martedì, giugno 21, 2011

L'idea liberale


''Riscoprire Panfilo Gentile''
Ci sono libri che lasciano un segno incancellabile nella memoria e nella personalità di ciascuno di noi.
Finora mi era capitato con qualche autore di romanzi o racconti particolarmente significativi perché contenenti l’impronta di una civiltà incancellabile.
Penso ad esempio a ‘Memorie di Adriano’ di M. Yourcenar di cui sono sempre innamorato come il primo giorno del nostro incontro.
Ma devo riconoscere che lo stesso risultato è stato raggiunto dal saggio unico, inimitabile, carico d’oro ed argento, benché composto di sole cento pagine, di Panfilo Gentile.
Benché scritto negli anni cinquanta, ripubblicato nel 2002 dalla Fondazione Einaudi, per i tipi della Casa Editrice Rubattino, risplende come un diamante ben lavorato e di preziosissima fattura, destinato ad illuminare la mente senza soluzione di continuità.
Pensereste che le lezioni di Kant o di Nietzsche o di Einaudi siano destinate a scomparire? Certamente no.
E così è pure per ‘L’Idea Liberale’del nostro autore aquilano per nascita e romano d’adozione.
C’è una lunga ed articolata storia con le tesi di questo chiarissimo ed illustre, poliedrico e geniale Professore di Filosofia del Diritto, avvocato senza retorica, scrittore brillante, ricercatore serio e profondo, indagatore di vari campi dello scibile, attento osservatore del fenomeno religioso e della dottrina cristiana da un punto di vista rigorosamente laico, nonché politologo e scienziato della politica, come testimonia la storia della sua elevata opposizione al regime dei partiti, che tuttora ci affligge e deprime, nel nome del più puroliberalismo.
Il suo j’accuse contro la partitocrazia, ed il sistema di corruzione da essa derivante, per il nostro sistema politico e giuridico.
Nacque negli anni sessanta con un libro esplosivo quanto veritiero, implacabile testimonianza della pseudo-democrazia, instauratasi nel nostro paese con la nascita delle istituzioni repubblicane, nonostante gli sforzi generosi di alcuni padri costituenti, studiosi ed intellettuali di vaglia a cominciare da Luigi Einaudi e Vittorio Emanuele Orlando, fino ad Ernesto Rossi e Filippo Burzio: ‘Democrazie mafiose’ è uno studio organico e rigoroso dei vizi mortali, che affliggono il nostro paese, dal parlamentarismo, all’instabilità dell’esecutivo, il dominio delle peggiori oligarchie (o caste), gl’intrecci perversi tra politica e affari, clientelismo, nepotismo e delinquenza organizzata.


