Visualizzazione post con etichetta Giustizia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giustizia. Mostra tutti i post

venerdì, aprile 15, 2011

Giustizia ballerina


51E4AFMSM1L._SS500_Non me ne vogliano i fautori dell'attuale sistema delle prescrizioni; ma su un piano squisitamente tecnico, quindi non politico (in quanto il modo in cui il provvedimento è stato approvato non piace a nessuno, neppure credo alla maggioranza in parlamento), pare una modifica assolutamente congrua quella che distingue tra incensurati e recidivi, trattandosi di due posizioni differenti, che sul piano processuale devono mantenere un trattamento diverso, a termini della stessa carta costituzionale.

Va detto altresì che la cosiddetta prescrizione lunga non è coerente con uno stato di diritto e con il processo giusto. Allora è opportuno procedere ad una riforma della giurisdizione, per evitare lunghi anni di attesa e magari periodi di carcere preventivo in attesa del giudizio, mantenendo l'imputato in una sorta d'indeterminatezza ingiustificata ed umiliante, che alla fine non è altro che il summum jus, summa iniuria dei latini.

Dovremmo renderci conto che il nostro sistema è obsoleto e inefficiente e consente il permanere di privilegi e zone franche  che non giovano al cittadino e al paese, ma rendono ballerina la giustizia.

Non sappiamo se la riforma epocale sarà sufficiente a ribaltare la situazione, fatta di sprechi e di iniquità, con una forte impronta corporativa dell'ordinamento, ma appare oltremodo indispensabile orientarsi verso un corpus di norme più vicine alla concezione romanistica di quanto non lo siano state dall'elaborazione dei codici napoleonici, che svilupparono sicuramente progresso e modernità nella società del tempo, ma che oggi devono essere cambiate, rese più elastiche, concrete e vicine alla gente comune, come avviene nei paesi del common law.

Dovremmo augurarci tutti che la direzione che sarà intrapresa sia più vicina all'Europa, con attenzione particolare all'eliminazione dei formalismi e dei bizantismi, alle inutili duplicazioni dei riti e ai tre gradi di giurisdizione, con un modello diverso di giudici ed avvocati, interscambiabili nei ruoli e responsabilmente impegnati, come tutti i funzionari leali dello stato, a produrre risultati positivi per la comunità di cui fanno parte integrante.

Tra il cittadino è la legge c'è solo un servizio,  non dei ex machina.

giovedì, gennaio 08, 2009

L'ingiustizia tributaria




E’ certamente una buona notizia la richiesta scaturita dal congresso forense di Bologna, attinente alla riforma della giustizia tributaria, finora amministrata da giudici per lo più non togati con tutte le defaillances (per usare un eufemismo) che tale sistema comporta.

Più che la terzietà del processo in tale materia, pare avere privilegio l’amministrazione finanziaria in tutte le sue svariate forme al solo scopo di evitare che il diritto di difesa, con lo specchietto per le allodole di una giurisdizione ad hoc, possa esercitarsi effettivamente ai sensi dell’art.111 Cost.

Si tratta solo di un escamotage per consolidare lo strapotere e gli abusi che l’applicazione di tributi esosi da parte della burocrazia continui indefinitamente, in barba allo stato di diritto e alla salvaguardia della libertà del cittadino (che tramite il potere di tassare può tranquillamente ritrovarsi in una condizione di schiavitù: se lo stato in maniera diretta o indiretta può appropriarsi a piacimento del reddito che ognuno produce, dove finisce l’autonomia della persona?).

L’amministrazione pubblica fa raro uso dell’autotutela per correggere i propri errori formali e sostanziali.

Si vede bene come le cartelle pazze siano diventate la regola nel nostro ordinamento e come pagamenti, divenuti inesigibili per termini scaduti, siano invece inflitti per l’eternità al contribuente, con aumenti dei costi e nessuna garanzia per il singolo.

Avete mai provato a seguire un procedimento di fronte alle commissioni tributarie non presiedute da un magistrato di ruolo?

Nel migliore dei casi si tratta di una pantomima vergognosa ed umiliante, che comporta spese indescrivibili per l’erario e serve unicamente a proteggere imposizioni arbitrarie ed illegittime.

Gli ammiccamenti tra componenti del collegio ed i funzionari, spesso incompetenti e fannulloni, incapaci di applicare correttamente le norme, i quali trovano molto comodo appuntare l’attenzione più sui soggetti onesti che sugli evasori, sono all’ordine del giorno.

Parecchi commercialisti fanno il gioco dell’ente impositore sotto la bandiera del tengo famiglia, soggiacendo al timore riverenziale ed ai ricatti morali degl’impiegati finanziari di ogni ordine grado e dei membri delle commissioni.

Ben venga dunque, anche in questo campo la riforma della giustizia, con parità di diritti per le parti com’è d’uso nei paesi civili, tranne il nostro, improntati a regole di autentica democrazia.