mercoledì, agosto 27, 2008

Prezzy


Giuseppe Prezzolini, detto Prezzy, è stato un infaticabile organizzatore culturale ed un personaggio di spicco nella storia letteraria del novecento, soprattutto come fondatore di una delle più pregevoli riviste dell'epoca, "La Voce", sulla quale scrissero eminenti personaggi, scrittori ed artisti, che hanno lasciato un segno profondo nella vita del nostro paese.

Prezzolini aveva il culto dell'indipendenza e pur essendo amico personale di Mussolini, e potendo trarre enormi vantaggi da questo legame, anche grazie al suo acume ed alla sua scintillante intelligenza, nonché al suo vasto patrimonio d'idee, preferì, all'avvento del fascismo, emigrare negli USA, dove insegnò, per moltissimi anni alla "Columbia University", letteratura italiana.


Tornò in Italia nel dopoguerra, ma, dopo un breve periodo di permanenza a Vietri sul mare, preferì stabilirsi in Svizzera, a Lugano, da dove continuò a collaborare a quotidiani e riviste.

Si vantava di far parte della "società degli apoti", cioè di coloro che non la bevono e questo gli servì pe non cadere nelle trappole della retorica e negl'inganni della politica e dei partiti, ma lo tenne fuori da qualsiasi pur meritato riconoscimento, anche economico, continuando a scrivere, per campare, ben oltre i cento anni.

Fu un convinto conservatore, o meglio un anarco-conservatore, giustamente critico nei confronti del suo paese, di cui individuò, lucidamente ed inesorabilmente, vizi e difetti.

Pur avendone pieno titolo rifiutò l'appellattivo di "maestro".

Il pittore ed incisore toscano Sigfrido Bartolini venne, un bel giorno, redarguito dallo stesso Prezzolini, perché gli si era rivolto deferentemente con quest'appellativo.

Di diritto però apparteneva alla categoria degli "antitaliani", nel senso paradossale del termine, essendo un amante del suo paese, ma profondamente critico nei suoi confronti, proprio a causa di un radicato patriottismo.
Dei suoi moltissimi libri, vogliamo ricordare oggi, "Il codice della vita italiana", che pur essendo stato scritto, per i tipi della "Voce", nel 1921, conserva una straordinaria attualità nel delineare il carattere degl'Italiani.

Traiamo alcuni brani, da questo libretto prezioso, per poter riflettere sulle considerazioni dello scrittore, le quali, pur essendo amare, corrispondono alla verità del nostro popolo.

Ecco alcune perle, da non dimenticare. E da rileggere di tanto in tanto.

"L'Italia si divide in due parti; una europea che arriva all'incirca a Roma e una africana o balcanica che va da Roma in giù. L'Italia africana o balcanica è la colonia dell'Italia europea".

"In Italia nulla è stabile fuorché il provvisorio".

"In Italia l'uomo è sempre poligamo e la donna poliandra (quando può)".

"In Italia non si può ottenere nulla per le vie legali, nemmeno le cose legali.Anche queste si hanno per via Illecita: favore, raccomandazione, pressione, ricatto, eccetera".

"I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi".

"Non bisogna confondere il furbo con l'intelligente. L'intelligente è spesso un fesso anche lui".

"Colui che sa è un fesso. Colui che riesce senza sapere è un furbo".

"Segni distintivi del furbo:pelliccia, automobile,teatro, restaurant, donne".

"I fessi hanno dei princìpi, i furbi soltanto dei fini".

lunedì, agosto 25, 2008

Filosofi e zingari

"A ventanni, giurai a me stesso di essere fedele alla mia giovinezza".
"Gli uomini ?
Più che alla vita, sono attaccati ai suoi bisogni !"
(Drieu La Rochelle)





Fin da piccolo mi accorsi di essere attratto da due tendenze o
correnti filosofiche che parevano tra loro opposte o contrastanti: il pessimismo cosmico ed un allegro edonismo.

Leggerezza e catastrofismo.

Col crescere e maturare, compiendo finalmente gli studi superiori, mi avvidi che i due aspetti della mia personalità potevano convivere, anche perché non erano convinzioni nuove, rispetto alle speculazioni del pensiero più elevato che altri più appropriatamente avevano esercitato.

Giordano Bruno affermava di sé:
sono ilare nella tristezza e triste nell'ilarità.

Quale sintesi migliore per un'anima complessa come la mia?

Ad essa doveva presto aggiungersi, con il matrimonio ed un lavoro stabile, un terzo inquietante fattore di riflessione e d 'inquietudine: la
monotonia.

La conoscenza più incisiva di Schopenhauer, seguita alle prime letture liceali, mi aveva donato, infatti, una nuova consapevolezza.
Il mio essere constatava la veridicità dell'intuizione del grande saggio, il quale paragonava l'esistenza ad un pendolo,
in perenne oscillazione tra l'angoscia e la noia.

Insomma era scomparsa, con l'età adulta, l'attitudine all'epicureismo e mi trovavo avviluppato nel bozzolo piccolo- borghese (che le circostanze, quasi inavvertitamente, avevano tessuto per me) del lavoro e della casa, della casa e del lavoro, in un universo chiuso, ormai, alla fantasia, all'immaginazione, alla creatività, alla libertà, alla poesia.

Lo spirito d'avventura, tipico dell'adolescenza e della giovinezza, si addormentava nella spirale del tran- tran quotidiano del
primum vivere, deinde philosophare, costruito paradossalmente, con una ferrea logica filosofica, grazie all'insegnamento di maestri ineccepibili, nell'inevitabile processo di acculturazione del mio spirito.

Finché un giorno...

Quasi per caso, lungo il tragitto che mi riconduceva tra le mura della mia sicura e tranquilla abitazione, m'imbattei in una compagnia di zingari.
Questi, in un parco, ai margini della via, si esibivano, in quel momento, in spettacoli fantasmagorici, nei quali esprimevano le loro abilità ed il loro estro al suono trascinante di violini e chitarre, tamburi, fisarmoniche e clarini.
E danzavano in continuazione in circoli sempre più ampi di persone, coinvolgendo anche i più tiepidi, tra gli spettatori, in un'assordante allegria.

Una bella fanciulla dagli occhi di fuoco mi prese per mano e si fece accompagnare in una serie di balli divertenti e un po' malinconici ad un tempo, e quella musica mi riportò all'adolescenza ed ai suoi sogni dipinti d'azzurro come il cielo ed il mare, alla voglia di viaggiare per paesi e continenti, al desiderio di conoscere attraverso la gente e le persone, la natura ed i paesaggi, quale verità abita questo mondo, riuscendo a strappare finalmente il velo del mistero che sempre ci avvolge.

E, tutto d'un tratto, capii quello che avevo abbandonato per diventare un uomo istruito, educato alla responsabilità, ai doveri individuali e sociali, un esemplare umano del tutto addomesticato:la preziosa essenza della vita.