Quanti luoghi comuni sul liberalismo

Panfilo Gentile riesce a diradare le nebbie e le fumosità attorno ad un termine, liberale, che è diventato abusato ed anche per questo è spesso frainteso od utilizzato strumentalmente.
Chi rifiuta un nobile blasone? Nessuno o quasi.
Attività liberali erano quelle legate alla civiltà rinascimentale ed all’umanesimo che a suavolta traeva fonte vitale dal patrimonio classico della civiltà greco-romana. Attribuito a personaggi eminenti della storia, qualificava la loro grandezza morale, la generosità, la magnificenza, il mecenatismo, ogni nobile qualità dell’animo e della visione del mondo.
Ma la sua nascita filosofica si lega inevitabilmente alla Restaurazione e, sorprendentemente, viene dopo il democraticismo, figlio del giacobinismo, di cui costituirà un salutare correttivo.
E’ questa una distinzione importante. il governo del popolo tout court può dar luogo a pericolose deviazioni fino alla demagogia e alla dittatura della maggioranza, che conculca ed annulla i diritti delle minoranze.
La democrazia liberale ha invece al suo centro la persona umana e l’individuo ed è contrassegnata dal limite posto al potere dello Stato posto dallo Stato medesimo, nel nome della centralità del singolo non della massa.
Nessuno potrà negare la saggezza di chi intravede nel trionfo del demos un dato negativo: esso rappresenta un demone che soffoca non solo l’individuo, ma le comunità intermedie, le voci della società reale, tutto ciò che nasce per spontanea aggregazione al di fuori dello Stato e magari in contraddittorio con lo stesso, per affermare i princìpi di superiorità del diritto naturale.
Sa queste premesse, si dipana la differenza teorica e pratica tra la democrazia e il liberalismo.
Scrive Gentile che gli inconvenienti dei moderni regimi democratici possono essere così riassunti: suggestioni irrazionali delle masse; esclusione di tutte quelle élites che sono sprovviste dei  requisiti necessari (correntemente negativi) per inserirsi nella gara per il potere; mediocrità delle élites politicamente efficienti; precarietà dei governi.
I tratti caratteristici della ‘liberal-democrazia’ consistono quindi essenzialmente: in una concezione che considera la democrazia incarnata in determinate oligarchie temperate (posto che la dottrina democratica non è fondata in ragione né storicamente mai attuabile ); che considera i gruppi dirigenti, o aspiranti a divenire tali,  coloro hanno accettato la rinunzia alla violenza per raggiungere il potere o per restarvi; il liberalismo è democratico non per devozione a princìpi astratti, ma per considerazioni concrete, perché quelle oligarchie chiamate democrazia, nelle condizioni date, sono quanto di meglio  sia storicamente ottenibile; riconoscendo i difetti degli istituti vigenti, sotto il nome della democrazia, ne cerca anche i correttivi:il liberalismo insomma è il miglior modo di essere democratico, in quanto contribuisce a salvare e conservare le democrazie dal pericolo della democrazia metafisica; è l’opposto del giacobinismo e del radicalismo.


Gentile si ricollega alla scuola elitaria dei Mosca e dei Pareto e quindi non può apprezzare le selezioni al contrario effettuate nei regimi democratici che aprono le porte alla massificazione analogamente alle dittature totalitarie, dove tutto viene livellato verso il basso e la sorte peggiore è riservata proprio alla classe operaia.
03-liberta1Uno studioso, che è passato dall’accettazione delle teorie socialiste al liberalismo, sa bene quali sono le vere differenze col marxismo e la sua evoluzione: fondamentalmente è ilgrande capitale, che snatura il lavoro dell’operaio, riducendolo ad un robot: le grandi concentrazioni e le grandi fabbriche non assicurano né la concorrenza, né la libertà d’impresa ed assomigliano più ad un totalitarismo che ad una libera e partecipata democrazia, che s’impernia sulla limitazione del potere e sul rispetto della persona umana.
Vi meraviglia questa tesi?
Certo, la vulgata anti-liberale non va tanto per i sottile. Nel migliore dei casi tende a vedere due facce della stessa medaglia il grande capitale (magari finanziario), il fordismoe lo stato totalitario inaugurato nel novecento.
Ma, spiega Gentile, che la vera natura del libersimo consiste invece nel mercato privo di condizionamenti, con regole del gioco rispettate da tutti, prevalentemente orientato, a meno che non si tratti di grandi ( e pochi) gruppi strategici per l’economia di un paese, verso la piccola e media impresa, alla quale non nega la possibilità di ammettere forme di partecipazione operaia alla gestione, con il risultato di promuovere non irreggimentazioni dei lavoratori, confiscando il tempo libero e la spiritualità, a tutto danno dell’anima del singolo individuo.
Al contrario, la civiltà liberale privilegia l’individuo e la sua maturazione culturale, l’arricchimento della personalità, garantendo a tutti la parità delle opportunità, condizioni di eguaglianza, promozione del merito, rimuovendo gli ostacoli alla crescita sociale.
Insomma, la vera rivoluzione operaia, nell’ottica del filosofo aquilano, è proprio larivoluzione liberale.
C’è da rimanere conquistati dall’esposizione di questa dottrina, la quale, dopo l’eliminazione di scorie ideologiche apparentemente indistruttibili, si lega, facendo tabula rasa delle superstizioni del novecento, alle nuove frontiere esplorate da altri autori di rango come Ropke o Popper o Hayek, senza trascurare il substrato religioso cristiano, caratteristico del mondo occidentale ed una tradizione europea impregnata di classicismo greco-romano, tanto da auspicare una rinnovata attenzione per i valori aristocratici, nel senso più autentico del termine (un’educazione volta alla salvaguardia della nobilitas naturalis, non a quella del censo o del sangue, come accennò in un altro contesto lo stessoT. Jefferson, desideroso di creare classi dirigenti esemplari per la comunità ed il paese.
Riscoprire Panfilo Gentile per i giorni nostri mi pare un’urgente indefettibile necessità, una grande risorsa per le nuove generazioni.

