mercoledì, luglio 27, 2011

Il topino e la gruviera

Quel genio incompreso di Giuliano Amato ha tirato fuori, dal cilindro di prestigiatore della politica da operetta, l'originale idea d'imporre la patrimoniale per dare sollievo alle casse dello stato, ampiamente depredate da decenni di assistenzialismo e deficit causati da finamziamenti illeciti ai partiti e ai carrozzoni clientelari in nome del socialismo progressista e cristiano.

Per i suoi meriti di topino attaccato alla gruviera, il nostro beneamato esperto di economia statalista e di manovre sotterranee nei palazzi di governo, si è guadagnato l'appellativo di Sottile


Il dottor Sottile tanto raffinato non pare proprio. 

Non pago di aver messo le mani nei risparmi bancari dei ceti meno protetti e virtuosamente dediti al risparmio, 'inventa' una misura di per sé odiosa e degna dei sovrani birbanti del medio-evo, pronti a tosare i sudditi per far fronte alle proprie scialacquature ed agli sprechi di quella  corte dei miracoli  che corrisponde al nome di parlamento. 

Bella prova di sensibilità democratica e di rispetto per la libertà del cittadino.

Più che sottile, il prof Amato (?) è uno dei peggiori esempi di leninismo spicciolo e di furberia borbonica, una figura di furiere dei grandi gruppi economici e dei poteri forti, da cui spera di ricavare qualche prebenda istituzionale nel prossimo avvenire, come se l'attuale assetto sociale e politico possa consentire ancora giochi da saltimbanchi e non sia destinato mai a render conto delle proprie malefatte.

martedì, luglio 26, 2011


George Steiner

Cambridge . 