Fui abbagliato da quella illuminazione e , al termine della sarabanda, con gli echi della festa nelle orecchie, saltai sul carro dell'affascinante donna, che avevo stretto durante tutto il tempo, unendomi a quella meravigliosa
carovana, diretta ad Arles.


venerdì, agosto 22, 2008

Sardegna Arcaica




Proprio in questo periodo di flagello turistico, in cui tengono banco le polemiche tra la Santanché e Briatore sul primato della cafoneria al Billionaire, il locale più in di Porto Cervo, di cui sono entrambi soci, consentiteci di allontanarci dall'atmosfera mondana e volgaruccia della Costa, per fare una breve puntata a Siligo, un paese dell'interno della Sardegna, sede di un moderno planetario ed appartenente al Logudoro, antico granaio dei tempi dei romani , dove ancora si coltivano gli usi antichi, si ammirano paesaggi meravigliosi e si conserva una natura incontaminata e rigogliosa. La cittadina ebbe la ventura di dare i natali alla cantante Maria Carta, ormai scomparsa, alla quale ha dedicato un museo.
La sua bellissima voce è incisa nella memoria dell'Isola più vera ed autentica, quella che mantiene ancora, nonostante un certo turismo mordi e fuggi o, semplicemente consumista, o da neo-ricchi snob e triviali la incontaminata nobiltà.
Ci piace richiamare l'Ave Maria, cantata da Maria Carta in lingua sarda, derivata dal latino, è un simbolo di quella terra arcaica che sopravvive alla mondanità, ai guasti della politica, al decadimento del buon gusto, alla mancanza di educazione, alla perdita del senso della bellezza e al tramonto dell'eleganza e della sobrietà dei costumi.
Niente di meglio farvi riferimento in questo mese, denso di significati culturali e spirituali, contro lo sbracamento selvaggio e barbarico dei gavettoni e dei night, turpi raccoglitori di rumori e persone sguaiatissime ed incolte.

mercoledì, agosto 20, 2008

Rompere i tabù...








L'ex ambasciatore Sergio Romano, commendevole editorialista del "Corriere della Sera", autorevole saggista in materia di politica estera,
si è presentato ad un pubblico dibattito, nel clima mondano di Cortina, con abbigliamento sportivo ed un tono talmente disinvolto, che è difficile riconoscerlo come il togato commentatore politico, avvolto diuturnamente nell'aplomb dell'ex diplomatico.

La sorpresa aumenta allorché Egli comincia a dissertare dei tabù e riconosce ormai l'indiscutibile necessità di abbatterli.

Sono tesi sovversive cui non è aduso uno scrittore proclamatosi conservatore urbi et orbi in plurime occasioni. Dichiarazioni che si accompagnano a modi significativi d'interpretazione del rivoluzionario concetto.

Infatti, dinanzi alle telecamere puntate sul suo viso, in una breve pausa della propria esposizione, il Romano comincia a grattarsi platealmente l'orecchio sinistro, con l'indice ben teso dentro il padiglione auricolare.

Fino a qualche tempo fa, avremmo giurato sulla sua incapacita costituzionale di azzardare un gesto del genere. Ma si sa. La società si evolve in continuazione e, quindi, anche i costumi degli ex ambasciatori mutano velocemente, eliminando anch'essi qualche tabù dal loro comportamento.

Di lì a poco, l'illustre giornalista, peraltro, si contraddice pesantemente.

Mentre afferma, come corollario dell'idea precedente, che i tabù non possono rompersi tutti insieme, ma solo uno alla volta , appena terminata la frase, si assiste alla continuazione dell'operazione di grattamento, con rapido passaggio dall'orecchiuo al naso.

Eccolo infatti dirigere la sua attenzione alla punta del suo aquilino, che viene catturata con forza dalla concomitante azione del pollice e dell'indice della stessa mano destra, per procedere a stropicciamenti e strizzature, fino ad acquietarsi, dopo interminabili minuti, in uno storcimento finale delle froge rimaste miracolosamente indenni d perdite di sangue.

Si rimane a bocca aperta di fronte alla spettacolarità della scena ed alle difficoltà che perfino personalità temprate incontrano nella vita quotidiana a mettere in pratica principì elevati come la dissoluzione contemporanea di più divieti

sabato, agosto 16, 2008

Ai trasformisti di tutti tempi




Si è sempre detto che uno dei vizi nazionali è il trasformismo.

Purtroppo vero come ben sapeva il Trilussa,il quale, da par suo, ha descritto anche questo difetto italico, presente massicciamente nel nostro paese fin dai tempi dell'unificazione.

E' da un po' di tempo che quasi tutti gli esponenti di quasi tutti i partiti si dicono liberali, dall'estrema sinistra all'estrema destra.


Non posso giurarci, ma forse lo stesso Toni Negri non esiterebbe a definirsi tale, se potesse farlo impunemente.


Ho assistito ad una tavola rotonda sul sessantotto, e pareva che parlassero di un Dinosauro.

Invece è quell'animale primitivo è ancora tra noi: quella mentalità, allo stesso tempo, fondamentalista ed opportunista, che ha permesso a chi predicava, prima, la rivoluzione da salotto e, poi, il terrorismo e la lotta armata, ha consentito a molti ex rivoluzionari e progressisti di attraversare tranquillamente il guado e di fare carriera per sedersi in poltrone comode e redditizie all'interno dell'attuale establishment, come se niente fosse.


Ed ognuno si definisce ora

liberale, dimenticando il tempo in cui il termine equivaleva per lui e gli altri compagnucci ad una bestemmia.


Ma la libertà una categoria dell'animo e va ben al dilà delle ideologie, dei partiti, delle consorterie, dei club e dei traformismi.


Ci auguriamo che le parole di Trilussa possano servire ad individuare, a tutti i livelli, chi è autenticamente liberale nello spirito e nell'intelletto, nell'antica accezione umanistica, da chi non lo è e non lo sarà mai, nonostante i travestimenti ed i salti della quaglia in soccorso del vincitore, come diceva Flaiano.




"La cornacchia libberale"


Una cornacchia nera come un tizzo,
nata e cresciuta drento 'na chiesola,
siccome je pijo lo schiribbizzo
de fa' la libberale e d'uscì sola,
s'infarinò le penne e scappò via
dar finestrino de la sacrestia.

Ammalappena se trovò per aria
coll'ale aperte in faccia a la natura,
sentì quant'era bella e necessaria
la vera libbertà senza tintura:
l'intese così bene che je venne
come un rimorso e se sgrullò le penne.

Naturarmente, doppo la sgrullata,
metà de la farina se n''agnede,
ma la metà rimase appiccicata
come una prova de la malafede.
- Oh! - disse allora - mo' l'ho fatta bella!
So' bianca e nera come un purcinella...

- E se resti così farai furore:
- je disse un Merlo - forse te diranno
che sei l'ucello d'un conservatore,
ma nun te crede che te faccia danno:
la mezza tinta adesso va de moda
puro fra l'animali senza coda.