lunedì, giugno 20, 2011

' ROSA SHOCKING '


Un'isola è stataSpiaggiaRosaGra.jpg violata! titolano i giornali ed i telegiornali alla notizia che una troupe britannica, scesa da un panfilo al largo di Budelli nell'Arcipelago della Maddalena, ha potuto filmare uno spot pubblicitario su poltrone e divani: certo una bella immagine quella di un salotto immerso nel verde della macchia mediterranea tra un mare limpido color smeraldo e il cielo azzurro trasparente poggiato sulla sabbia finissima color rosa. 

Shock.


Pare che ci fosse un guardiano, il quale, inutilmento, ha tentato di opporsi al dispiegamento del set su una dellemeraviglie del globo, ma ha dovuto soccombere di fronte ad operai, tecnici e regista, che con determinazione assoluta ed assoluta indifferenza, per i divieti stabiliti in un provvedimento dell'Ente Parco, hanno potuto tranquillamente fare i propri comodi.

D'altra parte che cosa può significare una sanzione di 50 euro per chi macina milioni di euro di pubblicità?

Ma come, si dirà, è così facile accedere ad un paradiso proibito, senza che nessuno ti fermi prima di approdarvi? Sì, è possibile.

Di che cosa dispone un 'guardiano del parco' per impedire sbarchi inappropriati ed insultanti per l'ordine costituito?

Forse non ha neppure un vhf o un megafono, né una linea diretta con la Capitaneria o con gli Uffici del Parco.

Chi lo vede, lo scambia per un naufrago senza venerdì e lo ignora bellamente,  a meno che non decida di prenderlo a botte, per il tentativo d' intralciare il libero commercio...

Budelli deve la sua dannazione ad un emblematico ed enigmatico film del 1964, del celebre Michelange Antonioni, all'epoca sentimentalmente legato all'affascinante Monica Vitti. Il tema era quello, al tempo assai di moda, dell'alienazione, derivante, non tanto dalla teoria marxianadella critica al capitalismo o alla permanenza degli ultimi matti in manicomio, prima della loro liberazione a cura dipsichiatria democratica, quanto dall'incomunicabilità della società moderna.

Chiunque, ancora da sempliciotto,  amasse l'isola, vi poneva piede con delicatezza e rispetto. Non pensava agl' intellettuali e ai registi della 'nouvelle vague', ma rimaneva certamente incantato dai bianchissimi gigli di mare, dalla particolare composizione della sabbia, frutto di una felice combiinazione, in fondali ancora intatti, di granelli di rena e poseidonia, sullo sfondo di una sorta di sottile barriera corallina.

Era il regno dei subacquei, dei sub-archeologi, degli appassionati di riprese cinematografiche marine, come il grande Folco Quilici. Vi facevano soste quiete, nel rispetto religioso della natura, i panfili di veri vip, come Cesare Merzagora o Virna Lisi o lo stesso Aga Kan Karim.

Le riprese di 'Deserto Rosso' , il lungometraggio del cineasta ferarrese, portava alla ribalta nel mondo, le stupende immagini dell'elegante nuotata, nelle acque antistanti Budelli, di una tenera, graziossima, silfide isolana, l'indimenticabile Emanuela Pala Carboni, immortalata, in un servizio straordinario, sulle pagine della 'Nuova', dal principe dei cronisti maddalenini, Mario D'Oriano.

Dopo il successo cinematografico, finiva l'era dei pochi intimi, e a frequentare il sito, con il progredire della nautica da diporto e degli zoticoni con patente, furono i soliti barbari, i quali non trovavano di meglio che saccheggiare la spiaggia per portarsi dietro contenitori, piccoli e grandi, di sabbia rosa.