L' Europa, dice George Steiner, si può scandire in cinque assiomi. Innanzitutto è una mappa di caffè, dal locale di Lisbona amato da Pessoa a quei superbi concentrati di fantasmi che sono i ritrovi della Vienna fin de siècle. Luoghi di gioco e pensiero, arte e massonerie, dove la gente discute, scrive, fa pettegolezzi, tesse speculazioni e intrighi. Il secondo marchio del continente sta nel proporsi come geografia camminabile, a misura di piedi, dunque generatrice di testi impregnati dalla cadenza dei passi di quei molti poeti e pensatori che hanno creato e riflettuto camminando. Il terzo punto comune ai popoli europei sta nel chiamare strade e piazze coi nomi di scienziati, pittori, artisti e romanzieri: tutt' altra logica rispetto agli Stati Uniti, paese allergico ai memoranda. Il quarto assioma condiviso dall' Europa sta nella doppia derivazione da Atene e da Gerusalemme: identità sincretica e conflittuale che può spiegarne le tensioni interne. Pensiero laico e democratico da una parte, spiritualismo e misticismo dall' altra, con l' apparato di dogmi che ne consegue. La quinta caratteristica dell' Europa è la consapevolezza della sua condanna: l' imperativo della fine di un mondo che nel Novecento, tra grandi guerre, bestialità di Auschwitz e orrori del Gulag, ha consentito lo sterminio di cento milioni di esseri umani. Sono le basi su cui Steiner, saggista acuto e provocatorio, esploratore originale di percorsi paralleli, storia e filosofia, letteratura e arti visive, ha costruito il viaggio fulminante di Una certa idea d' Europa. Della sua "idea d' Europa" apocalittica e piena di sdegno, ma anche di ammirazione e nostalgia, Steiner parla nella sua casa di Cambridge, prima di una passeggiata tra le architetture storiche di un' università «dove da settecento anni», racconta il professore, «si sviluppano le scienze occidentali». Nel suo futuro ci sono vari appuntamenti con l' Italia: il 30 maggio l' università di Bologna gli conferirà la sua sedicesima laurea ad honorem, e a fine marzo del 2007 terrà una lezione magistrale alla Fiera del Libro di Torino. Nel frattempo Garzanti sta traducendo il suo nuovo libro, Dieci ragioni per la tristezza del pensiero. In Una certa idea d' Europa lei traccia il quadro buio di un' Europa dominata dal consumismo e dalla globalizzazione, lanciando un grido d' allarme sulle sorti di un continente in balia del «dispotismo del mercato di massa». «La situazione è più che preoccupante. L' istruzione è allo sbando, i giornali di qualità perdono copie, i giovani sanno manovrare i computer ma non leggono più. L' unica religione mondiale è lo sport: nemmeno Max Weber capì che la passione per il calcio avrebbe assunto queste proporzioni. Una rinascita di interessi culturali potrebbe avvenire solo per reazione a catastrofi incombenti: una crisi economica devastante o lo scatenarsi della sfida islamica all' Europa. Quando le cose peggiorano la cultura risorge. A Londra, nei rifugi antiaerei, sotto i bombardamenti, si lessero più libri di quanto non fosse mai accaduto prima. E durante l' assedio di Leningrado circolavano musica, letteratura e poesia». Nella prefazione a Una certa idea di Europa, Mario Vargas Llosa critica le sue prospettive pessimistiche, sostenendo che oggi, nonostante tutto, l' incremento di consumatori di prodotti culturali genuini, romanzi, mostre e concerti, ha raggiunto livelli prima inimmaginabili. «Non sono d' accordo. è vero che la musica riempie ancora le sale, e che i musei sono affollati. Ma l' opera lirica è a rischio, e ovunque il livello culturale sta precipitando. Forse, più che all' Europa, Vargas Llosa pensa all' America Latina, dove cresce una grande letteratura e sono in tanti a voler studiare di più. Concorderei col suo ottimismo se si parlasse del Messico. Non ho mai visto giovani più appassionati e fiduciosi nel futuro di quelli delle università messicane. Ma chieda ai migliori studenti delle università inglesi o francesi come vedono il domani: nelle università europee l' incuria dei docenti è vergognosa, insultante per i giovani. Intanto crolla il livello dell' istruzione scolastica. Sull' argomento scuola bisognerebbe essere un po' stalinisti. In una notte Stalin decise che gli insegnanti di matematica e lingue nelle scuole dovevano avere una preparazione pari a quella dei professori universitari. Fu così che nel sistema sovietico ci fu un' esplosione di qualità. Con risultati come lo Sputnik e molto altro». Una certa idea d' Europa, alla fine, dà spazio alla speranza di un miglioramento in base a due constatazioni: il crollo dell' ideologia marxista e la perdita di forza del cristianesimo, che condurrebbe a un umanesimo laico e a una tolleranza finora ignota all' Europa. è così drastico il suo rigetto dell' ideologia cristiana? Non ne considera i valori positivi? «Il cristianesimo non ha ancora chiarito i termini del suo ruolo nell' Olocausto, e questo getta un' ombra sinistra sulla civiltà cristiana europea. Ci sono stati alcuni riconoscimenti isolati, episodi di papi in visita a sinagoghe... Però non basta: la Chiesa, nel suo sistema educativo, non affronta la responsabilità dell' orrore. E l' Europa non ammette il multiforme ruolo del cristianesimo in quella che è stata la mezzanotte della storia. Il suo antisemitismo è profondo e plurisecolare, radicato nei Vangeli. Finché l' Europa non si confronterà con la lunga preistoria delle camere a gas, molti pericoli avveleneranno questa civiltà. Che oggi si trova a fronteggiare il problema immenso della sfida islamica, e sembra molto impreparata a farlo. Per un verso i fanatici islamici vogliono distruggerci, per l' altro c' è un fanatico come Bush che conversa con Dio. Almeno Berlusconi non ha il suo numero di telefono». Lei parla spesso dell' incubo dell' antisemitismo e del suo riaffiorare odierno. Si possono analizzarne le cause? «L' antisemitismo sta crescendo ovunque in Europa: si assiste a un ritorno della paura degli ebrei persino là dove gli ebrei sono solo un piccolo gruppo di sopravvissuti. è difficile capire perché, e la risposta non può venire solo dall' Islam, il cui monoteismo è tanto vicino al giudaismo quanto lontano dal cristianesimo: la religione islamica condivide con gli ebrei ortodossi la negazione delle immagini. Resta il fatto che un piccolo paese come Israele tiene in pugno i destini del mondo, e questo dà fastidio. Intanto dall' Islam non sorge alcuna leadership filosofica o morale capace di protestare contro l' intolleranza dei fanatici islamici». Rispetto alla potenza dell' America, proiettata nel futuro e sempre capace di dimenticare, l' Europa, lei scrive, è sommersa dal proprio passato. Secondo lei non c' è avvenire per questo continente? «In America l' ascensore è ancora in salita, mentre in Europa il tramonto, sul piano dell' imperialismo e dell' egemonia diplomatica, è avvenuto da tempo. Per quanto riguarda gli investimenti scientifici e tecnologici non c' è confronto. Si può discutere sulle potenze in grado di superare l' America, ci si può chiedere se la sua partita si giocherà con l' India o con la Cina, ma è fuori discussione che si giochi con l' Europa, che oggi è soprattutto un museo, meraviglioso e irritante. Ma anche se in molti settori la situazione è disperata, un tentativo andrebbe fatto. Questa civiltà nata dal pensiero greco e dalla moralità ebraica dovrebbe provare a riaffermare alcune convinzioni oscurate dai peggiori influssi americani. Ritrovare il realizzarsi della conoscenza, la ricerca disinteressata del sapere, la creazione della bellezza. La ridefinizione dell' istruzione secondaria e dei media rientra nei compiti più urgenti».

