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giovedì, maggio 29, 2008

L'Ussaro ed il solstizio d 'estate.L'Ussaro Cattabiani.


L'approssimarsi del solstizio d'estate mi ha fatto tornare all'Ussaro, uno dei miei blog preferiti.


A dire il vero l'occasione mi è stata data da un post letto su blogger in ricordo di Alfredo Cattabiani, sulla pagina web curata dalla moglie, Marina Cepeda Fuentes, dal titolo, intrigante e divertente, "Che cosa bolle in pentola?"




La signora, dotata di senso dell'umorismo e di brillante intelligenza, possiede anche altre due doti non comuni, che sono la semplicità e la sensibilità (non smancerosa, ma essenziale e profonda), derivanti forse dalla sua origine spagnola.




Ho letto per caso l'articolo con cui ella ricordava con malinconia l'anniversario della scomparsa di suo marito, esteta ( nel senso migliore e raffinato del termine), cultore delle tradizioni, ed irripetibile organizzatore culturale controcorrente.




Uomo esemplare per l'anticonformismo ed il coraggio intellettuale con cui nell'arco di una vita (purtroppo non lunga) ha combattutto luoghi comuni e pregiudizi, conformismi feroci e mode insulse, Cattabiani mi era noto dai tempi di una rivista ora introvabile "Pagine Libere", cui, ai tempi dell'università, ero abbonato.




Ricordo ancora come su quella pubblicazione compiva il primo passo per superare la politica spicciola e dirigersi verso riflessioni metafisiche, sulla scia degl'insegnamenti di Augusto del Noce.




E poi mi ritorna alla mente la sua partecipazione (inaudita ai tempi del postsessantottismo ) ad una trasmissione della terza rete Rai, dedicata al commento mattutino dei giornali, nella quale si era autodefinito "Il grillo parlante", dopo aver accennato al suo tardivo ingresso nel mondo giornalistico, superando gli esami, per l'iscrizione all'albo, alla bella età di quarantanni, lui che già aveva alle spalle un'importante attività di direttore editoriale presso le case editrici L'Albero e Rusconi.




Proprio alle Edizioni dell'Albero e ad Alfredo Cattabiani, il quale ne curò l'introduzione in Italia per la prima volta, devo la scoperta di uno dei più noti Hussards, Roger Nimier, con il suo pregevolissimo romanzo "Giovani Tristi", che rimane ancora uno dei libri migliori di quella splendida scuola di letterati e di scrittori anti- ideologici.


Ho continuato per anni a seguire le gesta di Cattabiani, anch'egli Ussaro e Moschettiere (i suoi baffi alla D'artagnan, oltre tutto, autorizzavano l'appellativo) della carta stampata, privo di preclusioni ideologiche e con una sete inesauribile di sapere e la testarda volontà di diffondere idee non convenzionali.



Gli sono rimasto legato anche non condividendone sempre i punti di vista, dettati sempre dal cuore e dalla mente e mai condizionati da opportunismi.




Il giorno in cui m'imbattei nel blog di Marina Cepeda Fuentes, cercavo di rintracciare qualche testo di Alfredo, dedicato alla centralità dell'uomo e alla coltivazione delle qualità umane più pregevoli, in quanto inscrivibili in una sorta d'impermanenza, come caratteri indelebili, nonostante il trascorrere del tempo e la caducità dell'esistenza, nella memoria individuale e collettiva.




Sarà stata una di quelle coincidenze casuali, che ci muovono inconsapevolmente verso l'alto, per nuove conquiste o per riscoperte intellettuali, da cui trarre altri frutti, favoriti dall'incipiente solstizio d'estate.

domenica, aprile 15, 2007

Caro Totò








Sono passati quarantanni dalla scomparsa del nostro più grande attor comico, multiforme talento dello spettacolo.
Tutto il mondo magnifica Chaplin?
Noi abbiamo Toto', che non invecchia e rappresenta vizi e virtù degl'italiani nella maniera più aderente alla realtà.
Sì, è vero, siamo un popolo alla ricerca della propria identità, ma inevitabilmente legato a quanto di autenticamente nobile e plebeo è presente da secoli nel nostro Dna.
Peccato che i decenni trascorsi dalla scomparsa del Principe De Curtis, figlio clandestino, ma genuinamente nobile, quanto a sentimenti, gusti, ironia e saggezza come un antico Borbone, siano stati terribilmente sconvolgenti per le nostre radici.
Quell' indimenticabile personaggio aveva avuto il merito di rappresentare i vari aspetti della nostra società, sia al nord che al sud, onesti o disonesti che fossero, riuscendo a darne un ritratto unitario, proprio come gli sforzi collettivi del secondo dopoguerra, negli anni della ricostruzione e del miracolo economico (e no) avevano modellato una struttura sociale complessivamente solida e ben caratterizzata dalla persistente distinzione tra bene e male.
Era chiara allora la differenza tra furbi e fessi, napoletanamente intesi e riportati scrupolosamente nel "Codice della vita italiana" da Giuseppe Prezzolini:la nostra comunità rimaneva ben ancorata a principi positivi, semplici, ingenui e chiari per tutti.
Oggi tra le rovine di quel tempo, si aggirano soprattutto volpi e iene pronte a ghermire, sghignazzando, qualsiasi preda, pur di raggiungere i miseri status symbol, a cui ci siamo fin troppo abituati, nel segno del compromesso e della confusione delle lingue.
Gli esempi portati nello schermo da Totò rappresentavano categorie umane eterne, indissolubili e soprattutto infungibili.
Oggi tutto questo sembra dimenticato ed ognuno è fungibile, in nome del successo fasullo, conquistato a qualsiasi prezzo.
Quelli che un tempo erano gli eroi, sono stati relegati ai margini della memoria comune, per lasciare il posto ai miti capovolti dello starsystem.
Non certamente alla maniera degli atleti greci classici, dediti con sacrificio alla conquista di traguardi di fama e considerazione generale, le generazioni attuali sembrano privilegiare, nei loro orizzonti, l'accesso al "Grande Fratello", come baluardo da possedere per raggiungere la celebrità senza fatica, fosse solo per un giorno, ed entrare trionfalmente nel tritatutto massmediatico.
Totò apparteneva ad un altro mondo, dove la nobiltà naturale aveva ancora un valore indefettibile.
Per questo che non tramonterà mai.
Nonostante l'evoluzione del costume, i suoi film attirano, divertono ed insegnano senza intellettualismi.
Forse un segno di sopravvivenza dell'originario genoma.