La creazione del 'Parco Nazionale dell'Arcipelago' fu la sola contro-misura possibile contro il vandalismo e la bulimia consumistica del paesaggio.
Ma evidentemente non basta.

Ancora non c'è 'un piano generale', che regolamenti, in dettaglio e razionalmente, fra l'altro l' afflusso di barche e turisti, benché alcuni importanti divieti siano operanti.

Non c'è soprattutto ''l'Autorità'', come il blitz dei cineoperatori inglesi ha dimostrato.

Perché non imporre sanzioni più severe e, prima ancora, perché non possibile controllare navi ed imbarcazioni da diporto in arrivo nel Parco?

La Guardia Costiera monitorizza la navigazione nelle Bocche di Bonifacio, contro gl'inquinamenti da petroliere,  ma non è ancora possibile imporre a chiunque acceda alle acque del circondario di fornire, via radio, i propri dati identificativi, l'itinerario, il periodo di permanenza, per ottenere l'autorizzazione a procedere, ad ormeggiarsi od ancorarsi nei punti prestabiliti.

E poi ci meravigliamo che arrivino i pirati? 

domenica, maggio 22, 2011

Moretti

Non condivido le valutazioni di Moretti: sono, come sempre, inficiate dall'ideologia e perseguono tesi tendenziose, banalizzando le posizioni della chiesa (composta anche da uomini fragili ed imperfetti come avviene in tutte le comunità) e seguendo luoghi comuni consolidati, viene fuori un feuilletton, privo di significati pregnanti. 

La psicanalisi poi è sempre un comodo stratagemma, per contrabbandare come scientifici argomenti superficiali. 

Insomma, dai suoi ultimi film, si trae la conferma del predominio costante del famoso culturame, una macchina propagandistica al servizio della menzogna e dell'ignoranza (con l'uso disinvolto delle teorie psicanalitiche, tratte da riviste di gossip).

Mangi cioccolata e nutella e faccia girotondi: sono le cose migliori che ha saputo fare in tempi recenti. 


Il cinema quello vero, alla Bergman o alla Allen, per non parlare di Fellini, Germi o Antonioni, non è pane per suoi denti, come del resto, il ricorso strumentale a psicologi- psicolabili...per far ridere un pubblico di bocca buona, dai gusti d'avanspettacolo.

martedì, maggio 03, 2011

Il Leviatano




Giampiero Mughini sostiene che la nostra Repubblica è fondata sulle tasse.

E' del  tutto vero. 

E quando le tasse aumentano, aumenta la schiavitù di un popolo, come sosteneva Von Hayek. 

Quindi, la nostra Repubblica rischia di diventare la tomba delle libertà. 

A che servono le tasse che paghiamo, con aliquote spropositate per qualsiasi comunità civile e la moltiplicazione di balzelli ad opera degli enti più impensati? 

A mantenere i privilegi dei Faraoni.

Nella mia città si pagano, in aggiunta a quelle dello stato, tasse per i passi carrabili, per l'ingresso a casa propria, per la sistemazione e risistemazione dei numeri civici, per l'acqua potabile non potabile, per gli allacci  ai servizi comuni, che moltiplicano i cosiddetti oneri di urbanizzazione, per la targa professionale, per la tarsu raddoppiata, se, all'interno dell'abitazione, c'è uno studio che non produce rifiuti, etc.

Eppure ci sono società che versano un'aliquota del 13%, 14%, in confronto ai livelli dei comuni mortali, ormai attestatisi sul 60, 70% del reddito.

Chi sopravviverà?