 - LEONETTA BENTIVOGLIO, Repubblica.it - 11.02.2006

martedì, giugno 21, 2011

L'idea liberale


''Riscoprire Panfilo Gentile''
Ci sono libri che lasciano un segno incancellabile nella memoria e nella personalità di ciascuno di noi.
Finora mi era capitato con qualche autore di romanzi o racconti particolarmente significativi perché contenenti l’impronta di una civiltà incancellabile.
Penso ad esempio a ‘Memorie di Adriano’ di M. Yourcenar di cui sono sempre innamorato come il primo giorno del nostro incontro.
Ma devo riconoscere che lo stesso risultato è stato raggiunto dal saggio unico, inimitabile, carico d’oro ed argento, benché composto di sole cento pagine, di Panfilo Gentile.
Benché scritto negli anni cinquanta, ripubblicato nel 2002 dalla Fondazione Einaudi, per i tipi della Casa Editrice Rubattino, risplende come un diamante ben lavorato e di preziosissima fattura, destinato ad illuminare la mente senza soluzione di continuità.
Pensereste che le lezioni di Kant o di Nietzsche o di Einaudi siano destinate a scomparire? Certamente no.
E così è pure per ‘L’Idea Liberale’del nostro autore aquilano per nascita e romano d’adozione.
C’è una lunga ed articolata storia con le tesi di questo chiarissimo ed illustre, poliedrico e geniale Professore di Filosofia del Diritto, avvocato senza retorica, scrittore brillante, ricercatore serio e profondo, indagatore di vari campi dello scibile, attento osservatore del fenomeno religioso e della dottrina cristiana da un punto di vista rigorosamente laico, nonché politologo e scienziato della politica, come testimonia la storia della sua elevata opposizione al regime dei partiti, che tuttora ci affligge e deprime, nel nome del più puroliberalismo.
Il suo j’accuse contro la partitocrazia, ed il sistema di corruzione da essa derivante, per il nostro sistema politico e giuridico.
Nacque negli anni sessanta con un libro esplosivo quanto veritiero, implacabile testimonianza della pseudo-democrazia, instauratasi nel nostro paese con la nascita delle istituzioni repubblicane, nonostante gli sforzi generosi di alcuni padri costituenti, studiosi ed intellettuali di vaglia a cominciare da Luigi Einaudi e Vittorio Emanuele Orlando, fino ad Ernesto Rossi e Filippo Burzio: ‘Democrazie mafiose’ è uno studio organico e rigoroso dei vizi mortali, che affliggono il nostro paese, dal parlamentarismo, all’instabilità dell’esecutivo, il dominio delle peggiori oligarchie (o caste), gl’intrecci perversi tra politica e affari, clientelismo, nepotismo e delinquenza organizzata.