Oggi che la coscenza nazzionale
s'adatta a le finzioni de la vita,
oggi ch'er prete è mezzo libberale
e er libberale è mezzo gesuita,
se resti mezza bianca e mezza nera
vedrai che t'assicuri la cariera.
(Trilussa)

mercoledì, agosto 13, 2008

La lumachella della vanagloria


Dedico una poesia di Trilussa ai tanti che, nella vita quotidiana e nel web, assatanati dal morbo del presenzialismo, non si preoccupano di essere ridicoli, con la smania di esserci a tutti i costi.
 
Quanta smania rilevate, a volte, in alcuni personaggi, che, pur di essere considerati presenti, si affaticano in giravolte, smancerie, complimenti senza senso, auguri ed auspici... per una sempre maggiore gloria di se stessi...
 
Ci sono blog addobbati come alberi natalizi, o peggio, come un costume di Arlecchino.
 Variopinti colori su tanti triangoli di stoffa, di proprietà altrui, raccolti di qua e di là,rappezzati alla bell'e meglio, nella speranza di una citazione o almeno di un saluto di cortesia.
 
Per non parlare dei meschini mercanteggiamenti, negli scambi di link, o fasulli riferimenti a post senza qualità.
I vizi della società si riversano in internet come in uno specchio.
 
Trash e vaniloqui sui quali riflettere per rendersi conto della nostra infinitesima importanza.
 
C'è chi ricorre all'insulto gratuito, all'attacco diretto, alla polemica spicciola e senza costrutto,
 alla volgarità e all'offesa pur di essere ricordato.
 
Quanta gente afflitta dal complesso dell'anonimato tentano di farsi notare: esibizionisti, psicolabili, semplici presuntuosi, scocciatori di oraziana memoria,poetastri, mestatori !
 
Per essi vale la magistrale descrizione del poeta nei seguenti versi.
 
"La lumaca"
 
La Lumachella de la Vanagloria,
ch'era strisciata sopra un obbelisco,
guardò la bava e disse: - Già capisco
che lascerò un'impronta ne la Storia.
 
(Trilussa)


lunedì, agosto 11, 2008

Solgenitsyn: riflessioni su Russia ed Europa





Ho letto una bella intervista al Prof. Victor Zaslavsky, docente alla Luiss, di Stefano Magni, su l'Occidentale (
http://www.loccidentale.it /) , nel quale si rievoca la figura di A.Solgenitsyn.
In essa vengono richiamati anche i rapporti dello scrittore con V. Putin ed alcune consonanze di pensiero sullo Stato russo.
Ho esposto alcune osservazioni che riporto di seguito.
E' certamente difficile districare, dal pensiero di Solgenitsyn, quanto di valido la sua visione del mondo sia destinata a mantenere nella dialettica contemporanea, soprattutto in rapporto a fenomeni problematici come la globalizzazione e l'assenza, sulla scena mondiale, dell'Europa come soggetto politico unitario.
Alcuni criteri di valutazione dello scrittore possono essere comunque utili ad una riflessione critica sulla "omologazione" in atto nei paesi europei ed extraeuropei e sui danni del "mercatismo", frutto (parrebbe) di un'alleanza tra politiche di sinistra e capitalismo senza regole.
L'aspirazione ad uno stato unitario, che non sia schiavo di una visione "economicista", attualmente prevalente, e mantenga al suo interno identità culturali differenti, ma non opposte, dovrebbe costituire un progetto politico per gli europeisti convinti e per i paesi dell'Est, che tardano a trovare un coagulo sia economico che politico, senza rischiare fughe centripete, dissoluzioni, disfacimenti, confusioni culturali e nuovi conflitti.
Quello che manca ancora alle sfere europea e post-sovietica è una "volontà comune di programma" per usare un concetto caro ad Ortega y Gasset.
In questo senso, mentre la concezione dell'intellettuale-simbolo della dissidenza conserva tuttora una forte valenza spirituale, pur con i suoi limiti di rigidità e di utopismo, all'occidente europeo difetta una lucida,organica e coivolgente idea del futuro da realizzare.






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sabato, agosto 09, 2008

Giuseppe Tucci e l' Istituto italiano per l'Africa e l'Oriente









Un appello contro lo scioglimento dell'Istituto del Prof. G.Tucci

Contravvenendo all'attitudine antifirmaiola, ho sottoscritto oggi la lettera che l'IsiAO, fondata dall'eminente orientalista Giuseppe Tucci, ha indirizzato al Presidente della Repubblica per impedire lo scioglimento della fondazione, apprezzatissima a livello internazionale e benemerita per le ricerche e gli studi scientifici sull'Africa e l'Oriente (fra l'altro, fondamentali sono tuttoggi i lavori del Prof. Tucci sul Tibet).


Il Consiglio dei Ministri, nella corretta prospettiva di tagliare le spese, non è andato troppo per il sottile, ma una cernita, in questo settore, andrebbe fatta, per non privare l'Italia di un Ente, che continua ad arricchire la cultura e la conoscenza e si distingue anche all'estero per l' operosità e la serietà della propria attività.


Chi volesse aderire all'appello al capo dello Stato può farlo collegandosi a:

G.Tucci


http://www.giuseppetucci.isiao.it
/






sabato, agosto 02, 2008

Coup de soleil


E Borghezio, dove lo mettiamo?


L'Ansa di oggi dà notizia delle ultime affermazioni su Garibaldi da parte dell'eurodeputato Borghezio, piemontese, affiliato alla Lega Nord, distintosi in passato per alcune azioni esemplari come l'arresto illegale di un marocchino, trovato per caso sulla sua strada ed altre iniziative consimili, che lo hanno esposto un bel giorno ad alcune botte. altrettanto esemplari da parte di alcuni appartenenti ai centri sociali.


Non so se abbiate presenre il personaggio, a metà strada tra l'esperto culinario Raspelli e un rinoceronte messo in libertà in qualche oasi africana naturalista.


Sta di fatto che il Nostro non ha conseguito particolari meriti scientifici in campo storiografico, anche se da giovane ha militato nelle formazioni di estrema destra ispirate, non si sa bene perché, dal culto dei Celti.


Ora, potrebbe darsi il caso che la sua competenza sulle antiche popolazioni del Nord Europa lo abbia condotto a pensare che Garibaldi sia tuttora, un nemico da abbattere, nostante la barba ed i capelli biondi dell'eroe dei due mondi, e che quindi valga la pena di tanto in tanto di elargire, con la grazia che gli è consueta, qualche veemente insulto...
Dopo aver colto l'occasione di poterlo definire un tangentista in una trasmissione televisiva, senza mezzi termini dichiara ai giornali che Giuseppe Garibaldi politicamente era un co......
Sulla base di quali dati un giudizio simile sia scaturito dalla poliedrica mente del parlamentare non lo sappiamo, ma è certo che Garibaldi era ed è ricordato come un antipolitico.

E comunque se era un tangentista dubitiamo che fosse un c...... in politica.


Veda quindi di mettersi d'accordo con se stesso l'ingombrante eurodeputato, prima di dare spettacolo.


Questa recrudescenza nei confronti di uno dei protagonisti più popolari del Risorgimento, oltre che fuor di luogo, considerati gli studi storici più accreditati sul valore indiscutibile del suo contributo all'unità nazionale, ci pare solo strumentale, una facile propaganda ed un esercizio inutile.


