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venerdì, marzo 04, 2011

Neologismi senza senso


Non ha alcun senso compiuto il termine ‘finiano’.
Si usa a vanvera.captain-caveman
Si può essere fascisti comunisti liberali, perfino qualunquisti, ma se si affronta seriamente un dibattito politico non significa nulla ricorrere ad un aggettivo discendente dal nome di un rappresentante di partito: sarà il programma, frutto di un’elaborazione per lo più collettiva,  ad individuare le idee.
L’altro modo dà vita ad uno slogan privo di contenuto, buono per il bla-bla-bla o per la curva sud.
Almeno il berlusconismo, secondo i suoi avversari, è sinonimo di una crisi del sistema politico, indica la concezione del partito-azienda, le liste bloccate, le barzellette raccontate negli incontri con gli statisti, la dedizione al padrone, la banalizzazione della politica a velinismo, ovvero il sintomo della decadenza della società e del costume, attraverso la corruzione del linguaggio e dello stile di vita, l’imposizione di un  modello plastificato, incentrato sull ‘apparenza e sul denaro come scopo principale dell’esistenza, l’icona della escort come  veicolo di progresso e pacificazione sociale.
Ma il resto? E’ nebbia.
Se uno dice andreottiano, mastelliano, prodiano, vendoliano, veltroniano , etc., etc.,etc., sul piano della discussione tra persone di buon senso è come se pronunciasse la parola ‘grunt’, che fa solo scappar dal ridere…

domenica, ottobre 18, 2009

Io quoto, tu quoti...



'Le distorsioni del linguaggio'
Dire '
Io mi quoto' andava di moda qualche anno fa ed indicava la spontanea, o quasi, autotassazione a favore di qualche persona od ente da finanziare, in mancanza di sovvenzioni pubbliche.
Recentemente, si parla spesso di quote 'condominiali' che l'amministratore è obbligato a recuperare per la gestione dei servizi comuni immobiliari e che, secondo un progetto di legge, dovrebbe garantire, in futuro, con esborsi personali, in assenza di un'azione esecutiva nei confronti dei soggetti morosi.
Non è neanche da molto tempo, che si parla di quote 'rose', che vanno ad aggiungersi alle locuzioni 'in alta quota' o 'bassa quota', collegate ai voli aerei o alle scalate di montagne.
Quello che risulta però del tutto inusitato alle mie orecchie è il verbo 'quotare' nell'uso disinvolto e moderno, che moltissimi tra noi usano come un segno di distinzione dalla massa d'incolti o di analfabeti o semianalfabeti, di andata e di ritorno, a voler significare che si preferisce una opinione o una posizione o un'iniziativa di qualcuno o di qualcuna particolarmente autorevole e persuasivo.
Ero ben fermo fino a pochi mesi fa alle frasi canoniche : 'è una persona quotata, molto quotata, poco quotata', etc.
Ora, non si vedono che pronunciamenti, dichiarazioni, proclami e sentenze, che si sublimano nel fatidico' Ti quoto', ovvero, quoto Tizio, Caio, Sempronio, Filano,etc. lasciando tutti muti e rispettosi.
Dove mi quoti? verrebbe da chiedere all'entusiasta sostenitore. In borsa? Ma, io non sono una società, un'industria, una banca, un'assicurazione: sono un individuo(absit iniuria verbis!) come te. Che mi quoti a fare? Che ho fatto di male? Se insisti, potrei addirittura offendermi e mandarti a quel paese.

mercoledì, ottobre 22, 2008

La forma


Cattiva maestra è stata definita, da K.Popper, la televisione, in genere.
Ma in Italia credo che essa rasenti il grottesco, a causa del ben noto stato dell'istruzione, di ogni ordine e grado.
Alla correzione dei temi per il concorso in magistratura, se ne son viste di tutti i colori, quanto ad errori di sintassi e di grammatica.
I diplomati e i laureati sono i cattivi esempi quotidiani, che fanno di questo paese un luogo d'ignoranza colossale.
La televisione, fatte le debite eccezioni per alcuni programmi (pochi) non fa altro che incrementare la distruzione della cultura e la perdita dei valori, unico patrimonio di un popolo.
Ma se ci si fa caso, la stessa Striscia la notizia, che ha meriti indubitati per allargare il campo dell'informazione libera, ha dato luogo al diffondersi di falsi valori e fasulli punti di riferimento.
Una volta diventare Miss Italia poteva significare per alcune ragazze, prive di altre possibilità, riscattarsi dall'indigenza e magari accedere ad un certo grado di cultura o istruzione (vedi la Lollobrigida o la Loren ).
Oggi, diventare veline è l'ambizione principale di frotte di studentesse, laureate o diplomate, e delle loro famiglie.
E' il traguardo della stessa vita.
Roba da far accapponare... i capelli !
Se poi decidessimo di seguire qualche lezione di Storia dell'Arte chi ci troveremmo di fronte sui teleschermi?
Vittorio Sgarbi, nomen omen ?, con le sue buone maniere, le sue frasi forbite, la gentile ed appropriata comunicazione verbale, ed i suoi ciuffi in faccia...
La forma? Chi sa più cos'è?

martedì, settembre 09, 2008

Le parole sono importanti


Il regista di Palombella rossa, qualche tempo fa, ebbe a sentenziare che "le parole sono importanti".

Ora, accade che qualche studioso di comunicazione abbia attinto a questa verità per affrontare il problema del linguaggio da un punto di vista scientifico.

L'operazione ci convince poco, perché non attribuiamo al Savonarola del vecchio PCI una grande esperienza al riguardo.

Già. Nanni Moretti non è un epistemologo, come l'infausto Umberto Eco; ha però la vocazione del pedagogo.

In uno dei suoi primi film, rimproverava aspramente la madre perché diceva "figa" anziché "fica".

Non mi son preso mai la briga ( o brica?) di verificare, sul Devoto Oli o sul De Mauro, se avesse ragione lui oppure la sua mamma.
Gli ho sempre creduto, come dire, sulla parola.

Ma pronunciare parole corrette (o scorrette) dal punto di vista lessicale e magari, se capita, del "bon ton" aggiornato ai tempi, non è sufficiente: occorre poter comunicare con efficacia il proprio pensiero al prossimo.

E, su questo punto, Nanni avrebbe avuto molto da imparare dal suo concittadino Aldo Fabrizi, il quale, a chi voleva stupire con un linguaggio fuori dalle righe, raccomandava, in puro romanesco, la saggia regola tradizionale del "parla come magni"!

Che sia questa la forma più adatta per fare comunicazione?