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lunedì, febbraio 09, 2009

Cacciari e l'ortodossia


Ritanna Armeni, miracolosamente scampata al genocidio perpetrato dai giovani turchi della 7, capeggiati dalla bionda all'arancia Lilli Gruber, ha trovato asilo politico presso la Rai.

In quella sede ha subito messo a segno un intervista, manco a dirlo, sul tentativo di colpo di stato contro Napolitano da parte del premier sul caso Englaro, con il tenebroso sindaco di Venezia, il filosofo Massimo Cacciari, definendolo con le parole del Presidente della Regione Veneto, il leghista Galan, nientemeno che “un eretico”.

L'autorevole maitre à penser della sinistra post-marxista non ha battuto ciglio e sembrava, anzi, molto lusingato dall'appellativo mentre si accingeva a dare il suo responso sul testamento biologico, oggetto del disegno di legge governativo, da oggi all'esame del parlamento.

Pur apprezzando le parole del politologo liberale, il Prof. Angelo Panebianco, il quale dalle pagine del “Corsera”, invitava a considerare argomenti tanto delicati come esclusivi della sfera privata, ribadiva che l'etica non è sufficiente a disciplinare un tema così profondo, occorrendo invece un prodigioso intervento della politica per i riflessi sociali che la scelta di un determinato sistema normativo produce tra la gente e presso il popolo, oltre che in ciascun cittadino.

Ora, a parte la lapalissiana dichiarazione d'intenti iniziale, buona per tutti gli usi, anche il resto delle argomentazioni, svolte dal'illustre primo cittadino lagunare, non sono apparse come uno “strappo”, rispetto alle consuete prese di posizione ideologiche dell'opposizione dell'attuale governo.

Ed allora viene spontanea la domanda: il bieco Galan e la pasionaria di "Liberazione"dove hanno intravisto l'eresia del gattone-pensante, in eterno oscillare tra moderatismo e rivoluzione, mentre rimugina, tra una leccatina ai baffi e l'altra, la risposta ai problemi del mondo?

Nelle uscite pubbliche, e sono ormai innumerevoli, non si è mai notato nulla di diverso dall'ortodossia della grande chiesa post -comunista.

Cacciari va bene così a tutta la sinistra, che non vede l'ora di toccargli sandali e saio, essendo l'unico a dimostrare di avere un po' d’idee e sale in zucca, quando parla delle strategie della sua parte politica.

Anche se profumata da gigli, la strada che indica non è eretica per nulla, tutto sommato è dentro la tradizione del novecento. Al presente per essere un Giordano Bruno dovrebbe allearsi, lui laico e ateo, con Benedetto XVI, come ha già fatto da tempo l’ateo devolto Giuliano Ferrara, il quale infatti rischia di finire sul rogo con il suo sodale Pietrangelo Buttafuoco, altro personaggio da demonizzare e mandare in esilio per aver denunciato la perdita del sacro nel suo ultimo libro “Cabaret Voltaire”.

E allora perché gratificare Massimo Cacciari di qualità superiori a quelle che possiede?

Per essere “eresiarchi” non bastano le parole di qualche collega o qualche fan o qualche ammiratrice in platea o alla raitv.
Ci vuole ben altro.
Andatelo a chiederlo al povero Socrate.

lunedì, agosto 25, 2008

Filosofi e zingari

"A ventanni, giurai a me stesso di essere fedele alla mia giovinezza".
"Gli uomini ?
Più che alla vita, sono attaccati ai suoi bisogni !"
(Drieu La Rochelle)





Fin da piccolo mi accorsi di essere attratto da due tendenze o
correnti filosofiche che parevano tra loro opposte o contrastanti: il pessimismo cosmico ed un allegro edonismo.

Leggerezza e catastrofismo.

Col crescere e maturare, compiendo finalmente gli studi superiori, mi avvidi che i due aspetti della mia personalità potevano convivere, anche perché non erano convinzioni nuove, rispetto alle speculazioni del pensiero più elevato che altri più appropriatamente avevano esercitato.

Giordano Bruno affermava di sé:
sono ilare nella tristezza e triste nell'ilarità.

Quale sintesi migliore per un'anima complessa come la mia?

Ad essa doveva presto aggiungersi, con il matrimonio ed un lavoro stabile, un terzo inquietante fattore di riflessione e d 'inquietudine: la
monotonia.

La conoscenza più incisiva di Schopenhauer, seguita alle prime letture liceali, mi aveva donato, infatti, una nuova consapevolezza.
Il mio essere constatava la veridicità dell'intuizione del grande saggio, il quale paragonava l'esistenza ad un pendolo,
in perenne oscillazione tra l'angoscia e la noia.