Prima si diceva: guai a parlar male di Garibaldi !

Oggi siamo all'estremo opposto. Denigrarlo è come sparare sulla Croce Rossa ormai.

E qualcuno, come Borghezio, ritiene magari di poterne trar vanto.


Perché, chiediamo, non fa qualche sberleffo ai centri sociali? Ha paura di prenderle di nuovo?
Un fatto è certo.
Non saranno le ridicolaggini di un politico di periferia a togliere Giuseppe Garibaldi dalla storia del nostro paese, nella quale è entrato e vi rimarrà a pieno titolo.
Piuttosto: Borghezio dove lo mettiamo?

giovedì, luglio 31, 2008

Contro gl'ismi




Gao Xingjian, premio Nobel 2000 per la letteratura, vive a Parigi.


E'stato perseguitato dal regime di Mao ai tempi della rivoluzione culturale, perché e' un uomo libero.


Alcune sue parole, oggi, ci paiono illuminanti sulla condizione dell'uomo e dell'intellettuale, quando la vita è condizionata quotidianamente dagl'ismi di qualsiasi specie.


Le ideologie incappucciano la testa degl'individui, per impedirgli di guardarsi attorno e pretendono che il comportamento di ognuno di noi sia modellato dall'alto, da uno schema pre-costituito, assiomatico, indimostrato, che dev'essere considerato verità, mentre invece è solo una bardatura ed un inganno al servizio del potere e non dell'assoluto, che si evita di cercare.


Gao ha scritto in un suo libro autobiografico parole che riteniamo condivisibili, dopo il tramonto delle ideologie, più presunto che reale, in molti paesi ed in altri, compreso il nostro, con tracce di sussistenza ancora evidenti.


Già Eliade aveva sostenuto che la desacralizzazione del mondo e della società aveva comportato l'adozione della fede nelle ideologie, in particolare in quelle marxiste, le quali avevano creato una nuova chiesa.




Egli dice a se stesso e a tutti gli spiriti liberi:




Oggi tu non hai una dottrina, un ismo, e un uomo senza dottrina somiglia di più ad un uomo. Un insetto o un filo di paglia non hanno dottrine, e tu sei un essere vivente che non viene più manipolato da alcun "ismo", preferisci qualificarti come un osservatore che vive ai margini della società, anche se non puoi fare a meno di avere un punto di vista, un'opinione, quello che si dice un orientamento, però in fondo non hai alcun "ismo".

domenica, luglio 27, 2008

Le leggi razziali


Il Prof. Guerri sostiene la tesi che le leggi razziali del 1938 furono determinate dal progetto mussoliniano del fascismo creatore di un nuovo tipo d'Italiano antiborghese e sostenitore della lotta e della battaglia per il rinnovamento della nazione.

Sulla scorta di quanto osservò sul tema del razzismo e della polemica contro gli ebrei Renzo De Felice, ho commentato nel modo seguente la teoria dello storico, esposta in un intervento scritto in occasione dell'anniversario della pubblicazione delle perfide norme.

Caro Professor Guerri, la sua tesi per quanto suggestiva non persuade. Nella ricostruzione dei rapporti internazionali che trovarono il loro culmine nel 1938, l'adozione da parte italiana delle leggi razziali fu sostanzialmente dovuto all'allineamento con la Germania, al termine di una lunga serie di tentativi di ottenere un "modus vivendi" più collaborativo con Francia ed Inghilterra portata avanti, senza positivi risultati, da Mussolini, il quale aveva, da tempo, con durezza ed irrisione, segnato la differenza tra la civiltà di Roma al tempo di Cesare, Virgilio ed Augusto e la "progenie di gente che ignorava la scrittura", "guardando a talune dottrine (come il razzismo e l'antisemitismo) d'oltralpe con sovrana pietà."

Il popolo italiano rifiutò nella sua grande maggioranza la propaganda antisemita, distaccandosi "psicologicamente" dal regime, benché l'adesione formale, frutto del conformismo imperante, non mancò.

"L'uomo nuovo ed antiborghese" si sarebbe, d'altra parte, potuto formare sui temi dell'anticapitalismo e della lotta tra nazioni ricche e povere, nella prospettiva mussoliniana di una più ampia "rivoluzione culturale e spirituale", cui il grave errore del manifesto della razza del 15 luglio 1938 avrebbe dato non un sostegno, ma un terribiile colpo - nella più profonda coscienza degl'italiani, tradizionalmente refrattari alla mostruosa ideologia hitleriana.

Fu proprio la delittuosa adesione all'antisemitismo del barbaro furher a innescare la prima seria opposizione al fascismo e a prepararne la caduta come fatale conseguenza di una innaturale e machiavellica alleanza.

lunedì, luglio 14, 2008

Abbasso i giacobini !


Per la contiguità culturale e gl'indubbi influssi del grande Napoleone, siamo abituati a festeggiare un po', anche noi fratelli d'oltralpe, l'anniversario della presa della Bastiglia, apoteosi della Rivoluzione francese, che pose fine alla monarchia degenerata e sancì l'avvento della borghesia al potere, ma soprattutto simbolo di autonomia dallo Stato, nel nome del cittadino singolo.

Non tutto rifulse nella sanguinosa storia della sostituzione di una classe sociale ad un'altra, perdente per aver abusato del propria funzione di governo.

Le stragi ed il soffocamento crudele delle opposizioni per stigmatizzare il trionfo illuministico della dea ragione, che di lì a poco avrebbe soppiantato il dio tradizionale, con un'altra forma di religione laica e fanatizzante, fecero percepire che un'era dell'intolleranza si faceva strada tra i popoli e che inevitabilmente questo avrebbe comportanto l'irrompere in Europa di totalitarismi e dittature protrattisi fino a pochi decenni fa.

Lo spirito giacobino contrapposto a quello della libertà rettamente intesa, come il raffronto con la rivoluzione inglese prima, e quella americana dopo, ha reso evidenti agli storici imparziali, che un confine sottilissimo separa la lotta per l'indipendenza e la libertà del popolo da chi - pretendendo di essere il depositario della verità - si autoproclama unico interprete dell'interesse generale e dispensa il terrore accompagnandolo con l'uso indiscriminato della ghigliottina contro gli avversari.

Allora, in questo giorno di tripudio per la sempre affascinante Marianna, ricordiamoci che l'anima della conquista della libertà non sono i giacobini e i fondamentalisti, i quali, oggi come ieri, attentano ai diritti del singolo e delle comunità intermedie.

