaggio, che sembra divenuta moneta corrente: non è detto che i termini volgari non siano usati frequentemente e con estrema disinvoltura da persone adulte, mature.

Penso che sia una giusta osservazione.

Se i genitori - come spesso capita - imitano i figli o tendono ad arruffianarseli, perché non hanno nulla da testimoniare o da tramandare, né da farsi contestare sul piano delle idee(com'è naturale avvenga tra differenti età), c'è da meravigliarsi se cogliamo, nella bocca del prossimo, insulti gratuiti, accuse senza fondamento, che attingono al gergo peggiore e tendono a colpire, denigrare, annientare con gratuità e criminale leggerezza soltanto chi si reputa distante da se stessi, per cultura, educazione, buon gusto, sensibilità, gentilezza d'animo?

Così va il mondo: perfino la pietà è un'immagine, uno slogan un'icona ideologica, infernale.


Sulla dialettica ricca di vita e di simboli vince lo schematismo dell'ideologia, la mala fede di marca totalitaria, il messaggio di morte.

Tout se tien.

I guru degli ultimi cinquantanni raccolgono i loro frutti avvelenati che nascono sulle labbra di discepoli patetici, poveri di spirito, ma pronti ad aggredire senza motivo per calmare le proprie frustrazioni.


Questa è la vergogna.

Pensare che la verità sia un'etichetta dell'ultimo cd dell'ultimo cantore del nulla.

E coloro che vomitano frasi senza senso sono i figli della stessa tragica miseria: burattini urlanti tra la folla anonima tesi a coprire il vuoto della propria anima.

venerdì, luglio 15, 2005

Le bombe di Giannini



Chi l'avrebbe detto che il vice direttore di Repubblica fosse capace di analisi così esatte e concise sul terrorismo in Irak ?

Che potesse elargire spiegazioni tanto convincenti e sottili sulle cause degli attentati contro la popolazione civile(compresi i bambini), enunciando il suo geniale ed equilibratissimo punto di vista in materia di bombe?

E' stata una vera rivelazione apprendere dall'esimio giornalista ( spesso in ombra, alle spalle del direttore) che non è ammissibile giustificare il massacro di fanciulli con il fatto che la guerra l'ha voluta Bush e potrebbe, quindi, essere ascritta a lui la vera responsabilità della strage.

In realtà la strage è colpa dei terroristi ! Sentenzia l'illustre pensatore, non mancando di formulare una fondamentale considerazione sulle motivazioni ideali dei "resistenti" iracheni, suggerendo le regole da seguire.

Se proprio devono colpire le potenze capitaliste, lo facciano con attentati diretti contro la Casa Bianca ed i vari parlamenti nazionali !

Sancisce così Massimo Giannini le regole d'ingaggio del nuovo terrorismo, nel nome della resistenza e del progresso, assolvendo e legittimando i metodi proditori dei banditi e degli assassini islamisti.

Essi possono attaccare giustificatamente, seguendo tali argomentazioni, le sedi istituzionali dei paesi occidentali. Come dire che, in quegli ambiti, i massacri sono giustificati.

Un bell'esempio bipartisan, non c'è che dire.

Lasciate da parte le piccole creature, la cui morte - bontà sua - non si può (purtropppo?) far risalire all'America guerrafondaia, i kamikaze si possono impegnare ad libitum contro i rappresentanti e le classi politiche dei paesi occidentali, attentando liberamente in quei luoghi dove ordinariamente svolgono la loro attività o magari soggiornano...

Questo il senso del suo ragionamento.

Il terrorismo rispetti un minimo di faire play, santi numi ! e poi lanci tutte le bombe di cui dispone come e quando vuole.

Non sappiamo bene se attribuire le avventate parole di Giannini ad un transfert, un lapsus freudiano, una comprensione profonda dei fratelli fondamentalisti, ovvero a semplice dabbenaggine o precoce senescenza.

Nei panni del direttore del giornale, comunque, ci preoccuperemmo seriamente della disinvoltura e dello spirito sportivo del suo vice.


lunedì, luglio 11, 2005

Jefferson e gli islamisti



Carlo Lottieri, con argomentazioni non prive di logica, ha proposto una riflessione intorno al pensiero di Jefferson sulla non ingerenza negli affari politici altrui, nonché sulla tradizionale posizione neutrale della Svizzera, in ossequio al principio che i soldati devono servire alla difesa del proprio paese, garantendosi una sicurezza inconcepibile negli altri stati europei.

Si tratta di una meditazione sull'isolazionismo, che postulerebbe, se applicato anche da noi, un disimpegno dell'Europa dall'Irak e dalle mire di conquista dell'Arabia Saudita da parte di Al Qaeda.