Il Leviatano.

giovedì, aprile 28, 2011

Radicali e liberali


liberal fasc.Io non ho difficoltà a dire che apprezzo anche Travaglio eMauro e non solo Sechi.
Ovviamente non sempre. Certamente le loro opinioni sono differenti, ma per capire bene com’è strutturata la politica di casa nostra sul piano dei princìpi, non basta leggere Il fattoRepubblica o Il Tempo.
Per quanto riguarda il polo dei moderati, mi pare molto importante la distinzione che deriva dal libro ”liberal fascism”, di J. Goldberg, perché, secondo me, traccia una linea di confine tra radicali liberali di cui è necessario tener conto.
Su ”Il futurista” qualcuno teneva molto a distinguere i fasciocomunisti buoni da quelli cattivi, come se si trattasse di categorie vitali ed attuali, mentre è pura propaganda elettorale, senza alcun fondamento culturale. La paura fa novanta quando si affratellano ifasciocomunisti al movimento di Le Pen, considerato il demonio per tutti. Ma l’ultra-destra non è solo il lepenismo, che in italia è rappresentato principalmente dalla Lega, ma anche da altri gruppi e gruppuscoli, caratterizzati dall’anti-capitalismo, anti-imperialismo, anti-sionismo e via dicendo come ai tempi del nazi-maoismo sessantottesco. Roba da analizzare in sociologia o psicosociologia come reperto storico-archeologico dell’epoca degli ideologismi esasperati e fanatizzanti.
Importa, invece, in questa sede, affrontare l’argomento invece sotto l’ angolatura diGoldberg, il quale sostiene appunto che i “liberal” sono i veri neo-fascisti: ”di’ loro di smettere”, scrive l’autore americano nel libro grosso e ben documentato, ”il fascismo è cosa tutta loro, progressista, di sinistra, illuminista, che con la vera ‘Destra’ non c’ entra e che quindi bisogna tenersene a distanza, perché strepita, sputa, vessa e alla fine pure uccide, oggi come ieri...”
Questi liberal sono i radicali, da non confondersi con i liberali ed in particolare con il nelneo-conservatorismo liberale (non liberal) d’impronta europea, al quale dovrebbero assimilarsi i moderati italiani, per non  creare confusione nell’elettorato.

Basta intendersi: anziché dire’ liberal‘ diciamo radicale e ci capiamo.
Ora, sul piano culturale, essere radicali non significa a mio parere essere moderati e liberali.
Si rischia di ritrovarsi su una sponda fondamentalista, laicista e relativista, ovverogiacobina, che caratterizza la cd sinistra progressista ed illuminista, omologa al totalitarismo, perché impone come verità dominanti miti costruiti nella provetta della Rivoluzione francese del positivismo, dello scientismo, etc, etc,etc, per sfociare inevitabilmente nel Terrore e nelle sanguinose rivoluzioni del 900.
Di qui l’apparentamento con il fascismo ed il nazismo, che descrive Goldberg.
Una tesi che trova d’accordo, a quanto sembra, lo storico Giordano Bruno Guerri, il quale intravede nel fascismo un esempio di realizzazione della Rivoluzione francese; evidentemente, dell’anima giacobina e non liberale, da cui prese le mosse la Rivoluzione americana ed incarnata nella Rivoluzione inglese.
Ma c’è di più secondo me.
Questi riferimenti storici al Terrore e alle dittature, o ai totalitarismi di diverso segno, appartengono al secolo passato e alle ideologie crollate col muro di Berlino e pertanto possono definirsi storicamente superati.
Quando si parla giustamente di superamento delle categorie di destra e di sinistra, si vuole mettere in luce la mancanza di steccati e la necessità di prevedere un’evoluzione della società nella direzione di valori ed idee condivisi, superando le semi-paralisi mentali, di cui parlava Ortega Y Gasset.
Per questo, si parla oggi di Rivoluzione neo-conservatrice liberale, riformista e popolare in Europa. Perché molti schemi sono saltati e le distinzioni passate andrebbero cancellate.
L’Italia è diversa, perché gli atti di fede ideologica purtroppo permangono alterando la visione della società a partiti, partitanti e larghe fasce di opinione pubblica manipolabile e manipolata.
Essere liberali significa, in primo luogo, essere de-ideologizzati.