Vive la France e la liberté pour tout le monde.

mercoledì, luglio 09, 2008

Giri di valzer al G8


Non c'è dubbio che se non ci fosse il G8 bisognerebbe inventarlo.
Ma quanto a decisioni produttive, pochi sono i risultati utili.
Prendiamo il tema universale del clima.
Pareva che si potessero mettere d'accordo per la lotta all'inquinamento; ma senza il consenso di Cina ed India, non si può fare un passo avanti.
E allora?
E' giusto che questi due paesi grandi inquinatori, per la vorticosa ed incontrollata crescita economica, entrino a far parte del club, magari con qualche altra nazione produttrice di ricchezza energetica?
E' indifferibile un allargamento del consesso e sarebbe utile che tutti i partecipanti decidessero una moratoria sulle produzioni industriali più dannose per il pianeta, prevedendo, nel contempo, la cessione di tecnologie avanzate a cura dei soggetti economici più progrediti.
Belle parole.
Intenti condivisibili.
Ma il demone della crescita a tutti i costi si è impossessato dell'anima del mondo.
Difficile trovare un equilibrio.
Tutto rimane in dubbio alla conclusione dei lavori. Perfino la sede del prossimo incontro. La Maddalena è in grado di apprestare le strutture ricettive e le altre opere necessarie al buon funzionamento del grande allargato meet del 2009?
Giri di valzer ci accompegneranno ancora molti mesi.

lunedì, giugno 30, 2008

La presunzione non è mai troppa !


Un breve saggio dello storico Franco Cardini pubblicato su "Europa Oggi", dedicato all'islam ed ai mussulmani, nel quale, fra l'altro, mette in rilievo la tendenza degli occidentali alla superficialità, nel valutare uomini ed avvenimenti di quella vasta area culturale e religiosa, fondata sul culto di Allah e del Corano.

Non sempre le tesi dell'illustre studioso sono condivisibili, ma, in questo caso, egli metteva correttamente in luce un grave difetto del nostro approccio intellettuale con una delle tradizioni spirituali più importanti, e degne di rispetto, nella vita religiosa d'oriente, sfatando alcuni miti e demolendo certi pregiudizi, difficili da eliminare dal bagaglio d'incomprensione ed ingiustificata sufficienza di molti commentatori nostrani.

Specialmente in occidente ed ai giorni nostri, essere presuntuosi è normale.

Non ce ne accorgiamo ed, ogni volta che possiamo, aumentiamo le nostre pretese di superiorità.

Che ne direste se un giornalista mussulmano, di fronte ad una violenza sessuale, dicesse che la regola da noi è lo stupro?

Risponderemmo che ha sbagliato e che in realtà non siamo tutti violentatori da queste parti.

Ma se un padre mussulmano vende una fanciulla di 16 anni al promesso futuro marito sessantenne, è la fine del mondo!

Eppure i matrimoni d'interesse ci sono tuttora anche da noi.
In molte regioni d'Italia non è sparita la prassi di far coniugare i rampolli di famiglie ricche e potenti ed in tanti casi ancora, più o meno mascherato, sussiste il vincolo dell'inalienabilità del patrimonio ereditario, da lasciare intatto di generazione in generazione.
E quante belle fanciulline del nostro paese hanno fatto e continuerebbero a fare la coda per farsi impalmare da qualche sceicco avanti con gli anni.

Un esempio negativo è un esempio negativo, sia in oriente che in occidente, ma non si può generalizzare.

E' quindi poco convincente muovere all'attacco di una religione, senza conoscerne bene i contenuti, la prassi, l'interpretazione derivante da studi profondi e rigorosi.

Purtroppo capita che personaggi reputati intelligenti, per il gusto della boutade o della polemica fine a se stessa, non rinuncino a cavalcare la tigre dell'ovvietà e del pregiudizio, pur di dare addosso a chi pratica usanze religiose, e no, diverse dalle nostre, piccandosi di conoscere ed emendare testi dottrinari millenari con la solita mentalità neo-illuminista e perfidamente semplificatrice.

E' accaduto così che la nota giornalista Maria Giovanna Maglie, transfuga, se ben ricordiamo, della televisione d'assalto progressista e positivista degli anni settanta, ora ritenga di fare le pulci ai costumi mussulmani e alla religione che li ispira, per portare un po' di modernità in paesi ancora sottratti alla luce dei Mac-Donald's e della globalizzazione.

Lo ha fatto sulle pagine del "Giornale", ricordando, nell'epilogo dell'articolo, come a Roma si sia abituati a criticare, in piazza, il Papa e a rivendicare il relativismo in tutti i campi, compreso quello il Trascendente.

L'abitudine a parlare a ruota libera, a credere di essere i migliori del mondo, ci fa superare ogni limite.

Dalla vendita della bambina per arrivare a Maometto, il passo è breve. Questo profeta è nato intorno al 600, ma i suoi seguaci, che continuano a seguire insegnamenti non aggiornati ai tempi, non si sono mai adeguati all'evoluzione dei costumi, sostiene la chiara articolista.

Se si è coerentemente relativisti, si accettano altre fedi e convinzioni, diciamo noi ragionevolmente.

E' un po' come la democrazia: c'è chi l'accetta e chi no.
E, dopo la guerra in Irak, si sente spesso ripetere che non abbiamo il diritto di esportare il nostro regime politico.


Ma allora perché dovremmo esportare l'aborto ed altre convinzioni di libertà come se fossero il Corano, ovvero una verità rivelata?
Gli altri popoli sono stupidi e noi no.


Noi sappiamo qual è il bene e il male e critichiamo anche la dottrina della Chiesa cattolica se non è progressista a sufficienza.
Ma questo non è relativismo, è il fondamentalismo del relativismo. Ed è soprattutto eccessiva presunzione!

L'agguerrita signora Maglie farebbe volentieri una crociata libertaria nei paesi mussulmani per imporre un aggiornamento della religione coranica.

Perché anche loro non fanno le loro proteste in piazza contro i capi religiosi?

Andiamo ad insegnargli come si fa.

In fondo il relativismo non è altro che un livellamento, imposto agli altri, sulla scorta dei nostri luoghi comuni.

Che orrore la diversità, se è rappresentata da consuetudini e costumi di popoli non occidentali e non occidentalizzati.

E' possibile che non venga il dubbio a nessuno che, forse. la maggior parte dei mussulmani si trova bene nel proprio assetto sociale e che, magari, la presunta vendita di una sedicenne non è, probabilmente, il parametro giusto per esprimere giudizi tranchant su altre culture ed altri sistemi politici?

"I sette pilastri della saggezza" dell'esimio colonnello T.E.Lawrence non ci hanno, evidentemente, insegnato nulla.

martedì, giugno 24, 2008

Tempus fugit


Viviamo sotto il cielo dell'impermanenza, che Marc'Aurelio definiva
"Un torrente impetuoso che tutto trasporta.La qualità della causa di tutte le cose, separata dall'elemento materiale del mondo."

Io sono stato assente dal web per alcuni mesi, dopo aver subito un ulteriore attacco telematico, che rischiava di far chiudere il blog, sia per l'irritazione derivante dalla reiterazione di certi episodi, sia per la noia indotta, alla lunga, dalla stupidità e dalla cattiveria umane.

Ma poiché ero affezionato a questa pagina, ho voluto ricomiciare, pur prendendomi uno stacco salutare.

E' servito per vedere il mondo con altri occhi.Non più sub specie aeternitatis, ma con la lente dell'impermanenza.

Se si prova a considerare ciò che ci circonda non in senso assoluto, ma relativo, si fanno scoperte interessanti, anche se non sempre positive.