Quanti luoghi comuni sul liberalismo

Panfilo Gentile riesce a diradare le nebbie e le fumosità attorno ad un termine, liberale, che è diventato abusato ed anche per questo è spesso frainteso od utilizzato strumentalmente.
Chi rifiuta un nobile blasone? Nessuno o quasi.
Attività liberali erano quelle legate alla civiltà rinascimentale ed all’umanesimo che a suavolta traeva fonte vitale dal patrimonio classico della civiltà greco-romana. Attribuito a personaggi eminenti della storia, qualificava la loro grandezza morale, la generosità, la magnificenza, il mecenatismo, ogni nobile qualità dell’animo e della visione del mondo.
Ma la sua nascita filosofica si lega inevitabilmente alla Restaurazione e, sorprendentemente, viene dopo il democraticismo, figlio del giacobinismo, di cui costituirà un salutare correttivo.
E’ questa una distinzione importante. il governo del popolo tout court può dar luogo a pericolose deviazioni fino alla demagogia e alla dittatura della maggioranza, che conculca ed annulla i diritti delle minoranze.
La democrazia liberale ha invece al suo centro la persona umana e l’individuo ed è contrassegnata dal limite posto al potere dello Stato posto dallo Stato medesimo, nel nome della centralità del singolo non della massa.
Nessuno potrà negare la saggezza di chi intravede nel trionfo del demos un dato negativo: esso rappresenta un demone che soffoca non solo l’individuo, ma le comunità intermedie, le voci della società reale, tutto ciò che nasce per spontanea aggregazione al di fuori dello Stato e magari in contraddittorio con lo stesso, per affermare i princìpi di superiorità del diritto naturale.
Sa queste premesse, si dipana la differenza teorica e pratica tra la democrazia e il liberalismo.
Scrive Gentile che gli inconvenienti dei moderni regimi democratici possono essere così riassunti: suggestioni irrazionali delle masse; esclusione di tutte quelle élites che sono sprovviste dei  requisiti necessari (correntemente negativi) per inserirsi nella gara per il potere; mediocrità delle élites politicamente efficienti; precarietà dei governi.
I tratti caratteristici della ‘liberal-democrazia’ consistono quindi essenzialmente: in una concezione che considera la democrazia incarnata in determinate oligarchie temperate (posto che la dottrina democratica non è fondata in ragione né storicamente mai attuabile ); che considera i gruppi dirigenti, o aspiranti a divenire tali,  coloro hanno accettato la rinunzia alla violenza per raggiungere il potere o per restarvi; il liberalismo è democratico non per devozione a princìpi astratti, ma per considerazioni concrete, perché quelle oligarchie chiamate democrazia, nelle condizioni date, sono quanto di meglio  sia storicamente ottenibile; riconoscendo i difetti degli istituti vigenti, sotto il nome della democrazia, ne cerca anche i correttivi:il liberalismo insomma è il miglior modo di essere democratico, in quanto contribuisce a salvare e conservare le democrazie dal pericolo della democrazia metafisica; è l’opposto del giacobinismo e del radicalismo.


Gentile si ricollega alla scuola elitaria dei Mosca e dei Pareto e quindi non può apprezzare le selezioni al contrario effettuate nei regimi democratici che aprono le porte alla massificazione analogamente alle dittature totalitarie, dove tutto viene livellato verso il basso e la sorte peggiore è riservata proprio alla classe operaia.
03-liberta1Uno studioso, che è passato dall’accettazione delle teorie socialiste al liberalismo, sa bene quali sono le vere differenze col marxismo e la sua evoluzione: fondamentalmente è ilgrande capitale, che snatura il lavoro dell’operaio, riducendolo ad un robot: le grandi concentrazioni e le grandi fabbriche non assicurano né la concorrenza, né la libertà d’impresa ed assomigliano più ad un totalitarismo che ad una libera e partecipata democrazia, che s’impernia sulla limitazione del potere e sul rispetto della persona umana.
Vi meraviglia questa tesi?
Certo, la vulgata anti-liberale non va tanto per i sottile. Nel migliore dei casi tende a vedere due facce della stessa medaglia il grande capitale (magari finanziario), il fordismoe lo stato totalitario inaugurato nel novecento.
Ma, spiega Gentile, che la vera natura del libersimo consiste invece nel mercato privo di condizionamenti, con regole del gioco rispettate da tutti, prevalentemente orientato, a meno che non si tratti di grandi ( e pochi) gruppi strategici per l’economia di un paese, verso la piccola e media impresa, alla quale non nega la possibilità di ammettere forme di partecipazione operaia alla gestione, con il risultato di promuovere non irreggimentazioni dei lavoratori, confiscando il tempo libero e la spiritualità, a tutto danno dell’anima del singolo individuo.
Al contrario, la civiltà liberale privilegia l’individuo e la sua maturazione culturale, l’arricchimento della personalità, garantendo a tutti la parità delle opportunità, condizioni di eguaglianza, promozione del merito, rimuovendo gli ostacoli alla crescita sociale.
Insomma, la vera rivoluzione operaia, nell’ottica del filosofo aquilano, è proprio larivoluzione liberale.
C’è da rimanere conquistati dall’esposizione di questa dottrina, la quale, dopo l’eliminazione di scorie ideologiche apparentemente indistruttibili, si lega, facendo tabula rasa delle superstizioni del novecento, alle nuove frontiere esplorate da altri autori di rango come Ropke o Popper o Hayek, senza trascurare il substrato religioso cristiano, caratteristico del mondo occidentale ed una tradizione europea impregnata di classicismo greco-romano, tanto da auspicare una rinnovata attenzione per i valori aristocratici, nel senso più autentico del termine (un’educazione volta alla salvaguardia della nobilitas naturalis, non a quella del censo o del sangue, come accennò in un altro contesto lo stessoT. Jefferson, desideroso di creare classi dirigenti esemplari per la comunità ed il paese.
Riscoprire Panfilo Gentile per i giorni nostri mi pare un’urgente indefettibile necessità, una grande risorsa per le nuove generazioni.