giovedì, aprile 21, 2011

Tourbillon


C’è un grande turbamento in chi desidera cambiare veramente la struttura di questa società, pur non credendo più alla politica.
Si ha l’impressione di essere presi in una morsa da cui è impossibile fuggire.
I partiti sono alla ricerca disperata di consenso, pur avendo consapevolezza dello scontento generale e della propria incapacità a colmare il vuoto tra paese reale e istituzioni, ridotte ormai a proprietà dei ceti dominanti.
Si parla di sempre maggiori infiltrazioni della mafia nelle liste elettorali e tra gli eletti.
Al sud, al centro, al nord, nessuna differenza sostanziale.
La gente pensa di essere sotto scacco e di non poter essere più rappresentata.
La corsa alle candidature è sempre più appannaggio di persone nullafacenti o interessate ai traffici poco puliti, agli intrallazzi, al vantaggio personale.
E’ un paese che muore.
La crisi immobilizza tutti e si vive nella speranza che non accada il peggio.
I modelli sociali che imperversano sono improntati al cinismo e all’indifferenza.
Il culto idolatrico del denaro s’impone alle varie componenti sociali come l’unico ‘valore’ da perseguire.
Ormai è la guerra per bande che si è instaurata nelle stanze del potere e a nessuno interessa la cosiddetta investitura popolare, anche perché non c’è autentica democrazia, rispetto delle regole, delle minoranze, delle voci diverse.
Un vero e proprio sconvolgimento meteorologico, uno tsunami ha investito ogni parte del territorio e la pesona comune è confusa, disarmata, incredula, senza certezze né difese.
Un turbillon che colpisce financo le coscienze ancora lucide, che vorrebbero reagire, ma non sanno come.

mercoledì, aprile 20, 2011

Isola di Spargi addio!


La vendita  di Spargi non è una bella notizia.
L’isola avrebbe dovuto essere acquistata dalla Regione fin dalla passata legislatura.
Cala Granara 1

Non è accaduto per la solita ignavia della politica, che non ha ravvisato evidentemente la possibilità di farne un parco naturalistico da sfruttare economicamente a vantaggio della popolazione.
L’isola è un vero gioiello.
L’Ente che gestisce il demanio non è riuscito a valorizzarla, lasciando che i turisti e i diportisti la incrociassero costantemente nel corso dei periodi estivi e lasciando che alla fine un soggetto privato se ne appropriasse per un prezzo stracciato, magari in attesa di tempi migliori o facendone, con le attuali strutture esistenti, un hotel di lusso per pochi prilegiati, come in parte avviene per la consorella isola di S.Maria (soggiorno prediletto di Benigni ed altri VIP).
E’ inutile menzionare vincoli e divieti a salvaguardia della bellezza di Spargi.spargi
E’ finita un’era.
Non si potrà più dire che fa parte dell’Arcipelago de La Maddalena.
Nelle aspettative di tutti, ci sarebbe dovuto essere un riconoscimento da parte dell’Unesco per l’inserimento di tutto il comprensorio tra i patrimoni dell’umanità.
Chi ha potuto però rendersi conto del suo destino, quando a governare quest’ultimo paradiso terrestre è un pugno di dilettanti dediti a preservare il proprio tornaconto personale piuttosto che la bellezza?
A quanti può importare il bello, oggi?
Neppure alle nuove generazioni, vittime di una sistematica maleducazione all’ambiente, all’estetica, al paesaggio.
Il progresso non ha portato nulla agli isolani autentici, abituati a considerare come proprio un patrimonio inestimabile, ma rassegnati ormai a perderlo nelle mani di una burocrazia costosa ed inetta, ovvero di soggetti che poco o nulla sanno del valore intrinseco di un bene di per sé inalienabile.
Spargi era un lembo dell’ Eden.
Vi si andava in piccoli gozzi, quando il vento di ponente lo permetteva e si faceva il bagno nelle tante calette adatte anche a chi doveva imparare a nuotare e a pescare. Un sogno vivente camminare nei viottoli solitari in mezzo alla macchia mediterranea, svegliarsi al canto del gallo, dopo aver dormito in una delle caserme abbandonate dopo il conflitto mondiale su pagliericci profumati e morbidi di elicriso, pronti a bere il latte appena munto delle capre, vere regine di un territorio incontaminato.
Una meraviglia dissolta per sempre nel tempo.
CalaCorsaraVista

lunedì, aprile 18, 2011

Ai fascio-comunisti


Agli aspiranti nipotini di Gramsci sarebbe opport...uno suggerire di apprezzare in dosi omeopatiche l'opera di Pasolini, rievocando qualche altro autore non meno importante sul piano dell'impegno civile e della creatività poetica.