In questa palestra delle vanità che è ormai internet, infatti, ognuno porta la propria personalità.

Un elemento assolutamente inconsistente e fatuo, se inserito nel flusso inesorabile del tempo.

I Romani, della stirpe di Marco Aurelio, sapevano bene di vivere nell'immanenza e quindi nell'impermanenza.

Ciò nonostante avevano creato un sistema di valori, di relazioni sociali e culturali, il quale consentiva di regolare il loro mondo secondo cardini irrinunciabili e permanenti, come se l'eternità fosse sempre al di sopra delle proprie teste.

Questo a ben pensarci è un mirabile frutto della logica e del pragmatismo della civiltà romana, che consentiva di disporre del proprio essere nella maniera più armonica possibile, riconoscendo la validità di alcune regole sgorganti dalla ragione, al di là delle generazioni e della transitorietà della Storia .

Quindi è vero che tutto è caduco e tutto si trasforma; però le regole del gioco sono stabilite una volta per tutte e vanno seguite per tutti, proprio in quanto rispondono ad un'intima esigenza dell'uomo.

Se ci si pensa bene, queste leggi del vivere tra uomini dovrebbero valere anche oggi.

Il fatto è che in epoche di crisi, così come gli eventi, che hanno attraversato la stessa Roma antica, stanno a testimoniare, le carte vengono sparigliate o nascoste o truccate.
E se hanno la meglio i bari o i bleffeur, ci si trova un po' tutti a mal partito.

Dalla piccola esperienza fatta, con l'interruzione, volontariamente impostami, nell'ambito del weblog, ho scoperto che alcune cosiddette amicizie si sono diradate, altre sono scomparse; alcune sono rimaste e di nuove s'intravede la nascita.

Senza dubbio è stato un ammaestramento.

Ancora una volta la trasformazione è avvenuta, lasciando che ciò che era autentico, come valore, rimanesse, mentre le scorie si disperdevano, lasciando spazio al nuovo e all'imprevisto, affascinante e seducente per sua stessa natura.

Tempus fugit, è vero, ma non è poi così male.

domenica, giugno 22, 2008

La puzza sotto il naso


C'è molta gente dalla puzza sotto il naso. Con il passare del tempo forse un giorno cambierà, dopo averlo sbattuto contro qualche imprevisto incidente di percorso, ma intanto va sopportata.


Tra la marea crescente di signorini soddisfatti come avrebbe detto Ortega y Gasset, i quali credono di tutto sapere e reclamano diritti inesauribili alla conquista della società, una nutrita schiera alligna tra i cosiddetti intellettuali e la loro sottospecie giornalistica.


Ma anche tra le persone comuni, presenti nelle nostre relazioni quotidiane, si è fatta strada, da qualche decennio, questa mentalità legata ad un'eccelsa presunzione, tanto più consistente, quanto più larghe sono le buche della propria ignoranza.


Noi siamo, a dispetto delle apparenze, un popolo arretrato e retrivo, colmo di superstizioni e pregiudizi mentali, insuperbiti da un benessere fasullo, quasi tutto originato da bluff finanziari, composto quindi di lustrini e specchietti, come dimostra la crisi economica in atto, dove chi è più furbo la fa quasi sempre franca ed, inorgogliendosi delle proprie bravate, si ritiene autorizzato a disprezzare il prossimo, specialmente quando si trova di fronte a soggetti ancora dotati di buon senso e, consci dei propri limiti, non avvezzi a fare, come si diceva un tempo, il passo più lungo della gamba.


Le antiche virtù sono scomparse e quelle tipiche della piccola borghesia o dei ceti popolari sono state sostituite, grazie ai mass media dominati dalla volgarità e ad una scuola ricettacolo di tutte le bassezze del consorzio sociale, dalla volontà di sopraffazione per coltivare l'arrivismo ed il facile guadagno: Il denaro è la merce di scambio più utilizzata e sul mito della ricchezza ad ogni costo ormai si misura la vita.


L'esistenza ha perso del tutto o quasi il fascino dell'avventura, il richiamo della bellezza, l'aspirazione alla realizzazione spirituale di sé, l'apertura verso il mondo, il rispetto dovuto all'altro, oltre che alla propria individualità.

Oggi si tende invece a lasciare sempre meno spazio a quanti non vogliano soggiacere alla prepotenza e all'arroganza,alla violenza morale , a volte, velata dall'ipocrisia sociale, altre volte, scoperta e brutale.






lunedì, giugno 02, 2008

ARCHEOLOGI VERI O PRESUNTI?


"NURAGICI E BALENTES"
Il Prof Carlo Maxia è un noto studioso di archeologia, dotato di appeal e sense of humour.

Potreste tranquillamente definirlo un esemplare dell'etnia anglo-sarda-araba, una rara specie dedita alla ricerca ed allo stesso tempo attenta al mondo concreto: personaggi che vedono il mondo con gli occhi dinsincantati degli intellettuali, ed ancor più la storia come inesauribile avvicendarsi di poco epiche costumanze.
Tant'è che nei suoi saggi acuti per interpretazione dei fatti e brillanti per il tono divertito con cui elabora le proprie teorie, il professore non esita ad andare controcorrente ed a lanciare le proprie frecce intrise di caustico pessimismo contro le teorie dominanti anche in campo scientifico.
Ora mi è capitato di leggere un lungo articolo(*) frutto dei suoi studi sulla religiosità dei nuragici, con il quale fa piazza pulita dei luoghi comuni, che trovano tuttora largo riscontro in una certa idea del popolo sardo e della terra antica a forma di sandalo.
Non esiterò a tornare sull'argomento se sarà il caso.

Però contro la balentìa ancora imperante nell'isola, come categoria culturale ed etica, il docente non è d'accordo e si vede lontano un miglio.

I protosardi non solo erano piccoli di statura, ma furono conquistati in un batter di ciglio dai cartaginesi, divenendo loro schiavi o, nella migliore delle ipotesi, loro piccoli mercenari.

Secondo lui, poi, il riso sardonico non aveva nulla di profondo, come qualcuno tentò di dire: era semplicemente dovuto all'uso di una sostanza psicotropa, che rendeva intontiti e produceva le smorfie rappresentate dalle maschere antiche ( e qui il Prof. Maxia cita un altro sardo colto e spiritoso come il Prof. Gessa).
Infine, questi nuragici non facevano bronzetti, perché troppo poveri (avevano lo stagno, ma non il rame), né s'interessavano a guerre o scorribande tali da impensierire i conquistatori che si succedettero nell'isola.
L'unico vanto che ad essi può esser concesso è che fossero religiosi e molto devoti agli antenati ed al dio Sole (!), non tanto al Sardus Pater ad altre divinità di stampo classico od ellenistico, come la fantasia di altri scrittori ha fatto propendere a credere.

Sacrificavano col sangue del toro sulle migliaia di are sacrificali sparse un po' ovunque in Sardegna, venerando l'acqua (i famosi "pozzi sacri" derivano da quest'attitudine) ed i pascoli per le greggi.