lunedì, giugno 20, 2011

' ROSA SHOCKING '


Un'isola è stataSpiaggiaRosaGra.jpg violata! titolano i giornali ed i telegiornali alla notizia che una troupe britannica, scesa da un panfilo al largo di Budelli nell'Arcipelago della Maddalena, ha potuto filmare uno spot pubblicitario su poltrone e divani: certo una bella immagine quella di un salotto immerso nel verde della macchia mediterranea tra un mare limpido color smeraldo e il cielo azzurro trasparente poggiato sulla sabbia finissima color rosa. 

Shock.


Pare che ci fosse un guardiano, il quale, inutilmento, ha tentato di opporsi al dispiegamento del set su una dellemeraviglie del globo, ma ha dovuto soccombere di fronte ad operai, tecnici e regista, che con determinazione assoluta ed assoluta indifferenza, per i divieti stabiliti in un provvedimento dell'Ente Parco, hanno potuto tranquillamente fare i propri comodi.

D'altra parte che cosa può significare una sanzione di 50 euro per chi macina milioni di euro di pubblicità?

Ma come, si dirà, è così facile accedere ad un paradiso proibito, senza che nessuno ti fermi prima di approdarvi? Sì, è possibile.

Di che cosa dispone un 'guardiano del parco' per impedire sbarchi inappropriati ed insultanti per l'ordine costituito?

Forse non ha neppure un vhf o un megafono, né una linea diretta con la Capitaneria o con gli Uffici del Parco.

Chi lo vede, lo scambia per un naufrago senza venerdì e lo ignora bellamente,  a meno che non decida di prenderlo a botte, per il tentativo d' intralciare il libero commercio...

Budelli deve la sua dannazione ad un emblematico ed enigmatico film del 1964, del celebre Michelange Antonioni, all'epoca sentimentalmente legato all'affascinante Monica Vitti. Il tema era quello, al tempo assai di moda, dell'alienazione, derivante, non tanto dalla teoria marxianadella critica al capitalismo o alla permanenza degli ultimi matti in manicomio, prima della loro liberazione a cura dipsichiatria democratica, quanto dall'incomunicabilità della società moderna.

Chiunque, ancora da sempliciotto,  amasse l'isola, vi poneva piede con delicatezza e rispetto. Non pensava agl' intellettuali e ai registi della 'nouvelle vague', ma rimaneva certamente incantato dai bianchissimi gigli di mare, dalla particolare composizione della sabbia, frutto di una felice combiinazione, in fondali ancora intatti, di granelli di rena e poseidonia, sullo sfondo di una sorta di sottile barriera corallina.

Era il regno dei subacquei, dei sub-archeologi, degli appassionati di riprese cinematografiche marine, come il grande Folco Quilici. Vi facevano soste quiete, nel rispetto religioso della natura, i panfili di veri vip, come Cesare Merzagora o Virna Lisi o lo stesso Aga Kan Karim.

