
L'ultima trasmissione ha superato se stessa nella rassegna degli eccessi.
Chi ricorda "Les hussards"? C'era in Francia, negli anni sessanta,una cultura anti-ideologica, libertaire e joyeuse, irriverente verso le mode del tempo, dai gusti eleganti ed aristocratici,una compagine intellettuale lucida e brillante, acuta e valorosa, ardita e buissonière con fior di scrittori come Roger Nimier,Jacques Laurent,Michel Deon ed altri eminenti personaggi del calibro di Jean Giono, autore de "L'Ussaro sul tetto",una scuola di pensiero intramontabile.








cci con una sarabanda di coppie note e meno note, in gara per ballare a turno, undici difficilissimi balli, che hanno entusiasmato progressivamente il pubblico. Non credevo che la gara evolvesse così positivamente, dopo l'esibizione nella prima puntata del 'noto urlatore' Vittorio Sgarbi. Mi son dovuto ricredere nelle puntate successive anche se viste a tratti. Dopo le grottesche vicende degli eredi di Casa Savoia, la semplicità e l'educazione di Emanuele Filiberto, la sua sincerità unita ai modi affabili, ad uno spontaneo cameratismo nei confronti degli altri concorrenti, ho tratto un sospiro di sollievo, vedendo finalmente smentita l'antica massima, applicabile a tutti i protagonisti della storia patria, secondo cui 'il meglio della famiglia si trova tutto sotto la terra'. Auguriamo di cuore al giovane principe di riscuotere una sempre maggiore simpatia e considerazione negli animi degl'italiani, i quali hanno un disperato bisogno di esempi di correttezza e gentilomeria, dopo lo sfacelo dei giorni attuali, in cui la fanno da padrone Marina Ripa di Meana e Fabrizio Corona, impegnati più che nell'eleganza dei balli tradizionali a sommergersi d'insulti violenti e pecorecci. Ma l'ammirazione più fervida va alla maestra di ballo e splendida dama di Emanuele, il quale senza la presenza di un simile gioiello, non avrebbe neppure lontanamente potuto aspirare alla vittoria di questa competizione. L'immagine di Natalia Titova, dalle movenze armoniose e delicatamente sensuali, priva di qualsiasi esibizionismo ha donato alla platea e al pubblico l'immagine stessa della bellezza e del fascino femminile, il sorriso splendente ed il magico sguardo dei suo incantevoli occhi hanno dominato sulle altre belle concorrenti. Concordiamo senza riserve con il giudizio del Prof. Zecchi che, a commento dello spettacolo l'ha definita 'stupenda'. E alla quale secondo me si può aggiungere anche l'appellativo di 'regina'. Si, Natalia Titova è una stella fissa soggiogante, una vera regina ! Viva la Monarchia ! 

Non pensiamo però che i pericoli siano rappresentati da ictus e altre malattie legate piuttosto allo stile di vita perseguito da ciascuno dei membri, quanto piuttosto dalle manie ossessivo- compulsive, connesse all'uso smodato degli strumenti di conoscenza e relazione, che il sito mette a disposizione.
In effetti, se ci si fa caso, in esso sono compresenti tutte le possibilità di comunicazione. Dal blog alla chat, ai gruppi di fan o spontanei, dalla politica al giornalismo, alla letteratura, ai film, alla musica, e via dicendo (chi più ne ha, più ne metta).
FB assomiglia moltissimo al grande fratello orwelliano: i dati vengono immagazzinati ad una velocità supersonica, la privacy vacilla, ed i controlli si sentono come il fiato sul collo (alcuni, peraltro, sono indispensabili, per impedire che il caos prevalga su tutti).
La possibilità, illusoria, di far parte di comunità globali o globalizzate rende dipendenti psicologicamente.
Se si sta troppo dietro alle infinite lusinghe telematiche in esso contenute, ci si accorge di essere in trappola: il web ci avvolge, blandisce, stuzzica, solletica il narcisisismo ed il presenzialismo, nonché la presunzione di poter dire la propria su su ogni argomenro e sul prossimo, anche violando i limiti del buon gusto e della discrezione, e, quindi, il rispetto della persona.
In mezzo al cicaleccio instancabile, il nostro io può perdere il senso della realtà, credendo di vivere una vita vera ed
autonoma, da cui le insidie del quotidiano sono state eliminate.
Un mondo ovattato che attenua tutti sensi.
Un universo artificiale nel quale disperdere la nostra personalità.
Per questo sarebbe utile che le conoscenze virtuali si tramutassero in relazioni, personali o di gruppo, effettive.
E' l'unico modo per non inebetire, come già accade con televisione e droghe.