PPP non è un mito e non è un genio e non può essere considerato l'unico maitre à penser d'Italia.



E che dire dei santini del Che, di Arafat e magari di Castro, Mao e Ho Chi Min, del sostegno all'Olp e della condanna della congiura demo-pluto-giudaico-massonica?

E' un vero sprezzo del ridicolo ed una presa per i fondelli per chi cerca di ragionare con la propria testa.



Si convincano i ribelli della domenica che se si vuol votare a sinistra non c'è bisogno di replicanti, pappagalli, cattive copie e caricature dei partiti esistenti:questi si votano autonomamente, senza il viatico dei nuovi sansepolcristi in sedicesimo.



Costoro, convertitisi al verbo neo-leninista, dopo anni di rincorsa di modelli barricadieri e ambivalenti, ansiosi di autorealizzarsi nei salotti rossi,quasi avessero la coda di paglia, forse non sanno che, a furia voler fare gli anticonformisti sessantottardi, si diventa' conformisti dell'anticonformismo' e si corre il rischio di suscitare reazioni imprevedibili nell'opinione pubblica:si potrebbe, per rigetto nei confronti dei rivoluzionari fascio-comunisti, inneggiare, ad esempio, al razzismo del Conte de Gobineau, alla teoria del delinquente nato di Cesare Lombroso e perfino all'omofobia...a causa della stanchezza e della noia provocate da certe stucchevoli prese di posizione da cortigiani della sinistra storica o antagonista.



Procurad' e moderare...



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Nel ritatto, il conte A. De Gobineau autore de ' L'ineguaglianza delle razze'.


















venerdì, aprile 15, 2011

Giustizia ballerina


51E4AFMSM1L._SS500_Non me ne vogliano i fautori dell'attuale sistema delle prescrizioni; ma su un piano squisitamente tecnico, quindi non politico (in quanto il modo in cui il provvedimento è stato approvato non piace a nessuno, neppure credo alla maggioranza in parlamento), pare una modifica assolutamente congrua quella che distingue tra incensurati e recidivi, trattandosi di due posizioni differenti, che sul piano processuale devono mantenere un trattamento diverso, a termini della stessa carta costituzionale.

Va detto altresì che la cosiddetta prescrizione lunga non è coerente con uno stato di diritto e con il processo giusto. Allora è opportuno procedere ad una riforma della giurisdizione, per evitare lunghi anni di attesa e magari periodi di carcere preventivo in attesa del giudizio, mantenendo l'imputato in una sorta d'indeterminatezza ingiustificata ed umiliante, che alla fine non è altro che il summum jus, summa iniuria dei latini.

Dovremmo renderci conto che il nostro sistema è obsoleto e inefficiente e consente il permanere di privilegi e zone franche  che non giovano al cittadino e al paese, ma rendono ballerina la giustizia.

Non sappiamo se la riforma epocale sarà sufficiente a ribaltare la situazione, fatta di sprechi e di iniquità, con una forte impronta corporativa dell'ordinamento, ma appare oltremodo indispensabile orientarsi verso un corpus di norme più vicine alla concezione romanistica di quanto non lo siano state dall'elaborazione dei codici napoleonici, che svilupparono sicuramente progresso e modernità nella società del tempo, ma che oggi devono essere cambiate, rese più elastiche, concrete e vicine alla gente comune, come avviene nei paesi del common law.

Dovremmo augurarci tutti che la direzione che sarà intrapresa sia più vicina all'Europa, con attenzione particolare all'eliminazione dei formalismi e dei bizantismi, alle inutili duplicazioni dei riti e ai tre gradi di giurisdizione, con un modello diverso di giudici ed avvocati, interscambiabili nei ruoli e responsabilmente impegnati, come tutti i funzionari leali dello stato, a produrre risultati positivi per la comunità di cui fanno parte integrante.

Tra il cittadino è la legge c'è solo un servizio,  non dei ex machina.