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venerdì, ottobre 26, 2012

Dove sono le idee generose ?


La nostra politica è stata non solo piccola, ma miserabile ed ha distrutto la possibilità di coltivare idee generose nell'interesse della comunità. 


I valori di libertà sono stati interpretati ad usum delphini per permettere ad ognuno di fare i propri comodi e difendere privilegi ingiustificati.


Ora accade che tutti i partiti siano allo sbando, ma nell'area moderata pare prevalere il fine di conservare la tecnocrazia al potere, per salvarsi dal naufragio, mentre i tentativi di reagire alla decadenza della società civile si concentrano sull' economicismo e l'homo oeconomicus, in nome di un  liberismo portato alle conseguenze estreme, il quale considera lo stato (anche quello minimo)ciarpame o zavorra da buttare in mare, consentendo il risveglio di moti egoistici e separatisti nell'illusione di fare il bene del cittadino.


Ci avviciniamo ad uno stadio di sempre più avanzata schiavitù nei confronti di un Moloch, che s'identifica ormai come predominio di una partitocrazia, alimentata da una folle tassazione a carico dei ceti medio-bassi, per consentire al capitalismo finanziario di prosperare a danno della più elementare equità e delle delle persone più deboli.


Effettivamente sarebbe necessaria una reazione libertaria, la quale rivaluti i soggetti sociali intermedi e rifondi organicamente l'ordinamento generale all'insegna di un nuovo umanesimo.


Considerato l'attuale stato dell'arte ed i pronunciamenti dei leader, dubito che la cultura del nostro paese, considerata nel suo complesso, per lo più asservita da troppo tempo alle ideologie e al principe, riesca ad orientare le scelte dell'elettorato verso l'auspicabile grande politica ed un profondo rinnovamento del costume, lasciando campo libero a sacrosanti movimenti di protesta, purtroppo privi finora della necessaria competenza a governare per affrontare la complessità del reale, le sfide della modernità, favorendo le aspirazioni e le esigenze spirituali di uomini non ancora privi delle proprie radici.

Dove sono le idee generose ?

sabato, gennaio 10, 2009

Invito alla lettura di Simone Weil


Forse avete già letto qualcosa di Simone Weil. Se non l'avete fatto, ve ne consiglio la lettura. Adelphi offre un catalogo completo delle sue opere, che in rapporto alla sua breve vita sono un vero e proprio prodigio del suo genio. A me piace soprattutto ricordare "La Grecia e le intuizioni precristiane" e "L'amore di Dio"con un'introduzione di Augusto del Noce su "S. Weil testimone del nostro tempo".

Se penso alle tante "femmes savantes"del nostro tempo, non posso fare a meno di notare la differente statura intellettuale e culturale di questa giovane donna, febbricitante di passione per la mistica e per le fonti della civiltà occidentale, scomparsa prematuramente, ma stella splendente per l'eternità, nel cielo dei talenti di primaria grandezza.

Nelle sue "Lezioni di filosofia", che sto leggendo, ci sono indicazioni succinte, ma acute, sui concetti fondamentali e sulle conquiste del pensiero da parte dei grandi pensatori dell'umanità ascritti all' Occidente.

Molto perspicue le considerazioni sulla conoscenza di sé, attorno a cui, fin dai tempi di Socrate, ognuno di noi s'interroga.

E' semplicemente strabiliante come quest'autrice riesca cogliere l'essenza delle cose, attraverso una logica stringente ed una profonda analisi dell'anima del mondo, con un excursus affascinante e coinvolgente.

Buona lettura a chi voglia approfondire la sua scienza.

mercoledì, agosto 27, 2008

Prezzy


Giuseppe Prezzolini, detto Prezzy, è stato un infaticabile organizzatore culturale ed un personaggio di spicco nella storia letteraria del novecento, soprattutto come fondatore di una delle più pregevoli riviste dell'epoca, "La Voce", sulla quale scrissero eminenti personaggi, scrittori ed artisti, che hanno lasciato un segno profondo nella vita del nostro paese.

Prezzolini aveva il culto dell'indipendenza e pur essendo amico personale di Mussolini, e potendo trarre enormi vantaggi da questo legame, anche grazie al suo acume ed alla sua scintillante intelligenza, nonché al suo vasto patrimonio d'idee, preferì, all'avvento del fascismo, emigrare negli USA, dove insegnò, per moltissimi anni alla "Columbia University", letteratura italiana.


Tornò in Italia nel dopoguerra, ma, dopo un breve periodo di permanenza a Vietri sul mare, preferì stabilirsi in Svizzera, a Lugano, da dove continuò a collaborare a quotidiani e riviste.

Si vantava di far parte della "società degli apoti", cioè di coloro che non la bevono e questo gli servì pe non cadere nelle trappole della retorica e negl'inganni della politica e dei partiti, ma lo tenne fuori da qualsiasi pur meritato riconoscimento, anche economico, continuando a scrivere, per campare, ben oltre i cento anni.

Fu un convinto conservatore, o meglio un anarco-conservatore, giustamente critico nei confronti del suo paese, di cui individuò, lucidamente ed inesorabilmente, vizi e difetti.

Pur avendone pieno titolo rifiutò l'appellattivo di "maestro".

Il pittore ed incisore toscano Sigfrido Bartolini venne, un bel giorno, redarguito dallo stesso Prezzolini, perché gli si era rivolto deferentemente con quest'appellativo.