Dopo una domanda, il Presidente della Regione cominciò a rispondere e subito s'interruppe, facendo calare il silenzio tra sé e l'interlocutore, il quale, dopo un'attesa che pareva interminabile, provò a sollecitare il completamento della risposta, rimasta a mezz'aria.
Immediatamente, a quella che gli pareva un'intrusione, Soru reagì stizzito, intimando all'intervistatore: non m'interrompa !
Perché riportiamo questa notizia riesumata da "Il Giornale" in campagna elettorale ?
Perché in questo aneddoto c'è buona parte del carattere dell'uomo e gl'indizi della sua debolezza come uomo politico.
Ora che ha perso con l'onore delle armi, dobbiamo riconoscergli, insieme ad alcune gravi gaffes, almeno l'onestà di essersi dimesso per chiedere all'elettorato un giudizio sulla sua azione di governo, a dispetto del dissenso espresso all'interno della coalizione che lo aveva scelto come premier.
L'apporto dato alla sua rielezione dai partiti movimentisti e radicali ha avuto il sapore di una tattica strumentale per trovare, per essi, spazi altrimenti non conquistabili, alienandogli le simpatie di parte dell'elettorato cattolico.
A nulla, inoltre, sono valsi sia il personale appoggio di Walter Veltroni, che l'uso indiscriminato dei mass-media.
La sua "Unità" e "Repubblica" , la terza rete della radiotelevisione e la 7, "la Nuova Sardegna", "il Sardegna" e le reti radio-visive create dall'amico Nicola Grauso, smentiscono la sua presunta minorità nel campo della comunicazione e non danno la spiegazione della sua sconfitta, la quale, benché sostenuta mediaticamente, è sostanzialmente frutto della sua incompatibilità caratteriale con il mondo della politica militante, traffichina e sleale, ipocrita e affarista, opportunista e miserabile nel decretare la sua fine, con ciniche pugnalate alla schiena ed accordi elettorali trasversali e sottobanco, nell'ambito del centro-sinistra, per favorirne la caduta.
Soru, come buona parte dei sardi di razza, ha perduto paradossalmente per alcune qualità che l'alchimia della patitocrazia trasforma in difetti e colpe irreparabili.
L'inventore coraggioso e geniale di Tiscali, una realtà tecnologica che ha modernizzato il nostro paese e l'Europa, costituendo una spina nel fianco di colossi telematici monopolisti, decise di scendere in campo, forse per sopraggiunte difficoltà della sua azienda, ma soprattutto per conquistare nuove “chance” e quindi maggiore possibilità d'influire sulle scelte di un territorio difficile, qual è da secoli l'isola dei nuraghi.
Egli aveva capito che un buon imprenditore, prima o poi deve fare i conti con chi detiene un potere forte come quello dei partiti, i quali possono essere motore di sviluppo o palla al piede del progresso, con cui occorre, comunque, scendere a patti.
All'inizio, il “Progetto Sardegna” si pose come un movimento al di fuori delle “camarille”, con un programma che puntava principalmente su tre elementi importanti: - ricerca scientifica, con la creazione di un polo universitario competitivo a livello internazionale;
- rivalutazione delle risorse agro-pastorali, con l'adozione delle tecnologie più avanzate per la produzione e la commercializzazione diffusa dei prodotti tipici regionali, protetti e garantiti dalle imitazioni;
-potenziamento dell'imprenditorialità turistica da estendere alle zone interne dell'isola, nell'attenta salvaguardia della natura.
Idee buone che però dovevano perire nel mare magnum della burocrazia dei compromessi e dei giochi di corridoio, una volta stretta l'alleanza con il centro-sinistra.
Errori strategici gravissimi si evidenziarono ben presto nel corso della sua leadership, tutti derivati dall'impostazione salesiana della sua formazione culturale, ancorata al “cattolicesimo rosso” degli anni sessanta e influenzata pesantemente dagli istinti estremisti degli ayatollah del post-comunismo, con cui maldestramente strinse un'innaturale legame ( come possa un fautore del libero mercato entrare in sintonia con l'ideologia assistenzialista, demagogica, antimodernista di una certa sinistra resta ancora un mistero).
A ciò si aggiungano alcuni stravolgimenti dei connotati propri della cosiddetta “sardità”, forieri delle più perniciose conseguenze per l'economia e l'immagine della Sardegna.
L'insofferenza per i pretesi colonizzatori del territorio ed i rigurgiti “revanscisti” contro i nuovi ricchi, maleducati ed arroganti, si tramuta da sentimento d'indipendenza individualista e senso della giustizia sostanziale, l'amore per la natura e la propria tradizione, fortemente connaturati al costume dei sardi, in provvedimenti giuridicamente aberranti e di rozza impronta giustizialista con tasse ed imposizioni fiscali anticostituzionali, in un assurdo braccio di ferro con il Governo centrale ed in vincoli all'attività edilizia privi di logiche giustificazioni ed attinti dal peggior repertorio dell'ambientalismo isterico e fanatizzato.
Le conseguenze negative di simili deviati atteggiamenti non tardarono a manifestarsi in un pervasivo arretramento culturale ed economico.
L'opposizione alla permanenza americana a La Maddalena e alla base della Marina militare italiana, nonostante il pannicello caldo del G8, rischiano di provocare un tracollo economico senza precedenti per la comunità dell'arcipelago “più bello del mondo”, e nascono dall'utopia dissennata di poter attirare imprenditori seri, in grado d'investire e produrre ricchezza, dall'oggi al domani, imponendo una patria potestà burocratica che contraddice i più elementari principi della libera iniziativa.
La contestazione aprioristica della Costa Smeralda e la contemporanea ricerca successiva del sostegno dell'Aga Kan Karim, per importare turismo internazionale nella fascia meridionale dell' isola, con baricentro nella provincia di Cagliare è il grottesco risultato di un campanilismo senza senso né scopi apprezzabili sotto il profilo dell'interesse generale.
Il Presidente si è attorcigliato nei pregiudizi e nelle contraddizioni di una classe politica insipiente portandolo ad enfatizzare il proprio animo di sardo fiero e leale, fino a capovolgersi nel parossismo estremista e declamatorio, nei più nefasti ed autodistruttivi impulsi autarchici.
Il risultato negativo di tale discesa agl'inferi si poteva intuire.
Che cosa poteva portare il connubio tra un imprenditore tutto sommato ingenuo ed i vecchi marpioni dei professionisti della politica se non un abbraccio mortale?