Le riprese di 'Deserto Rosso' , il lungometraggio del cineasta ferarrese, portava alla ribalta nel mondo, le stupende immagini dell'elegante nuotata, nelle acque antistanti Budelli, di una tenera, graziossima, silfide isolana, l'indimenticabile Emanuela Pala Carboni, immortalata, in un servizio straordinario, sulle pagine della 'Nuova', dal principe dei cronisti maddalenini, Mario D'Oriano.

Dopo il successo cinematografico, finiva l'era dei pochi intimi, e a frequentare il sito, con il progredire della nautica da diporto e degli zoticoni con patente, furono i soliti barbari, i quali non trovavano di meglio che saccheggiare la spiaggia per portarsi dietro contenitori, piccoli e grandi, di sabbia rosa.

La creazione del 'Parco Nazionale dell'Arcipelago' fu la sola contro-misura possibile contro il vandalismo e la bulimia consumistica del paesaggio.
Ma evidentemente non basta.

Ancora non c'è 'un piano generale', che regolamenti, in dettaglio e razionalmente, fra l'altro l' afflusso di barche e turisti, benché alcuni importanti divieti siano operanti.

Non c'è soprattutto ''l'Autorità'', come il blitz dei cineoperatori inglesi ha dimostrato.

Perché non imporre sanzioni più severe e, prima ancora, perché non possibile controllare navi ed imbarcazioni da diporto in arrivo nel Parco?

La Guardia Costiera monitorizza la navigazione nelle Bocche di Bonifacio, contro gl'inquinamenti da petroliere,  ma non è ancora possibile imporre a chiunque acceda alle acque del circondario di fornire, via radio, i propri dati identificativi, l'itinerario, il periodo di permanenza, per ottenere l'autorizzazione a procedere, ad ormeggiarsi od ancorarsi nei punti prestabiliti.

E poi ci meravigliamo che arrivino i pirati? 

domenica, maggio 22, 2011

Moretti

Non condivido le valutazioni di Moretti: sono, come sempre, inficiate dall'ideologia e perseguono tesi tendenziose, banalizzando le posizioni della chiesa (composta anche da uomini fragili ed imperfetti come avviene in tutte le comunità) e seguendo luoghi comuni consolidati, viene fuori un feuilletton, privo di significati pregnanti. 

La psicanalisi poi è sempre un comodo stratagemma, per contrabbandare come scientifici argomenti superficiali. 

Insomma, dai suoi ultimi film, si trae la conferma del predominio costante del famoso culturame, una macchina propagandistica al servizio della menzogna e dell'ignoranza (con l'uso disinvolto delle teorie psicanalitiche, tratte da riviste di gossip).

Mangi cioccolata e nutella e faccia girotondi: sono le cose migliori che ha saputo fare in tempi recenti. 


Il cinema quello vero, alla Bergman o alla Allen, per non parlare di Fellini, Germi o Antonioni, non è pane per suoi denti, come del resto, il ricorso strumentale a psicologi- psicolabili...per far ridere un pubblico di bocca buona, dai gusti d'avanspettacolo.

martedì, maggio 03, 2011

Il Leviatano




Giampiero Mughini sostiene che la nostra Repubblica è fondata sulle tasse.

E' del  tutto vero. 

E quando le tasse aumentano, aumenta la schiavitù di un popolo, come sosteneva Von Hayek. 

Quindi, la nostra Repubblica rischia di diventare la tomba delle libertà. 

A che servono le tasse che paghiamo, con aliquote spropositate per qualsiasi comunità civile e la moltiplicazione di balzelli ad opera degli enti più impensati? 

A mantenere i privilegi dei Faraoni.

Nella mia città si pagano, in aggiunta a quelle dello stato, tasse per i passi carrabili, per l'ingresso a casa propria, per la sistemazione e risistemazione dei numeri civici, per l'acqua potabile non potabile, per gli allacci  ai servizi comuni, che moltiplicano i cosiddetti oneri di urbanizzazione, per la targa professionale, per la tarsu raddoppiata, se, all'interno dell'abitazione, c'è uno studio che non produce rifiuti, etc.

Eppure ci sono società che versano un'aliquota del 13%, 14%, in confronto ai livelli dei comuni mortali, ormai attestatisi sul 60, 70% del reddito.

Chi sopravviverà?