Insomma era scomparsa, con l'età adulta, l'attitudine all'epicureismo e mi trovavo avviluppato nel bozzolo piccolo- borghese (che le circostanze, quasi inavvertitamente, avevano tessuto per me) del lavoro e della casa, della casa e del lavoro, in un universo chiuso, ormai, alla fantasia, all'immaginazione, alla creatività, alla libertà, alla poesia.

Lo spirito d'avventura, tipico dell'adolescenza e della giovinezza, si addormentava nella spirale del tran- tran quotidiano del
primum vivere, deinde philosophare, costruito paradossalmente, con una ferrea logica filosofica, grazie all'insegnamento di maestri ineccepibili, nell'inevitabile processo di acculturazione del mio spirito.

Finché un giorno...

Quasi per caso, lungo il tragitto che mi riconduceva tra le mura della mia sicura e tranquilla abitazione, m'imbattei in una compagnia di zingari.
Questi, in un parco, ai margini della via, si esibivano, in quel momento, in spettacoli fantasmagorici, nei quali esprimevano le loro abilità ed il loro estro al suono trascinante di violini e chitarre, tamburi, fisarmoniche e clarini.
E danzavano in continuazione in circoli sempre più ampi di persone, coinvolgendo anche i più tiepidi, tra gli spettatori, in un'assordante allegria.

Una bella fanciulla dagli occhi di fuoco mi prese per mano e si fece accompagnare in una serie di balli divertenti e un po' malinconici ad un tempo, e quella musica mi riportò all'adolescenza ed ai suoi sogni dipinti d'azzurro come il cielo ed il mare, alla voglia di viaggiare per paesi e continenti, al desiderio di conoscere attraverso la gente e le persone, la natura ed i paesaggi, quale verità abita questo mondo, riuscendo a strappare finalmente il velo del mistero che sempre ci avvolge.

E, tutto d'un tratto, capii quello che avevo abbandonato per diventare un uomo istruito, educato alla responsabilità, ai doveri individuali e sociali, un esemplare umano del tutto addomesticato:la preziosa essenza della vita.

Fui abbagliato da quella illuminazione e , al termine della sarabanda, con gli echi della festa nelle orecchie, saltai sul carro dell'affascinante donna, che avevo stretto durante tutto il tempo, unendomi a quella meravigliosa
carovana, diretta ad Arles.


mercoledì, agosto 22, 2007

Pre-Politica


Credo che sia stato Massimo Fini a parlare di valori pre-politici.


Naturalmente l'anteriorità al mondo del potere puro e semplice com'è venuto determinandosi nella società moderna ha una storia ben precisa e significati pregnanti, che non hanno nulla a che fare con il cosiddetto qualunquismo o con altr termini equivalenti e più o meno vaghi.

Mi pare però di poter dire che con il crollo delle ideologie un ritorno a categorie antropologiche o morali sia oggi più facile e che questa novità consenta di ragionare più liberamente e fuori dagli schemi che gl'ismi di tutte le specie avevano, per lungo tempo, imposto anche alle persone cosiddette colte o a coloro che hanno fatto sempre buon uso del proprio spirito critico.

Mi viene in mente la tesi contraria all'impegno politico degl'intellettuali organici, tanto saldamente propugnata da Julien Benda, negli anni intercorrenti tra le due guerre mondiali, e che sarebbe opportuno rimeditare, sulla scorta di questa nuova esigenza: l'abbandono della politica come regolatrice suprema della vita sociale, tanto da costringere un po' tutti a doverne tenere conto ineluttabilmente e a sottomettervisi come se si trattasse di un male necessario e inevitabile.

La pre-politica non è da affiancarsi all'antipolitica, che costituisce una reazione sempre più allargata alle malefatte dei partiti e delle oligarchie al potere da parte di fasce sempre più ampie di cittadini traditi dai propri rappresentanti, in quanto la politica come arte del possibile rimane insostituibile, ma si definisce come un livello più alto per valutare la vita ed il mondo, facendo a meno d'indossare le lenti colorate di questo o quel movimento ideologico.

E' la riscoperta dell'uomo nella sua integrità e nei suoi bisogni essenziali, nella ricerca della verità senz'aggettivi, nell'ascolto di richiami spirituali che superino la pratica quotidiana dell'utilitarismo e dell'opportunismo sociale.

Non mi faccio illusioni sulla coscienza e la maturità della società odierna, ma ritengo che, come un sasso gettato nello stagno, gli stimoli derivanti dall'etica nel senso più ampio della parola, dall'estetica e dall' aspirazione alla conoscenza non limitata dai dogmi soffocanti del neopositivismo, in tutti campi del sapere, e la stessa concreta realizzazione della libertà della persona e di quelle che, un tempo, venivano denominate comunità intermedie, senza vincoli di apparati o burocrazie, possano servire a sottrarre alla banalità e al conformismo di massa quanti sentano di doversi riappropriare dell'originaria umanità
.