L'articolo appare coerente con le proposte di Calderoli e della Lega, che pensano più alla difesa interna, che non all'esportazione della democrazia e alla lotta internazionale al terrorismo islamista, il quale - secondo Lottieri - verrebbe oltre tutto indebolito più dal disinteresse dei governi occidentali nelle questioni mediorientali e dei paesi a religione mussulmana, che dall'uso delle armi.

Ci chiediamo, dubbiosi, se questa tesi possa valere a salvaguardare l'occidente, dopo gli ultimi attentati a Londra.

Provenendo da un intellettuale abituato a soppesare le parole a far seguire le proposte da ragionamenti ordinariamente persuasivi, sentiamo maggiormente il peso delle perplessità nello sforzo di comprendere ed accogliere il suo atteggiamento e le sue ipotesi.

Pensiamo a ciò che, da qualche tempo un altro pensatore brillante come André Glucksmann va sostenendo: che l'offensiva fondamentalista, in realtà, non è nata con l'11 settembre, ma prima, nel periodo komeinista, mentre oggi è del tutto evidente l'offensiva nichilista del terrorismo internazionale islamista, con coperture incontestabili da parte di stati padrini.

Allora le nobili idee di Jefferson, sul mantenimento di ottimi rapporti con le altre nazioni, in nome della non ingerenza e del commercio, in un quadro mondiale radicalmente mutato, rispetto ai tempi del grande statista americano, possono ritenersi valide ed efficaci per difendere la libertà?

Non sarà opportuno considerare il problema del nuovo terrore da un punto di vista più ampio, meno ristretto agli ambiti economici e dei buoni affari di stampo svizzero, per valutare le lezioni che ci provengono dall'assalto del relativismo, esistente all'interno della stessa comunità occidentale, e dalla presenza del cosiddetto nichilismo muto, come lo definisce lo stesso scrittore francese, richiamandosi all'insegnamento di Machiavelli, il quale ammoniva sulla necessità di non dimenticare che il partito della pace è pure quello che non commette assassinii, ma permette il loro compimento?

Apprezziamo molto l'opera divulgativa sul libertarismo di Lottieri e la vivida, acutissima continuazione dell'opera di Bruno Leoni, meritoriamente collegata alla sua attività di studioso attento e perspicace, ma ci pare che il pensiero neo-jeffersoniano mostri, in questa circostanza, l’inadeguatezza e l’incapacità di governare la drammatica e complessa situazione attuale, al di fuori di un rischioso utopismo.

venerdì, luglio 08, 2005

Inglesi anche noi


Dopo i molteplici attentati e l'orrenda strage ad opera degli odiosi estremisti islamici nella metropolitana ed in altri punti della città di Londra, nessuno degli europei può sottrarsi alla partecipazione addolorata al lutto della nazione britannica.

L'Inghilterra, che non da oggi ha dato prova di lealtà nei confronti dell'Occidente, di grande rispetto per le etnie culturali e le guarentigie personali in nome della libertà, non può essere considerata estranea alla comune patria europea e, naturalmente, ai valori incarnatisi in questa entità - a difesa della sua millenaria civiltà, nata dalla matrice greco-romana, cristiana e liberale (nel senso più elevato e pregnante del termine).
Seppure sottoposta a critiche non sempre fondate ed in fase di profonda crisi d'identità, in molti casi agevolata dalle posizioni particolariste degli stessi suoi governanti, l'Unione europea esiste, è una realtà concreta da decenni, prima ancora di allargare i suoi confini a nuovi paesi.
Qui non è tempo di riaprire polemiche per addebitare responsabilità a chi dell' Europa vuol fare una passiva ancella dei propri egoistici interessi, ma è necessario richiamare invece il comune impegno nel processo d'integrazione e con vigore riaffermare la realizzazione di un organismo politico rinnovato, che esalti - coordinandole- le varie soggettività nazionali.
La strage di Londra ci porta tutti a riflettere sugli errori del passato per chiedere un maggiore coinvolgimento contro il terrorismo, l'intolleranza, il fanatismo per la salvaguardia dell'anima europea ed occidentale, superando i vieti schemi del mercantilismo fine a se stesso in una visione più propriamente politica e spirituale, capace d'imporsi al mondo quale modello avanzato ed equilibrato, culturalmente radicato e portatore di nuovi progetti e speranze anche per gli altri popoli extraeuropei.
L'inghilterra siamo noi.
Dovremmo essere tutti come gl'inglesi fieramente determinati a combattere più di prima, in nome della nostra civiltà, la barbarie terroristica.
Dovremmo avere la stessa compostezza, la stessa dignità, lo stesso riserbo nella sofferenza, e al tempo stesso la ferma volontà nel credere in se stessi piegare la fanatica delinquenza internazionale, la bandiera della morte e della bestialità, la stupidità di menti manipolate dal fondamentalismo omicida.
Evviva l'Inghilterra, esempio solenne di orgoglio e di forza morale per i veri europei.