“Libero” ha pubblicato alcune dichiarazioni di uno “scienziato” ideologo, il quale, a proposito del caso Englaro, nell’affermare apoditticamente, ma senza adeguato riscontro probatorio,che solo un soggetto pensante, cosciente, può definirsi vivo, si richiama alla finta contrapposizione tra destra e sinistra.
Il problema però non è politico , ma di carattere squisitamente etico.
Dipende dalla nostra sensibilità e dalle decisioni conseguenti alla nostra visione della vita e del mondo.
Non saprei dire come deciderei. se fossi al posto di Beppino Englaro.
Bisogna soffrirle sulla propria pelle certe situazioni, per poter rispondere con onestà intellettuale.
Perciò mi astengo da qualsiasi giudizio e rispetto il dolore della famiglia.
Credo peraltro che la libertà di scelta individuale, a certe condizioni, non possa essere negata dallo stato.
Anche questa, legata magari al testamento biologico, è riconducile ad un irrinunciabile principio di libertà (e responsabilità) personale.
Ecco perché mi pare che lo schema di testamento biologico ,apparso su Facebook, a cura del gruppo dei riformatori liberali, sia condivisibile.
L’invadenza dello stato dovrebbe essere limitata a dettare regole di larga massima, senza voler minutamente disciplinare materie così delicate e cariche di pathos, nelle quali si rischia di compromettere un valore fondamentale come quello della dignità della persona.

L'intervista pubblicata oggi su “Repubblica”, nella quale l'ex governatore insulta, con parole di fuoco, il premier Berlusconi, incentrando la polemica sulla “vecchiaia” del Presidente del Consiglio e la sua somiglianza con “Caligola” (ignorando fra l'altro la storia), oltre a varie frasi prive di consistenza politica e di serie argomentazioni per contrastare il programma dell’avversario, rendono ancora più improbabile la credibilità dell'On. Soru.

Forse avete già letto qualcosa di Simone Weil. Se non l'avete fatto, ve ne consiglio la lettura. Adelphi offre un catalogo completo delle sue opere, che in rapporto alla sua breve vita sono un vero e proprio prodigio del suo genio. A me piace soprattutto ricordare "La Grecia e le intuizioni precristiane" e "L'amore di Dio"con un'introduzione di Augusto del Noce su "S. Weil testimone del nostro tempo".
Se penso alle tante "femmes savantes"del nostro tempo, non posso fare a meno di notare la differente statura intellettuale e culturale di questa giovane donna, febbricitante di passione per la mistica e per le fonti della civiltà occidentale, scomparsa prematuramente, ma stella splendente per l'eternità, nel cielo dei talenti di primaria grandezza.
Nelle sue "Lezioni di filosofia", che sto leggendo, ci sono indicazioni succinte, ma acute, sui concetti fondamentali e sulle conquiste del pensiero da parte dei grandi pensatori dell'umanità ascritti all' Occidente.
Molto perspicue le considerazioni sulla conoscenza di sé, attorno a cui, fin dai tempi di Socrate, ognuno di noi s'interroga.
E' semplicemente strabiliante come quest'autrice riesca cogliere l'essenza delle cose, attraverso una logica stringente ed una profonda analisi dell'anima del mondo, con un excursus affascinante e coinvolgente.
Buona lettura a chi voglia approfondire la sua scienza.

Il sorriso timido e gli occhi stupefatti del teologo Mancuso nascondono in realtà una ferrea volontà di ridefinire il cattolicesimo alla luce della realtà mutevole della società desacralizzata e dell'ansia di conciliare tutti gli opposti in un'unica filosofia storicista, razionalista, modernista, semi-atea e laicista. 