Di diritto però apparteneva alla categoria degli "antitaliani", nel senso paradossale del termine, essendo un amante del suo paese, ma profondamente critico nei suoi confronti, proprio a causa di un radicato patriottismo.
Dei suoi moltissimi libri, vogliamo ricordare oggi, "Il codice della vita italiana", che pur essendo stato scritto, per i tipi della "Voce", nel 1921, conserva una straordinaria attualità nel delineare il carattere degl'Italiani.

Traiamo alcuni brani, da questo libretto prezioso, per poter riflettere sulle considerazioni dello scrittore, le quali, pur essendo amare, corrispondono alla verità del nostro popolo.

Ecco alcune perle, da non dimenticare. E da rileggere di tanto in tanto.

"L'Italia si divide in due parti; una europea che arriva all'incirca a Roma e una africana o balcanica che va da Roma in giù. L'Italia africana o balcanica è la colonia dell'Italia europea".

"In Italia nulla è stabile fuorché il provvisorio".

"In Italia l'uomo è sempre poligamo e la donna poliandra (quando può)".

"In Italia non si può ottenere nulla per le vie legali, nemmeno le cose legali.Anche queste si hanno per via Illecita: favore, raccomandazione, pressione, ricatto, eccetera".

"I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi".

"Non bisogna confondere il furbo con l'intelligente. L'intelligente è spesso un fesso anche lui".

"Colui che sa è un fesso. Colui che riesce senza sapere è un furbo".

"Segni distintivi del furbo:pelliccia, automobile,teatro, restaurant, donne".

"I fessi hanno dei princìpi, i furbi soltanto dei fini".

giovedì, maggio 29, 2008

L'Ussaro ed il solstizio d 'estate.L'Ussaro Cattabiani.


L'approssimarsi del solstizio d'estate mi ha fatto tornare all'Ussaro, uno dei miei blog preferiti.


A dire il vero l'occasione mi è stata data da un post letto su blogger in ricordo di Alfredo Cattabiani, sulla pagina web curata dalla moglie, Marina Cepeda Fuentes, dal titolo, intrigante e divertente, "Che cosa bolle in pentola?"




La signora, dotata di senso dell'umorismo e di brillante intelligenza, possiede anche altre due doti non comuni, che sono la semplicità e la sensibilità (non smancerosa, ma essenziale e profonda), derivanti forse dalla sua origine spagnola.




Ho letto per caso l'articolo con cui ella ricordava con malinconia l'anniversario della scomparsa di suo marito, esteta ( nel senso migliore e raffinato del termine), cultore delle tradizioni, ed irripetibile organizzatore culturale controcorrente.




Uomo esemplare per l'anticonformismo ed il coraggio intellettuale con cui nell'arco di una vita (purtroppo non lunga) ha combattutto luoghi comuni e pregiudizi, conformismi feroci e mode insulse, Cattabiani mi era noto dai tempi di una rivista ora introvabile "Pagine Libere", cui, ai tempi dell'università, ero abbonato.




Ricordo ancora come su quella pubblicazione compiva il primo passo per superare la politica spicciola e dirigersi verso riflessioni metafisiche, sulla scia degl'insegnamenti di Augusto del Noce.




E poi mi ritorna alla mente la sua partecipazione (inaudita ai tempi del postsessantottismo ) ad una trasmissione della terza rete Rai, dedicata al commento mattutino dei giornali, nella quale si era autodefinito "Il grillo parlante", dopo aver accennato al suo tardivo ingresso nel mondo giornalistico, superando gli esami, per l'iscrizione all'albo, alla bella età di quarantanni, lui che già aveva alle spalle un'importante attività di direttore editoriale presso le case editrici L'Albero e Rusconi.




Proprio alle Edizioni dell'Albero e ad Alfredo Cattabiani, il quale ne curò l'introduzione in Italia per la prima volta, devo la scoperta di uno dei più noti Hussards, Roger Nimier, con il suo pregevolissimo romanzo "Giovani Tristi", che rimane ancora uno dei libri migliori di quella splendida scuola di letterati e di scrittori anti- ideologici.


Ho continuato per anni a seguire le gesta di Cattabiani, anch'egli Ussaro e Moschettiere (i suoi baffi alla D'artagnan, oltre tutto, autorizzavano l'appellativo) della carta stampata, privo di preclusioni ideologiche e con una sete inesauribile di sapere e la testarda volontà di diffondere idee non convenzionali.



Gli sono rimasto legato anche non condividendone sempre i punti di vista, dettati sempre dal cuore e dalla mente e mai condizionati da opportunismi.




Il giorno in cui m'imbattei nel blog di Marina Cepeda Fuentes, cercavo di rintracciare qualche testo di Alfredo, dedicato alla centralità dell'uomo e alla coltivazione delle qualità umane più pregevoli, in quanto inscrivibili in una sorta d'impermanenza, come caratteri indelebili, nonostante il trascorrere del tempo e la caducità dell'esistenza, nella memoria individuale e collettiva.




Sarà stata una di quelle coincidenze casuali, che ci muovono inconsapevolmente verso l'alto, per nuove conquiste o per riscoperte intellettuali, da cui trarre altri frutti, favoriti dall'incipiente solstizio d'estate.