Se qualche assonanza può rintracciarsi con altrettanto antiche popolazioni, esse vanno rintracciate non con i celti e gl' indoeuropei, ma con alcune tribù africane....., peraltro non cannibaliste, ci pare di capire.
Bene.

Il testo da cui ho tratto queste asserzioni, più o meno colorite, risale agli anni settanta. In esso si criticano ancora le amministrazioni pubbliche cagliaritane per il disordine imperante in città.

Oggi mi pare che qualche progresso ci sia stato, fino a definire Cagliari, nonostante i tempi, una delle più belle, pulite ed ordinate città del mediterraneo.

Ignoro per il momento se analoghi passi avanti nella ricerca archeologica e negli studi etnologici siano stati fatti, per non deprimere troppo i cultori di Shardana, nonché i balentes di ieri e di oggi.
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(*)Carlo Maxia, Religiosità dei nuragici ed are sacrificali, Rendiconti del Seminario di Scienze dell'Università di Cagliari, fasc. 3\4 1974.

giovedì, maggio 29, 2008

L'Ussaro ed il solstizio d 'estate.L'Ussaro Cattabiani.


L'approssimarsi del solstizio d'estate mi ha fatto tornare all'Ussaro, uno dei miei blog preferiti.


A dire il vero l'occasione mi è stata data da un post letto su blogger in ricordo di Alfredo Cattabiani, sulla pagina web curata dalla moglie, Marina Cepeda Fuentes, dal titolo, intrigante e divertente, "Che cosa bolle in pentola?"




La signora, dotata di senso dell'umorismo e di brillante intelligenza, possiede anche altre due doti non comuni, che sono la semplicità e la sensibilità (non smancerosa, ma essenziale e profonda), derivanti forse dalla sua origine spagnola.




Ho letto per caso l'articolo con cui ella ricordava con malinconia l'anniversario della scomparsa di suo marito, esteta ( nel senso migliore e raffinato del termine), cultore delle tradizioni, ed irripetibile organizzatore culturale controcorrente.




Uomo esemplare per l'anticonformismo ed il coraggio intellettuale con cui nell'arco di una vita (purtroppo non lunga) ha combattutto luoghi comuni e pregiudizi, conformismi feroci e mode insulse, Cattabiani mi era noto dai tempi di una rivista ora introvabile "Pagine Libere", cui, ai tempi dell'università, ero abbonato.




Ricordo ancora come su quella pubblicazione compiva il primo passo per superare la politica spicciola e dirigersi verso riflessioni metafisiche, sulla scia degl'insegnamenti di Augusto del Noce.




E poi mi ritorna alla mente la sua partecipazione (inaudita ai tempi del postsessantottismo ) ad una trasmissione della terza rete Rai, dedicata al commento mattutino dei giornali, nella quale si era autodefinito "Il grillo parlante", dopo aver accennato al suo tardivo ingresso nel mondo giornalistico, superando gli esami, per l'iscrizione all'albo, alla bella età di quarantanni, lui che già aveva alle spalle un'importante attività di direttore editoriale presso le case editrici L'Albero e Rusconi.




Proprio alle Edizioni dell'Albero e ad Alfredo Cattabiani, il quale ne curò l'introduzione in Italia per la prima volta, devo la scoperta di uno dei più noti Hussards, Roger Nimier, con il suo pregevolissimo romanzo "Giovani Tristi", che rimane ancora uno dei libri migliori di quella splendida scuola di letterati e di scrittori anti- ideologici.


Ho continuato per anni a seguire le gesta di Cattabiani, anch'egli Ussaro e Moschettiere (i suoi baffi alla D'artagnan, oltre tutto, autorizzavano l'appellativo) della carta stampata, privo di preclusioni ideologiche e con una sete inesauribile di sapere e la testarda volontà di diffondere idee non convenzionali.



Gli sono rimasto legato anche non condividendone sempre i punti di vista, dettati sempre dal cuore e dalla mente e mai condizionati da opportunismi.




Il giorno in cui m'imbattei nel blog di Marina Cepeda Fuentes, cercavo di rintracciare qualche testo di Alfredo, dedicato alla centralità dell'uomo e alla coltivazione delle qualità umane più pregevoli, in quanto inscrivibili in una sorta d'impermanenza, come caratteri indelebili, nonostante il trascorrere del tempo e la caducità dell'esistenza, nella memoria individuale e collettiva.




Sarà stata una di quelle coincidenze casuali, che ci muovono inconsapevolmente verso l'alto, per nuove conquiste o per riscoperte intellettuali, da cui trarre altri frutti, favoriti dall'incipiente solstizio d'estate.

lunedì, dicembre 24, 2007

Auguri





Buon Natale e Buon Anno.

lunedì, dicembre 17, 2007


Che bello vedere Bertinotti che riceve il Dalai Lama!
Sembra di assistere ad una scena memorabile.


L'ex maoista, Presidente della Camera, sfodera sorrisi accattivanti, ma con un occhio particolarmente trasversale, intervistato dal grandioso tg3, che definisce "vivace" "il vecchietto" a capo del Tibet in esilio, ci tiene a precisare che Sua Santità non vuole la separazione dalla Cina, ma solo l'autonomia del suo Stato, il quale - non dimentichiamolo - fu invaso dalla stessa Cina nel 1953, colonizzato, in tutti questi decenni, dal regime comunista cinese, che aveva ed ha un solo scopo: la sua distruzione.


E' soddisfatto Fausto.


Come a dire: "in fondo non vuole ribellarsi, ma dialogare. E' dialogo è sempre la cosa migliore".

Siamo tutti in pace...


Comodo ragionamento, quando si ha a che fare col gatto che gioca col topo.


Ma questo non si dice.Sarebbe scorretto nei confronti di un grande impero con cui facciamo affari, nonostante la vituperata globalizzazione e i danni all'ambiente, che il colosso giallo infligge al resto del mondo.
Provate a chiedere all'elegante rifondarolo comunista se è capace di proporre di boicottare le olimpiadi per protesta e per segnalare la forte necessità di garantire un'autonomia effettiva del Tibet, proteggendo la cultura e la religione di quel paese, a cui perfino s'impone per decreto del governo cinese il prossimo Dalai Lama.


Figurarsi.


Da noi si gioca a biliardo davanti all'orrore della persecuzione sistematica al subdolo o manifesto genocidio dei buddisti.


Facciamo qualche gesto rispettando il fair play fasullo della politica politicante, per apparire liberali di fronte ad un'opinione pubblica distratta, in cerca di una via per sopravvivere alla casta.


E, dopo la carambola, continuiamo a fare affari sporchi con la Cina.

E' pur sempre cosa rossa, no?

giovedì, dicembre 06, 2007

Nuovi rapporti



Renato Mannheimer ha presentato le sue proiezioni sulle percentuali di voti che i vari partiti potrebbero raccogliere in caso di elezioni nell’ipotesi di una riforma o col proporzionale tedesco o con quello spagnolo.
Certamente i risultati proposti al pubblico sono tutti da verificare. Ma se con buona approssimazione i partiti di centro-destra si presentassero disuniti, Il nuovo movimento di Berlusconi difficilmente raggiungerebbe da solo il quorum per governare, mentre il Partito Democratico sarebbe quello di maggioranza relativa intorno al 46%.