Il Leviatano.

giovedì, aprile 28, 2011

Radicali e liberali


liberal fasc.Io non ho difficoltà a dire che apprezzo anche Travaglio eMauro e non solo Sechi.
Ovviamente non sempre. Certamente le loro opinioni sono differenti, ma per capire bene com’è strutturata la politica di casa nostra sul piano dei princìpi, non basta leggere Il fattoRepubblica o Il Tempo.
Per quanto riguarda il polo dei moderati, mi pare molto importante la distinzione che deriva dal libro ”liberal fascism”, di J. Goldberg, perché, secondo me, traccia una linea di confine tra radicali liberali di cui è necessario tener conto.
Su ”Il futurista” qualcuno teneva molto a distinguere i fasciocomunisti buoni da quelli cattivi, come se si trattasse di categorie vitali ed attuali, mentre è pura propaganda elettorale, senza alcun fondamento culturale. La paura fa novanta quando si affratellano ifasciocomunisti al movimento di Le Pen, considerato il demonio per tutti. Ma l’ultra-destra non è solo il lepenismo, che in italia è rappresentato principalmente dalla Lega, ma anche da altri gruppi e gruppuscoli, caratterizzati dall’anti-capitalismo, anti-imperialismo, anti-sionismo e via dicendo come ai tempi del nazi-maoismo sessantottesco. Roba da analizzare in sociologia o psicosociologia come reperto storico-archeologico dell’epoca degli ideologismi esasperati e fanatizzanti.
Importa, invece, in questa sede, affrontare l’argomento invece sotto l’ angolatura diGoldberg, il quale sostiene appunto che i “liberal” sono i veri neo-fascisti: ”di’ loro di smettere”, scrive l’autore americano nel libro grosso e ben documentato, ”il fascismo è cosa tutta loro, progressista, di sinistra, illuminista, che con la vera ‘Destra’ non c’ entra e che quindi bisogna tenersene a distanza, perché strepita, sputa, vessa e alla fine pure uccide, oggi come ieri...”
Questi liberal sono i radicali, da non confondersi con i liberali ed in particolare con il nelneo-conservatorismo liberale (non liberal) d’impronta europea, al quale dovrebbero assimilarsi i moderati italiani, per non  creare confusione nell’elettorato.

Basta intendersi: anziché dire’ liberal‘ diciamo radicale e ci capiamo.
Ora, sul piano culturale, essere radicali non significa a mio parere essere moderati e liberali.
Si rischia di ritrovarsi su una sponda fondamentalista, laicista e relativista, ovverogiacobina, che caratterizza la cd sinistra progressista ed illuminista, omologa al totalitarismo, perché impone come verità dominanti miti costruiti nella provetta della Rivoluzione francese del positivismo, dello scientismo, etc, etc,etc, per sfociare inevitabilmente nel Terrore e nelle sanguinose rivoluzioni del 900.
Di qui l’apparentamento con il fascismo ed il nazismo, che descrive Goldberg.
Una tesi che trova d’accordo, a quanto sembra, lo storico Giordano Bruno Guerri, il quale intravede nel fascismo un esempio di realizzazione della Rivoluzione francese; evidentemente, dell’anima giacobina e non liberale, da cui prese le mosse la Rivoluzione americana ed incarnata nella Rivoluzione inglese.
Ma c’è di più secondo me.
Questi riferimenti storici al Terrore e alle dittature, o ai totalitarismi di diverso segno, appartengono al secolo passato e alle ideologie crollate col muro di Berlino e pertanto possono definirsi storicamente superati.
Quando si parla giustamente di superamento delle categorie di destra e di sinistra, si vuole mettere in luce la mancanza di steccati e la necessità di prevedere un’evoluzione della società nella direzione di valori ed idee condivisi, superando le semi-paralisi mentali, di cui parlava Ortega Y Gasset.
Per questo, si parla oggi di Rivoluzione neo-conservatrice liberale, riformista e popolare in Europa. Perché molti schemi sono saltati e le distinzioni passate andrebbero cancellate.
L’Italia è diversa, perché gli atti di fede ideologica purtroppo permangono alterando la visione della società a partiti, partitanti e larghe fasce di opinione pubblica manipolabile e manipolata.
Essere liberali significa, in primo luogo, essere de-ideologizzati.

giovedì, aprile 21, 2011

Tourbillon


C’è un grande turbamento in chi desidera cambiare veramente la struttura di questa società, pur non credendo più alla politica.
Si ha l’impressione di essere presi in una morsa da cui è impossibile fuggire.
I partiti sono alla ricerca disperata di consenso, pur avendo consapevolezza dello scontento generale e della propria incapacità a colmare il vuoto tra paese reale e istituzioni, ridotte ormai a proprietà dei ceti dominanti.
Si parla di sempre maggiori infiltrazioni della mafia nelle liste elettorali e tra gli eletti.
Al sud, al centro, al nord, nessuna differenza sostanziale.
La gente pensa di essere sotto scacco e di non poter essere più rappresentata.
La corsa alle candidature è sempre più appannaggio di persone nullafacenti o interessate ai traffici poco puliti, agli intrallazzi, al vantaggio personale.
E’ un paese che muore.
La crisi immobilizza tutti e si vive nella speranza che non accada il peggio.
I modelli sociali che imperversano sono improntati al cinismo e all’indifferenza.
Il culto idolatrico del denaro s’impone alle varie componenti sociali come l’unico ‘valore’ da perseguire.
Ormai è la guerra per bande che si è instaurata nelle stanze del potere e a nessuno interessa la cosiddetta investitura popolare, anche perché non c’è autentica democrazia, rispetto delle regole, delle minoranze, delle voci diverse.
Un vero e proprio sconvolgimento meteorologico, uno tsunami ha investito ogni parte del territorio e la pesona comune è confusa, disarmata, incredula, senza certezze né difese.
Un turbillon che colpisce financo le coscienze ancora lucide, che vorrebbero reagire, ma non sanno come.

mercoledì, aprile 20, 2011

Isola di Spargi addio!


La vendita  di Spargi non è una bella notizia.
L’isola avrebbe dovuto essere acquistata dalla Regione fin dalla passata legislatura.
Cala Granara 1

Non è accaduto per la solita ignavia della politica, che non ha ravvisato evidentemente la possibilità di farne un parco naturalistico da sfruttare economicamente a vantaggio della popolazione.
L’isola è un vero gioiello.
L’Ente che gestisce il demanio non è riuscito a valorizzarla, lasciando che i turisti e i diportisti la incrociassero costantemente nel corso dei periodi estivi e lasciando che alla fine un soggetto privato se ne appropriasse per un prezzo stracciato, magari in attesa di tempi migliori o facendone, con le attuali strutture esistenti, un hotel di lusso per pochi prilegiati, come in parte avviene per la consorella isola di S.Maria (soggiorno prediletto di Benigni ed altri VIP).
E’ inutile menzionare vincoli e divieti a salvaguardia della bellezza di Spargi.spargi
E’ finita un’era.
Non si potrà più dire che fa parte dell’Arcipelago de La Maddalena.
Nelle aspettative di tutti, ci sarebbe dovuto essere un riconoscimento da parte dell’Unesco per l’inserimento di tutto il comprensorio tra i patrimoni dell’umanità.
Chi ha potuto però rendersi conto del suo destino, quando a governare quest’ultimo paradiso terrestre è un pugno di dilettanti dediti a preservare il proprio tornaconto personale piuttosto che la bellezza?
A quanti può importare il bello, oggi?
Neppure alle nuove generazioni, vittime di una sistematica maleducazione all’ambiente, all’estetica, al paesaggio.
Il progresso non ha portato nulla agli isolani autentici, abituati a considerare come proprio un patrimonio inestimabile, ma rassegnati ormai a perderlo nelle mani di una burocrazia costosa ed inetta, ovvero di soggetti che poco o nulla sanno del valore intrinseco di un bene di per sé inalienabile.
Spargi era un lembo dell’ Eden.
Vi si andava in piccoli gozzi, quando il vento di ponente lo permetteva e si faceva il bagno nelle tante calette adatte anche a chi doveva imparare a nuotare e a pescare. Un sogno vivente camminare nei viottoli solitari in mezzo alla macchia mediterranea, svegliarsi al canto del gallo, dopo aver dormito in una delle caserme abbandonate dopo il conflitto mondiale su pagliericci profumati e morbidi di elicriso, pronti a bere il latte appena munto delle capre, vere regine di un territorio incontaminato.
Una meraviglia dissolta per sempre nel tempo.
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