Che cosa si può dedurre per il futuro dei moderati? Che occorre instaurare nuove alleanze con i vecchi partiti della Casa della Libertà, Lega esclusa, per competere con possibilità di successo con il centro-sinistra.

Il cavaliere farebbe bene a riallacciare i rapporti con gli ex alleati e dar vita al popolo della libertà senza ulteriori indugi.

Molti devoti sostenitori della svolta del predellino, ritengono di potercela fare da soli confidando nell’accordo tra Silvio e Walter, magari nella prospettiva di una grande coalizione. E guardano con dispetto ad una ricucitura con Casini e Fini, magari facendo qualche passo indietro rispetto ad una rifondazione popolare di Forza Italia, che peraltro non può procedere al suo scioglimento, ma semplicemente confluire nel nuovo contenitore politico come dovrebbero fare AN e UdC.

Solo con la riunificazione del centro-destra ed una compatta mobilitazione elettorale il leader dell’opposizione può vincere la battaglia, sfruttando anche le opportunità referendarie.

La maggioranza degli elettori di quest’area non vuole liti da cortile.
Quando dico che non ci vogliono "liti da cortile", intendo riferirmi al superamento delle contese meramente personalistiche, che non tengono conto della reale volontà dei moderati. E' un lusso che non ci si può permettere, se si vuol superare l'attuale impasse, evitando il ritorno alla prima repubblica.Vi pare che ci siano senza pecche tra i capi dei partiti della vecchia CdL?

C’è qualcuno che ritiene veramente che il cavaliere non abbia commesso qualche imprudenza nello "strappo", disorientando in parte, anche, i propri elettori e snobbando collaboratori di riguardo come, Ferdinando Adornato? Il laboratorio creato con la fondazione liberal merita diessere trascurato, dopo anni di sapiente tessitura culturale, per elaborare un programma comune a tutte le componenti del centro-destra?
Senza idee e programmi di ampio respiro non si mantiene il consenso. Gli umori della folla vanno incanalati e corroborati da valori e progetti di livello elevato. Se il popolo della libertà vuole consolidare ed aumentare la propria presenza nella società e al governo deve rappresentare un’alternativa credibile ed efficace coinvolgente nei confronti della sinistra. Altrimenti sarà una copia riverniciata di Forza Italia, con gli stessi difetti partitocratrici.

E poi non vi sembra che un programma condiviso e l‘esposizione di princìpi chiari ed iniziative da assumere nei prossimi mesi sia il modo migliore per fare i conti con i vecchi alleati, sconfiggendo gli alibi dei possibili nuovi partner.

Io penso che, per vincere le battaglie, ci sia necessità di una strategia e non solo di una tattica e finora il cavaliere ha fatto solo mosse tattiche.
Il disegno strategico, per la concreta costruzione del "nuovo progetto politico", a mio avviso, non è ancora chiaroed ho l'impressione che, all'interno del neonato movimento, crescerà l'incertezza, se non si terrà conto delle percentuali di voto da raccogliere, con l'apporto degli altri partiti dell’ex Casa della Libertà, per ottenere la maggioranza alle elezioni.
I sondaggi sulle tendenze dell'elettorato, svolti da Mannheimer, reclamano, a tal fine una confluenza di AN e UdC, nel Popolo della libertà, per conquistare la vittoria.

venerdì, novembre 23, 2007

Il cavaliere e la gente


Intervistato ad Otto e mezzo, il leader del partito della libertà crediamo abbia tranquillizzato i suoi sostenitori su buona parte degl 'interrogativi sorti all'indomani dell'annuncio di perseguire l'accordo per una legge elettorale proporzionale, insinuando alcuni dubbi sulla validità della scelta, anche tra chi aveva accolto entusiasticamente la nascita del nuovo movimento come strumento adatto per trarsi fuori dalla palude partitocratica. Il cavaliere ha ribadito il concetto fondamentale del bipartitismo come pilastro del nuovo sistema da costruire con una nuova legge elettorale, ma non ha precisato in quali termini eviterà il formarsi di compagini di modeste dimensioni, destinate a condizionare il parlamento nella formazione e nella vita dei governi. Non credo che sfugga alla sua intelligenza politica che i patti elettorali tra i partitini possano superare con relativa facilità le piccole soglie intorno al quattro, cinque per cento e, quindi, rientrare in gioco con gli stessi rischi del sistema attuale. Né pare una svolta significativa quella di delegare alle manovre parlamentari la scelta del premier e le sue allenze, utilizzando un po' troppo discrezionalmente la delega ricevuta dai cittadini, i quali desiderano soprattutto votare un programma ed un presidente del consiglio, per un periodo abbastanza lungo, tale da coprire la durata di una legislatura. Che senso ha votare, per poi vedere manipolare la propria scelta con accordi che non tengono conto degl'indirizzi assunti, sui grandi temi della politica interna, estera, economico-finanziaria, dai partiti con i propri elettori?

Come si potrebbero realizzare le aspirazioni dei liberali, dirette a restituire allo Stato le funzioni fondamentali, limitandone l'interventismo, con quelle dei sostenitori dell'allargamento della protezione statale?
La motivazione principale del consenso al gesto di Berlusconi consiste proprio nell'aspettativa che l'Italia divenga una democrazia avanzata e non rimanga un paese di sudditi, come le manifestazioni dell'antipolitica hanno prepotentemente messo in luce.
Le dichiarazioni di piazza S.Babila sono state accolte come l'espressione di una rivolta del popolo moderato contro le aberrazioni del sistema partitocratico e contro le caste, nella speranza che l'unico leader non professionista della politica faccia proprie le istanze della gente comune, per un cambiamento serio, effettivo delle istituzioni, senza dimenticare le differenze esistenti tra una nazione e l'altra in Europa e fuori. Una veste costituzionale adatta ad un popolo non lo è per un altro. Gl'italiani non sono i tedeschi. La vocazione al trasformismo è una tabe antica, i particolarismi, i personalismi della classe politica sono sotto gli occhi di tutti. La distinzione e la dialettica tra governo ed opposizione, essenziali per il sistema democratico verrebbero immediatamente compromesse da una "grande coalizione", che mentre costituisce in Germania un'eccezione, in Italia si presenta come versione aggiornata del "compromesso storico", esempio certamente non edificante nella nostra storia parlamentare.

Non per nulla tra i più convinti fautori della legge eletterole alla tedesca c'è niente meno che Fausto Bertinotti...
Qualche giorno fa Daniele Bellasio, vice-direttore del "Foglio", si augurava sullo stesso quotidiano che Silvio raccontasse una bugia nel rendersi disponibile al proporzionalismo.
Che la sua sia una tattica, ce lo auguriamo anche noi, nell'interesse della gente che rappresenta, la quale siamo certi vorrebbe percorrere la strada maestra e senz'ambiguità del referendum elettorale.